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La nuova geopolitica dell'energia non si gioca più nei giacimenti, ma nelle infrastrutture

Per decenni la sicurezza energetica è stata associata alla disponibilità di petrolio e gas. Oggi il problema è riuscire a trasportarli.



Per molto tempo la geopolitica dell'energia è stata interpretata attraverso una domanda relativamente semplice: chi controlla le risorse naturali? Le grandi crisi petrolifere degli anni Settanta alimentarono la convinzione che il principale rischio per le economie occidentali fosse l'esaurimento delle riserve di petrolio e gas o la loro concentrazione nelle mani di pochi produttori. Da questa prospettiva derivavano le strategie di diversificazione degli approvvigionamenti, le politiche di esplorazione e la ricerca continua di nuovi giacimenti.


Oggi quello scenario appare profondamente cambiato. Le risorse energetiche continuano a rappresentare un elemento fondamentale degli equilibri internazionali, ma la vulnerabilità dei mercati non nasce più principalmente dalla scarsità fisica degli idrocarburi. Come osserva Massimo Nicolazzi, il vero tema è diventato la sicurezza delle infrastrutture che permettono a quelle risorse di raggiungere i mercati.


La scarsità non riguarda più il petrolio

Negli ultimi decenni l'evoluzione tecnologica ha modificato profondamente il mercato energetico. Lo sviluppo dello shale oil e dello shale gas negli Stati Uniti, la scoperta di nuovi giacimenti e il miglioramento delle tecniche estrattive hanno ridimensionato l'idea che il mondo fosse destinato a esaurire rapidamente le proprie riserve di petrolio e gas.


Questo non significa che l'energia sia diventata meno strategica. Significa piuttosto che il problema si è spostato. Un giacimento può contenere enormi quantità di petrolio, ma se quel petrolio non riesce a raggiungere le raffinerie o i mercati internazionali il suo valore economico diventa, almeno temporaneamente, irrilevante. La disponibilità della risorsa e la possibilità di utilizzarla non coincidono più necessariamente.


È questo il motivo per cui stretti marittimi, oleodotti, terminali di esportazione e impianti di liquefazione assumono oggi un'importanza almeno pari a quella dei giacimenti.


Gli stretti sono diventati le nuove leve della geopolitica

Il caso dello Stretto di Hormuz rappresenta in modo efficace questa trasformazione.

In passato il controllo di un'infrastruttura strategica richiedeva una superiorità militare convenzionale difficilmente raggiungibile. Oggi, osserva Nicolazzi, la situazione è profondamente diversa.


Per interrompere il traffico commerciale in uno dei principali snodi energetici del pianeta non è necessariamente necessario disporre di una grande marina militare. Droni, mine navali o piccole imbarcazioni possono essere sufficienti a rendere estremamente rischiosa la navigazione e a mettere sotto pressione l'intero sistema energetico mondiale.


La conseguenza è che anche attori con capacità militari limitate possono esercitare un'influenza economica molto superiore alla propria dimensione geopolitica. La vulnerabilità delle infrastrutture diventa così un moltiplicatore di potere.


Il mercato resta globale, anche quando l'energia è prodotta in casa

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda il funzionamento dei mercati.

Si tende a pensare che un Paese energeticamente autosufficiente sia automaticamente protetto dalle crisi internazionali. In realtà il petrolio continua a essere scambiato all'interno di un mercato globale nel quale i prezzi tendono a muoversi in modo coordinato.


Anche gli Stati Uniti, pur disponendo di una produzione interna sufficiente a coprire gran parte del proprio fabbisogno, non sono isolati dalle tensioni internazionali. Se il prezzo mondiale del greggio aumenta, aumentano anche i prezzi praticati sul mercato americano, con effetti immediati sul costo dei carburanti per imprese e consumatori.

L'autosufficienza produttiva riduce alcuni rischi strategici, ma non elimina il collegamento con i meccanismi di formazione dei prezzi internazionali.


Più che i governi, oggi contano gli operatori del mercato

La trasformazione riguarda anche gli equilibri tra politica e mercato.

Nel petrolio e, sempre più spesso, anche nel gas naturale liquefatto, il ruolo dei grandi trader internazionali è diventato centrale. Sono questi operatori a decidere dove indirizzare le forniture, seguendo gli incentivi economici offerti dai diversi mercati.


Da questo punto di vista è significativo l'esempio richiamato da Nicolazzi sul ruolo degli Stati Uniti durante la crisi energetica europea. Pur disponendo di una crescente capacità esportativa di gas naturale liquefatto, il governo americano non aveva la possibilità di decidere direttamente a chi vendere quel gas. Allo stesso modo, le istituzioni europee non potevano acquistarlo direttamente. Le decisioni commerciali erano nelle mani delle imprese che operano sul mercato internazionale e che indirizzano le forniture dove le condizioni economiche risultano più favorevoli.


Questo evidenzia come la geopolitica dell'energia non possa più essere interpretata soltanto attraverso le relazioni tra Stati. Le grandi società di trading rappresentano oggi un attore essenziale nel funzionamento dei mercati energetici globali.


La sicurezza energetica coincide sempre più con la resilienza delle reti

L'evoluzione degli ultimi anni suggerisce quindi una conclusione diversa rispetto al passato. La sicurezza energetica non dipende soltanto dalla disponibilità di risorse naturali, ma dalla capacità di mantenere operative infrastrutture, rotte commerciali e sistemi logistici che consentono all'energia di circolare.


In un mercato caratterizzato da abbondanza relativa delle risorse ma da crescente instabilità geopolitica, la vera competizione non riguarda soltanto chi possiede petrolio e gas, ma chi è in grado di garantirne il trasporto, la trasformazione e la distribuzione anche durante le crisi.


È questa la principale novità della geopolitica contemporanea: il valore strategico dell'energia non si misura più soltanto nei giacimenti, ma nella capacità di mantenerne aperte le vie di accesso ai mercati.

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