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Energia e sovranità: perché l'Europa resta vulnerabile

Dallo Stretto di Hormuz ai data center dell'intelligenza artificiale, il futuro dell'economia dipende sempre più dall'accesso all'energia



Negli ultimi anni l'energia è tornata al centro del dibattito geopolitico globale. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, le difficoltà nelle catene di approvvigionamento e la crescente competizione tra grandi potenze hanno reso evidente una realtà spesso sottovalutata: senza energia non esiste crescita economica, innovazione tecnologica o competitività industriale.


La crisi dello Stretto di Hormuz ha rappresentato l'ennesimo campanello d'allarme. Anche se l'Europa è stata colpita meno di altre aree del mondo, le tensioni hanno dimostrato quanto il sistema energetico globale rimanga vulnerabile e quanto la sicurezza degli approvvigionamenti continui a rappresentare una priorità strategica.


Secondo Maurizio Mazziero, autore di Geopolitica delle Terre Rare e tra i contributori de La Geopolitica del Denaro, il vero tema non riguarda più soltanto il prezzo dell'energia. Riguarda la capacità dei singoli Paesi di garantirsi forniture stabili, sicure e sostenibili in un contesto internazionale sempre più frammentato.


La sovranità energetica sarà una delle grandi sfide del prossimo decennio

Per lungo tempo la globalizzazione ha consentito ai Paesi industrializzati di approvvigionarsi di energia dove era più conveniente. Oggi questo modello mostra tutti i suoi limiti.


Le crisi geopolitiche si susseguono con maggiore frequenza e ogni tensione internazionale rischia di trasformarsi rapidamente in una crisi energetica. Per questo motivo cresce l'attenzione verso il concetto di sovranità energetica, cioè la capacità di produrre internamente almeno una parte significativa dell'energia necessaria al funzionamento dell'economia.

Non significa necessariamente raggiungere l'autosufficienza completa, obiettivo spesso irrealistico, ma ridurre la dipendenza da singoli fornitori e da rotte commerciali particolarmente esposte a rischi geopolitici.


In questo scenario l'energia torna a essere una questione strategica prima ancora che economica. Chi dispone di energia abbondante e a costi competitivi potrà attrarre investimenti, sostenere la crescita industriale e affrontare con maggiore resilienza le crisi future.

È una sfida che riguarda tutte le grandi economie, dall'Europa agli Stati Uniti, fino alla Cina.


Il ritorno del nucleare passa anche dall'intelligenza artificiale

Uno degli aspetti più interessanti emersi negli ultimi anni riguarda il rinnovato interesse verso l'energia nucleare.

Per molto tempo il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sulle energie rinnovabili. Oggi però l'esplosione dei data center, dell'intelligenza artificiale e dei servizi digitali sta facendo emergere una domanda energetica molto superiore alle previsioni.


L'intelligenza artificiale richiede infatti enormi quantità di energia elettrica e, aspetto spesso trascurato, grandi quantità di acqua per il raffreddamento delle infrastrutture informatiche. Secondo alcune stime, entro il 2030 il fabbisogno idrico dei data center potrebbe raggiungere livelli paragonabili al consumo annuale di oltre un miliardo di persone.


Di fronte a questa crescita della domanda energetica, il nucleare torna a essere considerato una possibile soluzione, soprattutto attraverso tecnologie più flessibili e modulari rispetto alle centrali tradizionali.

La Cina sta investendo massicciamente in questo settore, mentre gli Stati Uniti mantengono ancora la leadership mondiale nella produzione di energia nucleare. L'Europa, invece, continua a procedere a velocità diverse a seconda dei singoli Paesi.


L'Europa ha cambiato fornitore, ma non ha risolto il problema

La guerra in Ucraina ha costretto l'Europa a ridurre drasticamente la propria dipendenza dal gas russo. Da questo punto di vista il risultato è stato raggiunto in tempi relativamente brevi.

Tuttavia il problema energetico non è stato eliminato. È stato semplicemente redistribuito.

Oggi una quota molto rilevante del gas europeo arriva sotto forma di GNL dagli Stati Uniti, mentre altri fornitori chiave restano Algeria, Qatar e Azerbaigian. Questo significa che la dipendenza dall'estero continua a essere molto elevata e che il continente resta esposto alle tensioni geopolitiche che coinvolgono queste aree.


Esiste poi un ulteriore elemento di vulnerabilità. Il gas trasportato via nave non segue percorsi rigidi come quello che viaggia attraverso i gasdotti. Le metaniere possono cambiare destinazione in funzione del prezzo offerto dai diversi mercati, creando una competizione globale che rende il sistema più flessibile ma anche più volatile.

In altre parole, l'Europa ha aumentato la propria diversificazione energetica, ma non ha ancora raggiunto una vera autonomia.


Perché l'energia costa di più in Italia

Uno degli interrogativi più frequenti riguarda il motivo per cui l'energia in Italia continui a costare più che in altri Paesi europei.

La risposta è legata a diversi fattori. Da un lato il nostro Paese dipende ancora fortemente dal gas naturale per la produzione di energia elettrica. Dall'altro il mercato elettrico utilizza un sistema di formazione dei prezzi basato sul cosiddetto prezzo marginale.


In pratica, il costo dell'ultima centrale necessaria per soddisfare la domanda determina il prezzo riconosciuto a tutta l'energia immessa in rete. Quando aumenta la domanda o quando entrano in funzione impianti più costosi, il prezzo tende quindi a salire per tutti.

L'espansione dei data center e delle nuove infrastrutture digitali rischia di accentuare ulteriormente questa dinamica, aumentando la pressione sulla domanda energetica e contribuendo a mantenere elevati i costi per imprese e famiglie.


Per questo motivo il dibattito energetico non riguarda soltanto ambiente e sicurezza. Riguarda direttamente la competitività dell'economia italiana e la capacità del Paese di attrarre investimenti nei settori più innovativi.

Ed è proprio per questo che la questione energetica continua a essere uno dei temi più strategici per il futuro dell'Europa.



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