
La globalizzazione non è finita: è finita l'epoca del dominio occidentale
La fase storica che stiamo vivendo non è una parentesi destinata a chiudersi, ma una transizione profonda verso un sistema mondiale dominato da nuovi equilibri
Torneremo al mondo precedente alla pandemia, caratterizzato da globalizzazione, relazioni internazionali relativamente stabili e centralità occidentale?
Secondo Andrea Graziosi, professore emerito di Storia contemporanea all’Università di Napoli Federico II, la risposta è probabilmente negativa.
Non perché il Covid abbia improvvisamente interrotto un ordine stabile, ma perché quell’ordine era già entrato da tempo in una fase di trasformazione.
Il cambiamento più importante riguarda la progressiva disgregazione del blocco occidentale che, per gran parte del Novecento, aveva dominato gli equilibri economici, politici e culturali del pianeta.
La vittoria dell’Occidente ha coinciso con l’inizio della sua disgregazione
Durante la Guerra Fredda, Europa occidentale e Stati Uniti formavano un blocco relativamente compatto, contrapposto all’Unione Sovietica.
La fine dell’Urss, nel 1991, sembrò sancire la vittoria definitiva di questo modello.
Ma proprio dopo quella vittoria iniziarono a emergere nuove fratture.
L’Europa si allargò verso est, diventando una realtà molto diversa rispetto alla comunità occidentale originaria. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti cambiarono profondamente dal punto di vista demografico, sociale e culturale, diventando un Paese sempre meno legato alle proprie radici europee.
Secondo Graziosi, l’Occidente non è stato quindi sconfitto da una forza esterna. Si è progressivamente trasformato e frammentato dall’interno.
Dall’ordine bipolare a un mondo senza un equilibrio definitivo
La Guerra Fredda aveva prodotto una forma di stabilità fondata sulla presenza di due grandi potenze.
Gli Stati Uniti rappresentavano la superpotenza principale, mentre l’Unione Sovietica esercitava un ruolo più limitato ma comunque decisivo.
Dopo il 1991 seguì una breve fase di predominio americano, durante la quale gli Stati Uniti sembrarono poter guidare da soli il sistema internazionale.
Oggi anche quella fase si è conclusa.
La Cina è ormai una superpotenza economica e politica riconosciuta, anche se il suo ruolo nel sistema globale non è ancora pienamente definito. Subito dopo emerge l’India, destinata ad acquisire un peso sempre maggiore.
Siamo quindi entrati in un mondo multipolare nel quale le gerarchie non sono ancora stabilizzate e le regole della convivenza tra le grandi potenze devono ancora essere costruite.
Il vero problema europeo è la perdita di forza
In questa fase di transizione, secondo Graziosi, la posizione più problematica è quella dell’Europa.
Gli Stati Uniti continuano a disporre di risorse economiche, competenze tecnologiche, capacità militari e di un mercato dinamico, sostenuto da decenni di sviluppo.
L’Europa presenta invece una situazione molto più fragile.
L’Italia vive una lunga fase di difficoltà economica iniziata già negli anni Novanta. Germania e Francia hanno mantenuto maggiore solidità più a lungo, ma negli ultimi anni anche i due principali motori europei hanno mostrato segnali evidenti di indebolimento.
A tutto questo si aggiungono l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione dei giovani, le tensioni legate all’immigrazione e la crescente difficoltà nel finanziare lo stato sociale.
L’invecchiamento è anche un problema di potere
La demografia non è soltanto una questione sociale.
Un continente che invecchia dispone di una popolazione attiva più ridotta, di minori risorse per sostenere welfare e pensioni e, nel lungo periodo, di una capacità inferiore di innovare, produrre e competere.
Per questo il declino demografico europeo si intreccia direttamente con la perdita di peso economico e politico.
Mentre Cina e India consolidano il proprio ruolo e altri Paesi emergono grazie alla crescita della popolazione e dell’economia, l’Europa rischia di affrontare il nuovo ordine mondiale con strutture istituzionali fragili e società sempre più anziane.
Non torneremo al mondo di prima
La storia, ricorda Graziosi, non procede attraverso un ritorno automatico alla normalità.
Gli equilibri cambiano continuamente. Possono rallentare, stabilizzarsi temporaneamente o accelerare, ma raramente tornano alla forma precedente.
La vera domanda non è quindi quando finirà questa fase di instabilità.
La domanda è quale ruolo riuscirà a costruirsi l’Europa all’interno del nuovo sistema globale.
Perché la trasformazione in corso riguarda tutto il mondo, ma il continente che rischia di pagare il prezzo più alto è proprio quello europeo.
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