top of page

In Cina comanda lo Stato, in America la finanza? Il vero scontro dietro la nuova guerra fredda

La vera differenza tra Cina e Stati Uniti oggi non è militare



Per anni abbiamo letto il confronto tra Stati Uniti e Cina come una sfida commerciale, tecnologica o militare.

Ma il punto forse più importante oggi è un altro: chi controlla davvero il potere economico e finanziario all’interno del proprio sistema?


Nel dibattito geopolitico attuale questa domanda sta diventando centrale, soprattutto mentre il conflitto in Medio Oriente, le tensioni sullo Stretto di Hormuz e il rallentamento dell’economia globale stanno ridefinendo gli equilibri internazionali.

Secondo l’analisi del giornalista Marco Lupis, la Cina continua a muoversi con una logica molto diversa rispetto agli Stati Uniti.


Pechino evita quasi sempre l’intervento diretto. Preferisce osservare, attendere e lasciare che siano gli avversari a consumare energie, consenso e risorse.

È una strategia profondamente culturale prima ancora che geopolitica.


La Cina osserva mentre gli Stati Uniti si espongono

Nel pieno delle tensioni legate all’Iran e allo Stretto di Hormuz, la Cina ha scelto ancora una volta una posizione apparentemente defilata.

Ma “defilata” non significa irrilevante.


L’Iran rappresenta infatti un alleato strategico fondamentale per Pechino, sia sul piano energetico sia sul piano commerciale.

La Cina dipende in parte dal petrolio iraniano e osserva con attenzione qualsiasi rischio che possa compromettere la stabilità dei flussi energetici globali.

Eppure, invece di intervenire frontalmente, continua ad applicare una logica molto cinese: non interrompere mai il tuo avversario mentre sta commettendo errori.


Secondo questa visione, gli Stati Uniti starebbero progressivamente entrando in una fase di forte esposizione internazionale, mentre Pechino consolida il proprio peso globale senza assumersi il costo diretto del conflitto.

Non è un caso che il confronto diplomatico tra Donald Trump e Xi Jinping arrivi proprio in un momento di difficoltà politica ed economica per Washington.


In Cina la finanza obbedisce allo Stato. Negli Stati Uniti accade il contrario?

Uno dei passaggi più interessanti riguarda il rapporto tra economia, finanza e politica nei due modelli di potere.

Secondo Marco Lupis, la differenza oggi è molto netta.

In Cina la finanza resta subordinata allo Stato.


Il Partito Comunista mantiene il controllo sulle grandi dinamiche economiche, sulle banche, sui colossi industriali e perfino sulle crisi sistemiche, come dimostrato dalla gestione della gigantesca bolla immobiliare cinese e del caso Evergrande.

Negli Stati Uniti, invece, sembrerebbe verificarsi il fenomeno opposto.

Sono sempre più spesso le grandi concentrazioni finanziarie, tecnologiche e industriali a influenzare direttamente la politica.


I grandi gruppi legati all’intelligenza artificiale, alla tecnologia e alla finanza globale sembrano avere oggi un peso crescente sulle scelte strategiche americane.

È un ribaltamento che cambia profondamente il concetto stesso di sovranità economica.


La geopolitica moderna è sempre più una guerra economica

C’è poi un altro elemento che emerge chiaramente da questo scenario: le guerre moderne non sono più soltanto militari.

Sono economiche, finanziarie, energetiche e tecnologiche.

Lo Stretto di Hormuz ne è un esempio perfetto.


Anche nel caso in cui il conflitto si attenuasse rapidamente, gli effetti economici non sparirebbero dall’oggi al domani. Ripristinare flussi energetici, logistica e stabilità richiederà mesi, forse anni.

Questo significa inflazione, volatilità sui mercati, aumento dei costi energetici e nuove tensioni sugli approvvigionamenti strategici.


Ed è proprio qui che la pianificazione di lungo periodo cinese continua a rappresentare uno dei principali vantaggi competitivi di Pechino.

Terre rare, filiere industriali, energia, tecnologia, infrastrutture: la Cina lavora da anni con una logica strategica che spesso in Occidente viene sottovalutata o affrontata con tempi politici troppo brevi.


Il vero rischio è un mondo sempre più instabile

La parte più delicata dell’analisi riguarda però il futuro politico americano.

Secondo Lupis, le prossime elezioni di midterm potrebbero rappresentare un momento estremamente critico per Donald Trump e per gli equilibri interni degli Stati Uniti.

Il rischio è quello di una presidenza sempre più debole in un momento storico che richiederebbe invece stabilità, lucidità strategica e capacità diplomatica.


E mentre gli Stati Uniti affrontano tensioni interne ed esterne sempre più forti, la Cina continua a consolidare pazientemente la propria posizione globale.

Senza eccessi mediatici.

Senza dichiarazioni spettacolari.

Ma con una continuità strategica che oggi, probabilmente, rappresenta uno dei veri fattori di forza del modello cinese.

Guarda l'intervista completa su FinanceTV o ascolta

il Podcast FinanceTV Talks - Le Voci dell'Economia

logo_PF_vettoriale_white-01.png

fa parte del gruppo

Logo PFEconomy.png

Il più importante hub per la divulgazione

della cultura economica e finanziaria

  • Linkedin
  • Facebook
  • Instagram
  • Youtube

© PFHolding Srl

bottom of page