
Mercato unico dei capitali europei: la leva strategica per crescita e risparmio
Oltre 33.000 miliardi di euro di risparmi privati convivono con un enorme fabbisogno di investimenti. Serve la capacità di metterlo al servizio dell'economia reale.
L'Europa dispone di una delle più grandi ricchezze private al mondo. Famiglie e investitori detengono un patrimonio enorme, spesso concentrato in strumenti a basso rendimento o comunque poco orientati al finanziamento dell'economia produttiva. Allo stesso tempo, imprese innovative, infrastrutture e settori strategici faticano a reperire i capitali necessari per sostenere crescita e competitività.
È questo uno dei grandi paradossi dell'economia europea: il risparmio esiste, ma non riesce a trasformarsi con sufficiente efficacia in investimenti.
Secondo Nunzia Melaccio, Financial Services & Banking Regulatory Partner di Osborne Clarke, la soluzione passa dalla costruzione di un vero mercato unico dei capitali, capace di superare le frammentazioni nazionali e rendere il capitale europeo realmente europeo.
Le regole servono, ma devono funzionare
Il dibattito sulla regolamentazione europea è spesso polarizzato. Da una parte c'è chi la considera un freno alla competitività, dall'altra chi la vede come una garanzia indispensabile per la tutela di imprese e risparmiatori.
Melaccio propone una lettura più equilibrata. Operare in un mercato regolamentato rappresenta un valore, perché crea fiducia e protegge tutti gli operatori. Tuttavia, la qualità di una regolazione non si misura dalla quantità delle norme, ma dalla loro capacità di raggiungere gli obiettivi per cui sono state introdotte.
Negli ultimi anni l'Unione Europea ha prodotto numerosi interventi per favorire l'integrazione dei mercati finanziari, ma i risultati sono stati inferiori alle aspettative. Regole troppo complesse, margini di discrezionalità lasciati ai singoli Stati membri e un'eccessiva frammentazione hanno limitato la capacità di convogliare il risparmio verso gli investimenti produttivi.
Un patrimonio enorme che non incontra i bisogni delle imprese
Il problema emerge chiaramente osservando alcuni numeri.
Solo in Italia sono presenti oltre 33.000 miliardi di euro detenuti in depositi o investimenti a basso rendimento. Parallelamente, il rapporto sulla competitività europea coordinato da Mario Draghi ha evidenziato un fabbisogno di investimenti privati superiore a 800 miliardi di euro.
Questi due dati raccontano una contraddizione evidente.
Da un lato esiste una straordinaria capacità di risparmio. Dall'altro le imprese europee, soprattutto quelle impegnate nei settori strategici, continuano ad avere difficoltà nel reperire le risorse necessarie per crescere, innovare e competere su scala globale.
Il punto, quindi, non è creare nuovo capitale, ma costruire un sistema capace di indirizzare quello già esistente verso l'economia reale.
Un mercato europeo, non ventisette mercati nazionali
Per raggiungere questo obiettivo, secondo Melaccio, è necessario cambiare prospettiva.
Oggi il capitale continua a muoversi prevalentemente all'interno dei confini nazionali. L'ambizione europea dovrebbe invece essere quella di creare un mercato realmente integrato, nel quale il risparmio possa circolare con la stessa facilità tra Italia, Francia, Germania o qualsiasi altro Stato membro.
Per riuscirci non basta armonizzare le norme. Occorre ridurre le differenze operative tra i diversi ordinamenti, semplificare le procedure e consentire agli intermediari finanziari di operare in tutta Europa attraverso regole realmente omogenee.
Solo così il capitale potrà seguire le opportunità di investimento senza essere rallentato dalle barriere amministrative.
Più opportunità anche per i risparmiatori
Un mercato dei capitali più integrato non rappresenterebbe un vantaggio soltanto per le imprese.
Anche i risparmiatori potrebbero beneficiare di una maggiore disponibilità di strumenti d'investimento, costruiti nel rispetto del loro profilo di rischio e accompagnati da un quadro normativo più semplice e trasparente.
Tra le ipotesi oggi allo studio vi sono i cosiddetti Saving and Investment Accounts, strumenti standardizzati che potrebbero incentivare il trasferimento del risparmio privato verso investimenti produttivi attraverso meccanismi semplici e, in alcuni casi, anche agevolazioni fiscali.
L'obiettivo non è spingere i cittadini ad assumere rischi maggiori, ma offrire percorsi di investimento più efficienti e coerenti con le esigenze di crescita dell'economia europea.
La competitività europea passa anche dalla finanza
Negli ultimi anni il dibattito sulla competitività dell'Europa si è concentrato soprattutto su energia, innovazione e politica industriale.
Eppure esiste un altro fattore decisivo: la capacità di trasformare il grande patrimonio finanziario dei cittadini in investimenti per il futuro.
Se l'Europa riuscirà a costruire un vero mercato unico dei capitali, il risparmio potrà diventare una delle principali leve della crescita economica. In caso contrario continuerà a convivere con un paradosso sempre più difficile da sostenere: abbondanza di capitale da una parte e carenza di investimenti dall'altra.
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