
La società della rendita: perchè in Italia eredità e patrimonio contano più del lavoro
Tra salari stagnanti, mobilità sociale in calo e ricambio generazionale, il patrimonio familiare pesa sempre più sulle opportunità delle nuove generazioni.
Negli ultimi decenni l'Italia ha costruito la propria crescita su lavoro, risparmio e capacità delle famiglie di migliorare progressivamente il proprio benessere. Oggi, però, questo modello sembra mostrare segnali di affaticamento.
Salari reali in diminuzione, difficoltà nell'acquisto della prima casa, carriere sempre più discontinue e una pressione fiscale concentrata sul ceto medio stanno modificando profondamente il modo in cui le famiglie costruiscono il proprio futuro economico.
Secondo Giovanni Candigliota, responsabile dell'Area Economica di Eurispes, il rischio è che il Paese stia progressivamente passando da una società fondata sul merito a una società nella quale il patrimonio ereditato diventa sempre più determinante.
Dalle generazioni delle opportunità a quelle dell'incertezza
Nel Rapporto Italia 2026 Eurispes descrive efficacemente il passaggio da una società delle opportunità a una società dell'incertezza.
Le generazioni nate nel secondo dopoguerra hanno potuto beneficiare di occupazione stabile, salari in crescita, un welfare più solido e un contesto economico favorevole che ha consentito loro di costruire patrimonio, acquistare una casa e accumulare risparmio.
Le nuove generazioni affrontano invece uno scenario completamente diverso.
Lavori più precari, stipendi stagnanti, maggiore difficoltà ad accedere al credito e un mercato immobiliare sempre più costoso rendono molto più complesso costruire un patrimonio partendo esclusivamente dal proprio reddito.
È questo cambiamento che rischia di compromettere uno dei principi fondamentali della mobilità sociale: la possibilità di migliorare la propria condizione economica attraverso studio, lavoro e competenze.
Il ceto medio si impoverisce, ma continua a sostenere il sistema fiscale
Uno degli aspetti evidenziati dal Rapporto Italia riguarda proprio la situazione del ceto medio.
Secondo i dati richiamati da Candigliota, dal 2021 il potere d'acquisto dei salari italiani si è ridotto di circa il 7,5%, mentre la pressione fiscale continua a gravare soprattutto su una parte limitata della popolazione.
Oggi circa due terzi del gettito IRPEF sono sostenuti da poco più di 11 milioni di contribuenti.
Questo significa che una fascia della popolazione vede ridursi progressivamente il proprio potere d'acquisto pur continuando a rappresentare il principale sostegno del sistema fiscale italiano.
Una dinamica che alimenta ulteriormente la difficoltà di accumulare nuovo risparmio e investire nel proprio futuro.
L'eredità pesa sempre di più sulla ricchezza delle famiglie
In questo contesto il patrimonio familiare assume un ruolo sempre più centrale.
Quando il reddito fatica a crescere e costruire ricchezza attraverso il lavoro diventa più difficile, chi dispone già di un patrimonio parte inevitabilmente da una posizione di vantaggio.
L'eredità non rappresenta soltanto un trasferimento di beni, ma può influenzare l'accesso alla casa, agli studi universitari, alla possibilità di avviare un'impresa o semplicemente affrontare con maggiore serenità le scelte della vita.
Il rischio, sottolinea Candigliota, è quello di una progressiva affermazione di una "società della rendita", nella quale la ricchezza tende a generare altra ricchezza, mentre chi parte senza patrimonio incontra ostacoli sempre maggiori nel migliorare la propria condizione economica.
Il vero tema è preservare la mobilità sociale
La questione va oltre il semplice confronto tra giovani e anziani.
Ciò che è realmente in gioco è la capacità del sistema economico di continuare a premiare merito, competenze e impegno personale.
Se il patrimonio ereditato diventa il principale fattore di successo economico, si indebolisce uno dei pilastri su cui si fonda ogni economia dinamica: la convinzione che ciascuno possa costruire il proprio futuro attraverso il lavoro e la crescita professionale.
Per questo motivo il dibattito sulla demografia, sulla produttività, sui salari e sulla mobilità sociale non riguarda soltanto l'economia, ma il modello stesso di società che l'Italia intende costruire nei prossimi decenni.
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