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Visione artificiale, elemento centrale dell’industria 4.0

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I numeri del mercato della visione artificiale. La ricetta degli esperti per far crescere l’impresa italiana

Il 2017 è l’anno dell’inversione di tendenza per la visione artificiale in Italia. Da sempre grandi esportatori, i produttori italiani di macchinari della machine vision vedono nel 2017 finalmente aumentare il fatturato prodotto in Italia.

Secondo le stime di Opto Engineering il mercato della componentistica di visione artificiale in Italia nel 2017 supererà i 300 milioni di euro, di questi solo il 22% sarà prodotto in Italia. Una stima in crescita rispetto al 2016 dove il volume d’affari consolidato è arrivato a 270 milioni e di questi solo 52 milioni di Euro, pari al 19%, prodotti in Italia.

La visione artificiale è un elemento determinante della tecnologia 4.0 perché attraverso di essa anche le macchine acquisiscono la capacità di vedere e diventano indispensabili nei processi di controllo qualità, nella ricerca e misurazione contactless degli oggetti.

Eppure nell’industria italiana l’adozione di queste tecnologie è ancora limitata e, nonostante i segnali positivi di questi primi mesi 2017, il mercato domestico resta ancora molto poco dinamico: cosa ostacola l’adozione di nuove tecnologie da parte dell’industria italiana? Per promuovere il rinnovamento tecnologico in Italia bastano gli incentivi, industria 4.0?

E dunque la domanda “Hai Tech? Come innova e cresce l’impresa e l’Industria in Italia?” che è anche il titolo della tavola rotonda promossa da Opto Engineering che ha riunito tecnici e addetti ai lavori per tracciare le sfide della tecnologia nel futuro dell’industria 4.0. insieme aStefano Franchi, Direttore generale di Federmeccanica, Luca Beltrametti dell’Università di Genova, Alessandro Dragonetti, co-managing partner di Bernoni Grant Thornton.

 

Ecco la ricetta degli esperti per far crescere l’impresa italiana.

“Industria 4.0 non vuole solo dire comprare nuovi macchinari e nuove tecnologie” ha chiarito Luca Beltrametti, direttore del dipartimento di Economia e ordinario di Microeconomia e politica economica dell’Università di Genova – ma modificare modelli produttivi e organizzativi, deve cambiare la cultura industriale. Dal nostro osservatorio risulta fondamentale la formazione a tutti i livelli. È importante proseguire sulla strada degli incentivi fiscali per l’acquisto di tecnologie, ma servono anche soluzioni fiscali che incentivino lo sviluppo di aggregazioni e per la crescita delle aziende”.

“Anche fare sistema è una forma di innovazione – ha  aggiunto Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica – “Le piccole imprese italiane hanno una formidabile opportunità di crescere facendo rete. Ma serve formazione. La politica industriale deve sviluppare un ecosistema che favorisca l’innovazione e rivalutare la figura dell’imprenditore e questo può avvenire intervenendo sulla formazione. L’investimento sulle persone è uno dei fattori strategici della competizione globale”.

“Per poter crescere sfruttando l’innovazione è necessario considerare almeno i seguenti tre aspetti – ha affermato Alessandro Dragonetti, co-managing partner di Bernoni Grant Thornton   – Il primo è quello delle procedure: senza l’adozione di protocolli precisi, scientifici e definiti non si può pensare di poter far crescere un’azienda sul mercato. Il secondo è quello della cultura manageriale e della formazione: l’Italia soffre ancora di una scarsa cultura di gestione dell’impresa, soprattutto in relazione al passaggio, spesso traumatico, dalla prima alle successive generazioni, con queste ultime che hanno spesso non completa preparazione in tema di management. Risulta altresì necessario operare un significativo sforzo in tema di formazione delle risorse umane chiamate ad operare sulle nuove tecnologie e sui relativi processi. Infine un aspetto fondamentale è quello normativo: una legislazione frammentaria e incostante non agevola i percorsi di crescita delle imprese. Questi sono i tre aspetti da migliorare a livello strutturale e di sistema”.

“Siamo condannati a crescere ed eccellere in quello che facciamo. La nostra è la prima realtà in Italia ad applicare l’intelligenza artificiale alla machine vision. Un risultato possibile perché puntiamo a fare sempre meglio, facciamo sistema con altre aziende e sappiamo che l’innovazione è fatta dalle persone prima ancora che dalle tecnologie. L’impresa in Italia deve crescere: fermarsi, prima o poi vuol dire scomparire, oppure vendere ad un colosso straniero, disperdendo tutte le eccellenze e i talenti tipicamente italiani”, – ha concluso Claudio Sedazzari, fondatore e presidente di Opto Engineering.

 

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07/10/2017 | Categorie: Economia e Dintorni , Imprese Firma: Redazione