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Consulenza finanziaria e regole europee: come cambierà il rapporto tra investitori, intermediari e mercato

Tra nuove regole sugli incentivi, tutela degli investitori e cambiamento generazionale, il settore si prepara a una profonda evoluzione



Negli ultimi anni l'Unione Europea ha dedicato un'attenzione crescente al mondo della consulenza finanziaria e dei servizi di investimento. L'obiettivo è chiaro: creare un mercato dei capitali più integrato, favorire gli investimenti transfrontalieri e garantire livelli sempre più elevati di tutela per i risparmiatori europei.


Tuttavia, quando si passa dalla teoria alla pratica, emerge una realtà più complessa. I diversi Paesi europei presentano tradizioni, modelli distributivi e culture finanziarie profondamente differenti. L'Italia, ad esempio, ha sviluppato nel tempo un sistema fortemente basato sulla figura del consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede, una peculiarità che non trova equivalenti perfettamente sovrapponibili in altri mercati europei.


Secondo Nunzia Melaccio, avvocato specializzata in regolamentazione finanziaria europea, il futuro andrà certamente nella direzione di una maggiore convergenza, ma difficilmente assisteremo a una completa uniformazione nel breve periodo.


Il grande dibattito europeo sugli inducement

Uno dei temi più discussi degli ultimi anni riguarda gli inducement, ovvero gli incentivi economici che gli intermediari ricevono dalle società prodotto per la distribuzione di strumenti finanziari.


La questione è particolarmente delicata perché tocca direttamente il rapporto tra consulente e cliente. Da una parte esistono Paesi, soprattutto nel Nord Europa, che ritengono opportuno vietare completamente questi incentivi per eliminare qualsiasi potenziale conflitto di interesse. Dall'altra vi sono realtà come l'Italia che considerano gli inducement uno strumento ancora importante per sostenere determinati modelli distributivi e garantire l'accesso ai servizi di consulenza a una platea ampia di investitori.


Negli ultimi anni il confronto tra queste due visioni è stato particolarmente acceso. Alla fine sembra essersi affermata una soluzione intermedia: non un divieto totale, ma un rafforzamento delle condizioni e dei controlli necessari affinché gli incentivi possano continuare a esistere nel pieno interesse del cliente.

Si tratta di un equilibrio complesso che continuerà probabilmente a caratterizzare il dibattito normativo europeo nei prossimi anni.


La consulenza è diventata un vero servizio a valore aggiunto

Uno dei cambiamenti più significativi avvenuti negli ultimi vent'anni riguarda la percezione stessa della consulenza finanziaria.


Se in passato molti investitori faticavano a riconoscere il valore di un servizio professionale e indipendente, oggi il contesto appare molto diverso. La crescente complessità dei mercati, l'aumento delle informazioni disponibili e la necessità di costruire strategie patrimoniali sempre più articolate hanno contribuito a rafforzare il ruolo del consulente.


Secondo Ciardiello, il settore ha compiuto un importante percorso di maturazione. Sempre più risparmiatori comprendono che la consulenza non rappresenta semplicemente un'attività di collocamento prodotti, ma un vero servizio professionale in grado di accompagnare il cliente nelle proprie decisioni finanziarie.

È una trasformazione culturale che ha richiesto tempo, ma che oggi costituisce uno degli elementi più solidi su cui costruire il futuro della professione.


ESMA avrà un ruolo sempre più centrale

Un altro elemento destinato a influenzare l'evoluzione del settore riguarda il rafforzamento del ruolo dell'ESMA, l'autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati.

Uno degli obiettivi perseguiti dalle istituzioni europee consiste infatti nell'aumentare il coordinamento tra le diverse autorità nazionali di vigilanza, riducendo le differenze interpretative che ancora oggi caratterizzano molte normative.


Chi opera a livello internazionale conosce bene questo problema. Sebbene le regole europee siano formalmente le stesse, la loro applicazione può variare sensibilmente da un Paese all'altro. Questo crea complessità operative e rende più difficile la costruzione di un mercato realmente integrato.

Una maggiore centralizzazione del coordinamento potrebbe contribuire a rendere il quadro normativo più omogeneo e prevedibile, favorendo lo sviluppo di servizi finanziari sempre più europei.


Il vero cambiamento arriverà dai nuovi investitori

Al di là delle regole, però, la trasformazione più importante potrebbe arrivare dai clienti stessi.

Le nuove generazioni si avvicinano agli investimenti con aspettative, strumenti e modalità completamente diverse rispetto a quelle del passato. Digitalizzazione, intelligenza artificiale, accesso immediato alle informazioni e maggiore familiarità con la tecnologia stanno già modificando il rapporto tra investitori e operatori finanziari.


Per questo motivo le future evoluzioni normative dovranno necessariamente tenere conto non soltanto della protezione degli investitori, ma anche delle nuove modalità con cui questi ultimi utilizzeranno i servizi finanziari.

Secondo Ciardiello, il settore si trova all'inizio di una stagione di importanti cambiamenti regolamentari sia a livello nazionale sia europeo. Tuttavia non si tratterà di una rivoluzione improvvisa.


Più probabilmente assisteremo a un processo graduale di convergenza, nel quale innovazione, tutela e armonizzazione dovranno convivere con le specificità dei singoli mercati.

Perché la vera sfida non sarà soltanto costruire regole comuni, ma creare un sistema capace di rispondere alle esigenze degli investitori europei del futuro.


Guarda l'intervista completa su FinanceTV o ascolta

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