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Mercati azionari, quanto tempo può durare il trend rialzista

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La fase rialzista dei mercati dura da otto anni e dai minimi l’S&P 500 è quasi quadruplicato. E ora?

 

Quello che hanno vissuto i mercati negli ultimi anni è stato un periodo davvero eccezionale per gli investitori azionari. Ma quali sono le attese per il futuro?. Ecco il punto di vista Jeff Knight, responsabile globale soluzioni d’investimento di Columbia Threadneedle Investments

 

Quanto può durare ancora il mercato rialzista?

Abbiamo studiato la storia del mercato azionario statunitense misurato in base all’indice S&P 500, esaminando le fasi intercorse tra due correzioni del 20%. Abbiamo scoperto che generalmente queste fasi durano pressappoco tre anni e che in tali periodi il mercato tende all’incirca a raddoppiare.

L’attuale fase rialzista dura da ormai otto anni, e dai minimi più bassi raggiunti durante la crisi finanziaria, l’S&P 500 è quasi quadruplicato. Vale la pena notare che si tratta di uno sviluppo altamente inconsueto dal punto di vista storico, e anche solo in un’ottica cronologica è importante pensare a strategie tese alla diversificazione e alla stabilità del portafoglio.

 

Che cosa rivelano gli eventi politici sui mercati?

Osservando l’evoluzione del mercato azionario statunitense nell’ultimo anno si rileva immediatamente un andamento “a scale”: dopo una fase piatta, si ha un balzo, poi un’altra fase piatta e ancora un altro balzo. I salti avvengono in diretta corrispondenza con eventi politici, che si tratti della Brexit, delle elezioni presidenziali statunitensi o di quelle francesi.

La tentazione è quella di spiegarli in base agli esiti politici: “Trump è positivo per i listini, ecco perché il mercato è salito così tanto dopo le elezioni”. A mio avviso è invece più accurato ritenere che gli eventi politici rivelino un trend in atto piuttosto che causarlo. Gli investitori che altrimenti investirebbero o si assumerebbero dei rischi rimangono in attesa, per assicurarsi che tali eventi non si trasformino in un inatteso catalizzatore negativo. Una volta trascorsi questi momenti di incertezza politica il mercato effettua un balzo.

 

Che significato dovrebbero attribuire gli investitori agli attuali livelli di volatilità storicamente bassi?

Da qualsiasi prospettiva la si consideri, la volatilità dei mercati finanziari è al momento estremamente bassa. Si tratta di un fenomeno per certi versi spiegabilissimo. Le notizie economiche non sono particolarmente variabili, e ciò si traduce in quotazioni dei mercati finanziari ancora meno variabili. Si tratta tuttavia di una situazione in parte sconcertante, sintomo forse di una certa compiacenza nel settore degli investimenti, che vengono effettuati in modo indiscriminato, irreggimentato, indicizzato.

Detta compiacenza si traduce in un rialzo generalizzato degli attivi e in un grado di stabilizzazione dei mercati alquanto inedito. Gli investitori devono fare attenzione: è facile essere frustrati dalle performance, soprattutto in periodi di volatilità ridotta.

Quando la volatilità è bassa, anche le idee d’investimento valide sembrano essere poco premiate. In un contesto di questo tipo, la tentazione può essere quindi quella di ridurre aggressivamente le posizioni, cosa che a mio avviso sarebbe un errore. Non abbandonate le vostre strategie. Non modificate la vostra normale allocazione strategica e non cambiate la metodologia impiegata per decidere l’entità delle allocazioni in ciascuna classe di attivi. Non tentate di aumentare a tutti i costi il livello di rischio del portafoglio solo perché ci si trova in un contesto di bassa volatilità.

 

Che cosa significa mantenere un giudizio di asset allocation neutrale?

Nel settore degli investimenti vi sono alcuni termini che si tende a utilizzare spesso e che, ripetuti pigramente, tendono a perdere significato. “Neutrale” rientra probabilmente in questa categoria. Il suo uso può nascondere scarsa fiducia o incertezza.

Noi cerchiamo di utilizzarlo solo con un’accezione molto precisa. Nel costruire i nostri portafogli operiamo in una prospettiva più a lungo termine. Ci aspettiamo che ogni componente del portafoglio fornisca un contributo in termini di performance e di rischio nonché in relazione agli altri asset.Nell’attuale contesto di mercato definire una strategia di base richiede molto impegno.

Quando uso il termine “neutrale” intendo esprimere fiducia nel nostro lavoro e reiterare la nostra convinzione che le allocazioni strategiche di lungo periodo restano appropriate. Quando affermiamo di avere un atteggiamento neutrale è perché non vediamo alcun motivo per discostarci provvisoriamente dal nostro orientamento a lungo termine.

 

Quali sono, a suo avviso, le prospettive per il resto del 2017?

Nella prima metà dell’anno abbiamo continuato a ripeterci “Non agitiamoci, non agitiamoci”. Da qualche tempo i mercati anticipano una svolta al rialzo sia sul fronte della crescita economica mondiale che su quello dell’inflazione. Un tale scenario tende a essere molto favorevole per le azioni, ma non per le obbligazioni, come si è visto nella prima metà dell’anno.

Guardando al futuro, non crediamo più che sia il caso di “non agitarsi”. Parte della performance di quest’anno sembrerebbe ascrivibile alle attese di un significativo mutamento delle politiche economiche e fiscali, che tuttavia non si è verificato. Nella prossima metà dell’anno vedremo se le previsioni troveranno conferma, giustificando le attuali quotazioni del mercato, o se il mutamento sarà meno pronunciato del previsto. In quest’ultimo caso, il secondo semestre potrebbe sottoperformare il primo.

 

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11/09/2017 | Categorie: Portafoglio Firma: Redazione