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Geopolitica, volatilità e AI: perché il consulente finanziario è sempre più strategico

In uno scenario dominato da incertezza e mercati sempre più complessi, occorre costruire portafogli realmente diversificati.



L'economia globale è entrata in una fase completamente diversa rispetto a quella vissuta negli ultimi decenni. Guerre, tensioni geopolitiche, debito pubblico ai massimi storici, inflazione persistente e nuove politiche monetarie stanno modificando profondamente il comportamento dei mercati finanziari.


In questo contesto il ruolo del consulente finanziario assume un'importanza ancora maggiore. Non basta più costruire un portafoglio efficiente: serve interpretare scenari sempre più complessi, accompagnare gli investitori nelle fasi di volatilità e offrire una consulenza patrimoniale sempre più ampia.


Secondo Andrea Baron di MFS Investment Management, la parola chiave dei prossimi anni sarà una sola: selettività.


I mercati sono resilienti, ma l'incertezza non è finita

Negli ultimi mesi i mercati hanno dimostrato una sorprendente capacità di recupero anche dopo eventi potenzialmente destabilizzanti, come la crisi nello Stretto di Hormuz o le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Questa resilienza, però, non deve essere confusa con la scomparsa dei rischi.


Le incertezze rimangono numerose: il percorso futuro dell'inflazione, la sostenibilità del debito pubblico, le decisioni delle banche centrali e la crescente frammentazione geopolitica continuano a rappresentare elementi di forte instabilità.

Per questo motivo gli investitori non possono limitarsi a osservare gli indici di Borsa. Dietro performance apparentemente positive si nasconde infatti una forte dispersione tra settori, aziende e aree geografiche.


Dalla gestione passiva allo stock picking

Uno degli aspetti più interessanti dello scenario attuale riguarda proprio la crescente importanza della gestione attiva.

Negli ultimi anni la leadership dei mercati si è concentrata su un numero ristretto di grandi società tecnologiche americane. Questa concentrazione ha premiato gli investitori, ma ha anche aumentato il rischio di costruire portafogli eccessivamente dipendenti da pochi titoli e da un'unica narrativa di mercato.


Secondo Baron, diventa quindi fondamentale tornare allo stock picking, selezionando aziende con fondamentali solidi anche quando il mercato tende a sottovalutarle.

Un approccio contrarian, capace di individuare valore dove il consenso vede soltanto incertezza, può rappresentare una fonte di rendimento meno correlata ai grandi indici e più resiliente nel lungo periodo.


Anche le obbligazioni richiedono una nuova visione

Cambiano anche gli investimenti obbligazionari.

Se in passato il concetto di "risk free" coincideva quasi automaticamente con i titoli di Stato, oggi il contesto è molto più articolato. Debito pubblico elevato, dinamiche fiscali e politiche monetarie differenti impongono una diversificazione molto più ampia.


Accanto ai titoli sovrani trovano spazio il credito globale, le obbligazioni investment grade internazionali e, in modo selettivo, anche il debito dei mercati emergenti, che in molti casi presenta oggi fondamentali più solidi rispetto al passato.

L'obiettivo non è inseguire il rendimento più elevato, ma costruire portafogli capaci di offrire reddito, stabilità e fonti di performance realmente diversificate.


Il consulente del futuro sarà un wealth advisor

L'evoluzione non riguarda soltanto i mercati, ma anche la professione del consulente finanziario.

Secondo Baron, il modello italiano sta seguendo il percorso già visto negli Stati Uniti: il consulente diventa sempre meno un semplice selezionatore di prodotti e sempre più un coordinatore di competenze.


Pianificazione patrimoniale, passaggio generazionale, longevità, protezione assicurativa, fiscalità e gestione del patrimonio familiare stanno entrando stabilmente nella consulenza evoluta.


Anche le società di gestione del risparmio sono chiamate a supportare questa trasformazione, offrendo strumenti, contenuti e formazione che aiutino i professionisti ad affrontare esigenze sempre più complesse.


In un mondo dominato dall'intelligenza artificiale e dall'accesso immediato alle informazioni, il vero vantaggio competitivo non sarà possedere più dati degli altri, ma saperli interpretare e trasformare in decisioni coerenti con gli obiettivi di vita delle persone.

È proprio questa capacità di creare valore, ben oltre il semplice rendimento finanziario, che renderà il consulente una figura sempre più centrale negli anni a venire.



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