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Inflazione in Italia: come proteggere il patrimonio dei risparmiatori?

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L’inflazione continua a farsi sentire e ad incombere pesantemente sull’Italia. In questo scenario, investitori e risparmiatori si chiedono come possa influenzare i loro portafogli e in che modo possano proteggere il loro patrimonio dalla volatilità del mercato

L’inflazione continua a farsi sentire e ad incombere pesantemente sul nostro Paese. L’ISTAT ha comunicato che nel mese di maggio 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dello 0,8% su base mensile e una crescita del 6,8% su base annua (dal +6% di aprile 2022). L’accelerazione dell’inflazione è dovuta ai prezzi delle diverse tipologie di prodotto, in particolare i beni energetici e i prodotti alimentari con un +3,2% (rispetto al 2,4% del mese precedente).

La bolla inflattiva che sta colpendo non solo l’Italia, ma anche l’Europa, è certamente la conseguenza dell’attuale conflitto in Ucraina che sta destabilizzando sia gli equilibri geopolitici sia l’economia mondiale. Recentemente, infatti, proprio per far fronte all’inflazione galoppante e stare al passo con le principali banche centrali, la Presidente della BCE – Christine Lagarde – ha annunciato un rialzo dei tassi di interesse pari allo 0,25% per il prossimo luglio e dello 0,50% per settembre.

Inflazione in Europa: la stretta sui tassi annunciata dalla BCE

Secondo la Presidente della Banca Centrale Europea, l’aggressione ingiustificata della Russia nei confronti dell’Ucraina continua a pesare sull’economia dell’Europa e del mondo intero, interrompendo il commercio, causando difficoltà nell’approvvigionamento e nel reperimento di materiali e contribuendo all’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. Questi fattori, secondo Lagarde, continueranno a pesare anche sulla fiducia e a frenare la crescita, soprattutto nel breve termine. 

L’aumento dei prezzi dell’energia e le strozzature della catena di approvvigionamento sono destinati a esercitare un’impennata negli indici dei prezzi al consumo molto più alti di quanto previsto in precedenza dalle banche centrali delle economie avanzate. In questo scenario, investitori e risparmiatori si chiedono come l’inflazione possa influenzare i loro portafogli e in che modo possano proteggere il loro patrimonio dalla volatilità del mercato.

Inflazione e liquidità: come proteggere il patrimonio dei risparmiatori?

Innanzitutto, bisogna partire dal presupposto che uno dei nemici più temibili dell’inflazione è la liquidità: lasciando il denaro sui conti correnti, infatti, l’inflazione potrebbe portare ad una perdita stimata del -18% nei prossimi 10 anni, facendo arrivare il valore reale della liquidità degli italiani a 1.491,6 miliardi di euro. Investendo il denaro, invece, il capitale raggiungerebbe un importo dal valore reale di 2.878,8 miliardi, con un guadagno del +93% rispetto al patrimonio eroso dall’inflazione.

Secondo gli esperti, per chi ha bisogno di conservare una minima somma in contanti, la miglior mossa da fare oggi è scegliere un conto deposito con il miglior tasso possibile, facendo però attenzione ai conti deposito a termine fisso che bloccano il denaro per lunghi periodi di tempo (soprattutto in vista del rialzo dei tassi).

Diversificazione del portafoglio: la strategia vincente per contrastare l’inflazione

Un’ulteriore soluzione affinché il proprio investimento non si svaluti è quello di effettuare una rotazione di portafoglio, vale a dire diversificare. La diversificazione consiste nell’investire in più prodotti diversi tra loro (depositi, titoli di Stato, azioni e obbligazioni delle imprese, materie prime, immobili, ecc.).

La diversificazione è utile anche a contrastare gli effetti negativi di aumenti non previsti dell’inflazione; quando questa aumenta, di solito, aumentano anche i tassi di interesse e i rendimenti delle attività finanziarie. È importante, quindi, investire una parte dei propri risparmi in strumenti con scadenza a breve termine o a tasso variabile (ad esempio, conti correnti e depositi a breve termine, BOT o altre obbligazioni a tasso variabile) e, soprattutto, in titoli di Stato indicizzati all’inflazione.

Avere una parte dei risparmi investita in strumenti a breve scadenza consente di reinvestirei fondi scaduti o che scadranno a breve a tassi che intanto sono aumentati con l’inflazione. Nel caso dei titoli a tasso variabile o indicizzati all’inflazione, l’aumento del rendimento è automatico non appena tassi e inflazione iniziano a crescere.

Inflazione e rendimenti reali per accrescere il potere d’acquisto del capitale dei risparmiatori

Un altro suggerimento per proteggere i propri risparmi dall’inflazione è stare attenti ai cosiddetti rendimenti reali, ovvero i rendimenti “veri” che permettono all’investitore di far crescere nel tempo il potere di acquisto dei suoi risparmi. Normalmente si parla di rendimenti (ad esempio, il tasso di interesse di un conto corrente o il rendimento di un titolo di Stato) ci si riferisce a rendimenti nominali, cioè al tasso di crescita del capitale investito. Per conoscere il tasso di crescita del potere d’acquisto del nostro capitale va sottratto il tasso atteso d’inflazione ai rendimenti nominali.

Soprattutto negli ultimi anni, per avere rendimenti reali attesi positivi è necessario investire in strumenti relativamente rischiosi, dai rendimenti più alti, tali da compensare l’inflazione. Tuttavia, un modo per evitare alti rischi e raggiungere gli obiettivi di vita, valorizzando i propri risparmi nel tempo, è sfruttare gli strumenti del private banking.

In questo ambito è compito di consulenti finanziari e private banker far comprendere ai clienti da un lato quanto sia dannosa la scelta di lasciare la propria ricchezza ferma in liquidità e senza rendimenti; dall’altro assicurare nel medio e lungo periodo una rivalutazione del loro capitale superiore all’inflazione, proteggendolo dall’azione erosiva del caroprezzi.

23/06/2022 | Categorie: Consulenza Finanziaria , Economia e Dintorni , Finanza personale , Investimenti Firma: Giulia Panebianco