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Il mondo della paura: perché il nuovo disordine globale rischia di cambiare economia, mercati e politica

Dal Covid alle guerre commerciali: stiamo entrando in una nuova fase storica



C’è una riflessione fatta da Paolo Magri durante l’ultima edizione di “Equilibrio Perfetto” che sintetizza perfettamente il momento storico che stiamo vivendo. Secondo Magri, il mondo sta entrando in una fase dominata dal timore e dall’incertezza. E quando gli Stati hanno paura, fanno quello che farebbe qualunque individuo: cercano di proteggersi.


Negli ultimi anni abbiamo assistito a una sequenza continua di shock che hanno progressivamente incrinato le certezze costruite durante la globalizzazione. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina, la crisi energetica, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e infine il ritorno di conflitti e instabilità in Medio Oriente. Ogni evento ha lasciato una traccia più profonda non solo nei mercati, ma anche nella psicologia collettiva dei governi e delle economie.


La conseguenza è che oggi il mondo si sta lentamente spostando da un modello fondato sull’interdipendenza a un modello fondato sulla protezione. Protezione energetica, industriale, commerciale e persino militare. È un cambiamento culturale prima ancora che economico, perché modifica il modo in cui gli Stati interpretano sicurezza, crescita e stabilità.


Più protezione significa più spesa e più debito

Secondo Paolo Magri, il problema è che un mondo in cui tutti cercano contemporaneamente di proteggersi rischia di diventare inevitabilmente un mondo più instabile. Quando i paesi iniziano a sentirsi vulnerabili aumentano la spesa militare, accumulano materie prime strategiche, investono nella sovranità energetica e introducono nuove barriere commerciali. Tutto questo però ha un costo enorme.


Negli ultimi anni gli Stati hanno già speso quantità gigantesche di denaro pubblico per affrontare il Covid e la crisi energetica. Oggi però il contesto è completamente diverso rispetto al 2020. Allora il messaggio delle istituzioni internazionali era “spendere tutto il necessario”. Adesso Fondo Monetario Internazionale e Commissione Europea stanno facendo il ragionamento opposto, invitando alla prudenza perché il livello di debito globale è già ai massimi storici.


Ed è qui che emerge il grande paradosso del nuovo ordine mondiale. Per proteggersi si spende di più, ma spendendo di più si rischia di creare nuovi squilibri. Più debito pubblico, maggiore pressione fiscale, più inflazione e una crescente fragilità finanziaria. È una spirale che rischia di autoalimentarsi, soprattutto se le tensioni geopolitiche continueranno a protrarsi nel tempo.


Il ritorno dell’economia della paura

C’è poi un altro aspetto molto interessante emerso durante il confronto: la trasformazione dell’economia globale in un’economia guidata dalla resilienza anziché dall’efficienza. Per decenni la globalizzazione ha premiato la riduzione dei costi, l’ottimizzazione delle filiere e la dipendenza reciproca tra economie. Oggi invece il paradigma sta cambiando radicalmente.


Gli Stati iniziano ad accumulare risorse “per sicurezza”. Si stocca petrolio, si cercano terre rare, si riportano produzioni strategiche all’interno dei confini nazionali e si investe massicciamente in autonomia energetica e industriale. Tutto questo nasce dalla convinzione che dipendere troppo dagli altri rappresenti ormai un rischio geopolitico.


Ma un sistema che accumula continuamente risorse per paura del futuro diventa inevitabilmente più costoso. Quando tutti comprano più di ciò che serve per timore di future carenze, aumentano le tensioni sui prezzi e cresce il rischio inflattivo. È una dinamica che potrebbe accompagnarci per molti anni e che avrà effetti diretti sia sulle economie reali sia sui mercati finanziari.


Mercati finanziari: il vero rischio è reagire emotivamente

Durante l’evento, Andrea Baron ha ricordato come la storia insegni che i mercati abbiano sempre attraversato shock geopolitici importanti, spesso recuperando nel medio-lungo periodo. Dal 1950 a oggi, osservando i principali eventi geopolitici globali, l’S&P 500 ha registrato mediamente performance positive a distanza di sei e dodici mesi dall’inizio delle crisi.


Questo però non significa che il rischio sia sparito. Significa piuttosto che oggi diventa fondamentale capire come investire in un mondo molto più frammentato e volatile. Secondo MFS, il nuovo scenario globale renderà sempre più importante la selezione, perché la dispersione dei rendimenti e la rotazione settoriale saranno molto più forti rispetto al passato.


Il rischio più grande, in questo contesto, è prendere decisioni guidate esclusivamente dalla paura. Ed è proprio qui che Paolo Magri ha utilizzato una metafora estremamente efficace: “È come in un ristorante rumoroso. Siccome c’è rumore, tutti alzano la voce. Ma alzando la voce il rumore aumenta ancora.” È esattamente ciò che rischia di accadere nel nuovo ordine mondiale. Ogni paese si protegge per ridurre i rischi, ma così facendo contribuisce ad aumentare il livello complessivo di tensione e instabilità.


La vera sfida sarà mantenere lucidità

Il mondo che si sta delineando nei prossimi anni sarà probabilmente più disordinato, più competitivo e meno prevedibile rispetto a quello che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni. La fase della globalizzazione senza attriti sembra essersi conclusa e sta lasciando spazio a un equilibrio molto più fragile, in cui geopolitica, energia, tecnologia e finanza saranno sempre più intrecciate.


In questo scenario, cittadini, imprese e investitori dovranno imparare a convivere con un livello di incertezza strutturalmente più elevato. Non sarà sufficiente cercare crescita o rendimento. Diventerà sempre più importante costruire resilienza, capacità di adattamento e lucidità nelle decisioni.


Perché il vero rischio, nei momenti dominati dal timore collettivo, non è soltanto la crisi economica o finanziaria. È perdere la capacità di ragionare con freddezza mentre tutti intorno reagiscono emotivamente al rumore.


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