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Il futuro dell’Europa: sicurezza, competitività e integrazione sono fondamentali

La scelta strategica dell'Unione: restare un insieme di Stati oppure diventare un attore capace di incidere sugli equilibri internazionali?




Negli ultimi anni l'Europa si è trovata al centro di una trasformazione che ha cambiato profondamente il contesto internazionale. La guerra in Ucraina, la crescente competizione tra Stati Uniti e Cina, le tensioni energetiche e la ridefinizione degli equilibri geopolitici hanno riportato al centro temi che il continente aveva progressivamente relegato sullo sfondo, come la sicurezza, la politica industriale e la capacità di agire come soggetto unitario.


Secondo Giampiero Massolo, il problema non è tanto capire se l'Europa debba cambiare, quanto comprendere se sarà in grado di adattare i propri tempi decisionali a uno scenario che evolve con una velocità molto superiore rispetto ai tradizionali meccanismi dell'Unione.


L'Europa deve imparare a vivere in un mondo più competitivo

Massolo descrive l'attuale contesto internazionale riprendendo una definizione utilizzata da Emmanuel Macron: il mondo è diventato un ambiente "di carnivori", mentre l'Europa continua a muoversi con una cultura da "erbivoro". Al di là della metafora, il concetto è chiaro: la competizione internazionale non si gioca più soltanto sul commercio o sulla diplomazia, ma coinvolge sicurezza, tecnologia, capacità industriale e deterrenza militare.


L'ambasciatore precisa che questa non rappresenta un'auspicata militarizzazione dell'Europa, bensì la presa d'atto di una realtà. Le opinioni pubbliche europee, tuttavia, faticano ancora ad accettare questo cambiamento e spesso tendono a penalizzare politicamente quei governi che cercano di adeguarsi a un contesto internazionale profondamente mutato. È proprio questa distanza tra la velocità degli eventi e la capacità di adattamento delle democrazie europee a rappresentare una delle principali criticità del momento.


La guerra in Ucraina ha cambiato il ruolo dell'Unione Europea

Nel ragionamento di Massolo il sostegno europeo all'Ucraina non nasce esclusivamente da una solidarietà nei confronti del Paese aggredito. Esiste certamente una dimensione valoriale, ma esiste anche una valutazione strategica molto concreta: l'Ucraina rappresenta oggi uno dei principali elementi della sicurezza europea rispetto a una Russia le cui future intenzioni restano difficili da prevedere.


Da questa consapevolezza sono nate iniziative che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate improbabili. I cosiddetti "volenterosi", le collaborazioni militari tra gruppi di Stati europei e i progetti per dotare il continente di un sistema comune di difesa antimissile sono, secondo Massolo, i primi segnali di una nuova fase dell'integrazione europea. Non si tratta ancora di una vera politica di difesa comune, ma di un percorso che procede attraverso coalizioni di Paesi disponibili ad avanzare più rapidamente rispetto al resto dell'Unione.


Competitività e integrazione economica devono procedere insieme

Accanto alla sicurezza esiste però un'altra sfida altrettanto decisiva: quella della competitività economica. Massolo richiama il rapporto elaborato da Mario Draghi, osservando come negli ultimi mesi alcuni dei suoi contenuti abbiano iniziato a tradursi in iniziative concrete, dall'Unione bancaria alla maggiore integrazione dei mercati finanziari fino al percorso di semplificazione normativa.


Il vero limite resta però il fattore tempo. Le esigenze delle imprese, dei mercati e dello scenario geopolitico cambiano molto più rapidamente della capacità decisionale delle istituzioni europee. Per questo motivo, secondo l'ambasciatore, l'Europa dovrà imparare a utilizzare in maniera più flessibile gli strumenti già disponibili nei Trattati, favorendo la cooperazione tra gruppi di Paesi senza attendere riforme istituzionali che richiederebbero un consenso oggi difficilmente raggiungibile. Il rischio, naturalmente, è quello di creare un'Europa troppo frammentata, motivo per cui il ruolo della Commissione Europea diventa fondamentale per mantenere un coordinamento complessivo.


Difesa e welfare non sono obiettivi in contrapposizione

Uno degli aspetti più interessanti affrontati da Massolo riguarda il dibattito sulla spesa per la difesa. Secondo l'ambasciatore, contrapporre gli investimenti militari al welfare rischia di essere fuorviante perché entrambe le dimensioni dipendono dalla capacità dell'Europa di continuare a crescere economicamente.


La sicurezza rappresenta infatti una delle condizioni necessarie affinché possano svilupparsi investimenti, innovazione e competitività. Allo stesso tempo, anche l'industria della difesa può diventare un motore di sviluppo tecnologico e industriale, come dimostra l'esperienza di numerosi Paesi avanzati. Per questo motivo Massolo invita a superare una narrazione incentrata esclusivamente sul termine "riarmo" e a considerare il tema all'interno di una più ampia riflessione sulla sicurezza e sulla capacità dell'Europa di proteggere il proprio modello economico e sociale.


Il futuro dipenderà dalla capacità dell'Europa di agire come un soggetto politico

La conclusione dell'analisi è che il futuro dell'Europa non dipenderà soltanto dalla disponibilità di maggiori risorse economiche, ma soprattutto dalla capacità di trasformare ventisette interessi nazionali in una strategia condivisa. Sicurezza, politica industriale, integrazione finanziaria, innovazione e competitività non rappresentano più temi separati, ma parti di un'unica sfida.


Secondo Massolo, l'Europa dispone ancora degli strumenti per restare uno degli attori centrali dello scenario internazionale. Ciò che manca è la capacità di prendere decisioni con tempi compatibili con la velocità dei cambiamenti globali e di spiegare ai cittadini perché alcune scelte, anche difficili, siano ormai indispensabili per preservare il benessere e il ruolo del continente nei prossimi decenni.

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