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Trump è la causa o il sintomo del nuovo disordine mondiale?

Donald Trump non rappresenta l'origine del cambiamento geopolitico, ma la conseguenza di una trasformazione profonda degli Stati Uniti


L'elezione di Donald Trump ha segnato una delle più profonde discontinuità nella politica internazionale degli ultimi decenni. Molti osservatori si interrogano se il presidente americano sia la causa dell'attuale instabilità geopolitica oppure il prodotto di cambiamenti già in atto nella società e nell'economia statunitense.


Secondo l'ambasciatore Giampiero Massolo, la risposta è chiara: Trump è soprattutto l'effetto di un processo molto più ampio, iniziato ben prima del suo ingresso alla Casa Bianca.


La globalizzazione ha lasciato indietro una parte dell'America

Per comprendere il fenomeno Trump bisogna partire dalle trasformazioni economiche degli ultimi trent'anni.

La globalizzazione ha certamente rafforzato il ruolo internazionale degli Stati Uniti, ma ha anche lasciato ai margini una parte significativa della popolazione americana, alimentando disagio economico, perdita di fiducia e richiesta di cambiamento.


Trump ha saputo interpretare questo sentimento proponendo una visione semplice ma radicale: l'ordine internazionale costruito dopo la Guerra Fredda non serve più gli interessi degli Stati Uniti.

Da qui nasce l'idea di riportare al centro la tutela dell'interesse nazionale, utilizzando il peso economico, politico e militare americano come principale leva negoziale nei rapporti con il resto del mondo.


Dall'ordine multilaterale alla politica della forza

Per decenni gli Stati Uniti hanno svolto il ruolo di garanti dell'ordine internazionale.

Hanno assicurato la sicurezza delle principali rotte commerciali, favorito la libertà degli scambi e contribuito a definire le regole del sistema economico globale.

Oggi questa impostazione è profondamente cambiata.


L'approccio dell'amministrazione Trump privilegia una logica transazionale: ogni relazione internazionale viene valutata sulla base del vantaggio immediato per gli Stati Uniti.

Non si tratta soltanto di uno stile comunicativo più aggressivo, ma di una diversa concezione del ruolo americano nel mondo.


Anche dopo Trump molte cose non torneranno come prima

Una delle riflessioni più interessanti riguarda il futuro.

Secondo Massolo sarebbe un errore pensare che un eventuale cambio di amministrazione possa riportare automaticamente la situazione precedente.

Le ragioni che hanno favorito l'ascesa di Trump non scompariranno con la sua uscita di scena.


La richiesta di una politica estera maggiormente orientata agli interessi nazionali, la diffidenza verso alcuni meccanismi della globalizzazione e la crescente competizione tra grandi potenze rappresentano ormai elementi strutturali della politica americana.

Trump può cambiare, ma il contesto che lo ha reso possibile resterà.


L'Europa deve prepararsi a un mondo più instabile

Secondo Massolo il mondo non sta entrando in un nuovo ordine internazionale già definito.

Al contrario, stiamo vivendo una fase di transizione caratterizzata da una crescente frammentazione degli equilibri geopolitici.

Non esiste ancora una nuova architettura globale capace di sostituire quella costruita nel secondo dopoguerra.


Proprio per questo motivo l'Europa dovrà imparare a muoversi in un contesto più incerto, nel quale gli Stati Uniti saranno probabilmente meno disposti ad assumere il ruolo di garanti universali della stabilità internazionale.


Comprendere questa trasformazione significa andare oltre la figura di Trump e riconoscere che la geopolitica contemporanea è il risultato di cambiamenti economici, sociali e strategici molto più profondi.

È su questi cambiamenti che si giocheranno i nuovi equilibri del XXI secolo.


Guarda l'intervista completa su FinanceTV o ascolta

il Podcast FinanceTV Talks - Le Voci dell'Economia

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