
L'Italia può tornare a crescere? Dalle imprese al capitale umano, le sfide della competitività
Le tensioni geopolitiche, il costo dell'energia e l'evoluzione delle catene globali del valore stanno mettendo sotto pressione il sistema produttivo italiano
Le imprese italiane stanno affrontando una fase particolarmente complessa. L'aumento del costo dell'energia, l'instabilità geopolitica, il rialzo dei tassi di interesse e la riorganizzazione delle filiere produttive internazionali rappresentano fattori esterni che incidono sulla competitività delle aziende. Tuttavia, questi elementi si innestano su alcune debolezze strutturali che caratterizzano da tempo il tessuto produttivo nazionale.
Secondo Giuseppe Capuano, il principale elemento distintivo dell'economia italiana è la presenza di un duplice dualismo: quello territoriale, tra Nord e Sud, e quello dimensionale, tra poche medie e grandi imprese e una vastissima platea di micro e piccole aziende. Se negli ultimi anni il divario territoriale ha mostrato alcuni segnali di riduzione, quello dimensionale continua invece ad ampliarsi, condizionando la capacità del sistema produttivo di affrontare le trasformazioni dell'economia globale.
La dimensione aziendale influenza innovazione, produttività e salari
La dimensione d'impresa non rappresenta soltanto una questione quantitativa, ma incide direttamente sulla capacità di innovare, investire e competere sui mercati internazionali.
Le imprese di maggiori dimensioni registrano livelli di produttività più elevati e una maggiore propensione all'innovazione, mentre molte micro e piccole imprese faticano ad aumentare l'efficienza dei propri processi produttivi. Questo fenomeno produce effetti anche sul mercato del lavoro, perché la crescita dei salari può essere sostenibile soltanto se accompagnata da un incremento della produttività.
Secondo Capuano, però, crescere non significa necessariamente aumentare il numero di dipendenti o il fatturato. La crescita può essere anche qualitativa, attraverso investimenti in tecnologia, organizzazione e competenze che consentano di produrre maggior valore aggiunto mantenendo dimensioni aziendali contenute.
Le reti d'impresa possono aiutare le PMI a competere
Per le piccole imprese una delle soluzioni più efficaci consiste nello sviluppare forme di collaborazione stabile attraverso il contratto di rete.
Mettersi insieme consente infatti di condividere investimenti, competenze e progetti di innovazione senza rinunciare alla propria autonomia imprenditoriale. Secondo i dati richiamati durante l'intervista, questa modalità organizzativa coinvolge ormai oltre 50.000 imprese italiane e rappresenta uno degli strumenti più interessanti per rafforzare la competitività del tessuto produttivo nazionale.
L'export resta il motore della crescita italiana
L'Italia continua a essere una delle principali economie esportatrici d'Europa. Circa un terzo del PIL nazionale deriva dalle esportazioni, confermando la centralità del modello di crescita fondato sulla capacità di competere sui mercati internazionali.
Per mantenere questa posizione, però, non basta continuare a produrre beni di qualità. Diventa necessario rafforzare le filiere ad alto valore aggiunto, investendo nei comparti dell'energia, della farmaceutica, della meccatronica, dell'agroalimentare e dell'arredo, tutti settori nei quali il sistema produttivo italiano possiede competenze consolidate e importanti margini di sviluppo.
Secondo Capuano, gli investimenti non dovrebbero riguardare esclusivamente macchinari e beni strumentali, ma soprattutto il capitale umano, attraverso formazione, competenze STEM e maggiore diffusione dell'intelligenza artificiale nelle imprese.
Il capitale umano è il vero fattore competitivo
La trasformazione tecnologica rende sempre più evidente la distanza tra le imprese che investono nelle competenze e quelle che rimangono ancorate a modelli organizzativi tradizionali.
Le medie e grandi imprese hanno già avviato in larga misura percorsi di adozione dell'intelligenza artificiale, mentre tra le micro e piccole imprese la diffusione resta ancora molto limitata. Parallelamente, circa la metà delle aziende italiane dichiara di avere difficoltà nel reperire profili professionali adeguati, soprattutto nelle discipline tecnico-scientifiche e digitali.
Per questo motivo scuola, università e istituti tecnici superiori diventano un tassello fondamentale della competitività futura del Paese, chiamati a formare competenze coerenti con le esigenze della trasformazione tecnologica.
Reshoring, attrazione di investimenti e valorizzazione del risparmio privato
La riorganizzazione delle catene globali del valore apre nuove opportunità anche per il sistema industriale italiano. Secondo Capuano, le politiche industriali dovrebbero concentrarsi su tre direttrici principali.
La prima riguarda il reshoring, favorendo il rientro in Italia delle produzioni ad alto valore aggiunto delocalizzate negli anni della globalizzazione. La seconda consiste nell'attrarre maggiori investimenti esteri, rendendo il Paese più competitivo e attrattivo per i capitali internazionali. La terza riguarda il capitale umano, creando le condizioni affinché molti giovani italiani che maturano esperienze professionali all'estero possano rientrare e contribuire allo sviluppo delle imprese nazionali.
Accanto a queste strategie esiste anche un'altra risorsa spesso poco valorizzata: l'elevato risparmio privato delle famiglie italiane. Convogliare una parte di queste risorse verso strumenti come venture capital, private equity, minibond e quotazioni dedicate alle PMI potrebbe rafforzare la capacità di investimento del sistema produttivo e sostenere la crescita dell'innovazione.
La competitività dipenderà dalla capacità di evolvere il modello produttivo
Le difficoltà che le imprese italiane stanno affrontando non derivano esclusivamente dal contesto internazionale. Energia, geopolitica e tassi di interesse rappresentano fattori importanti, ma la vera sfida consiste nell'accrescere la qualità del sistema produttivo, investendo contemporaneamente in innovazione, capitale umano, aggregazione tra imprese e filiere strategiche.
In un'economia sempre più competitiva, la crescita non dipenderà soltanto dalla capacità di produrre di più, ma soprattutto dalla capacità di produrre meglio, valorizzando competenze, tecnologia e organizzazione come elementi centrali della competitività italiana.
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