
Fra Main Street e Wall Street: quanto è ancora forte l'appoggio interno a Trump?
Tra consenso in calo, tensioni istituzionali e l’appoggio interessato della finanza, il potere di Trump entra in una fase più fragile
Il consenso interno inizia a erodersi
All’interno degli Stati Uniti il sostegno a Donald Trump non è più compatto. I risultati di diverse elezioni locali hanno mostrato uno spostamento significativo di consenso verso i democratici, con swing elettorali tra i 10 e i 15 punti percentuali. Non si tratta solo di grandi città come New York, ma anche di Stati chiave come New Jersey, Virginia, Pennsylvania e Georgia. Un segnale politico rilevante in vista delle elezioni di midterm.
Le fratture nel Partito Repubblicano
Le difficoltà di Trump non arrivano solo dall’opposizione democratica. All’interno dello stesso Partito Repubblicano iniziano a emergere resistenze, in particolare su temi sensibili come il caso Epstein, che tocca una narrazione molto radicata nella base elettorale: quella di un’élite corrotta e distante. Su questi dossier, più che sulla politica estera, alcuni repubblicani hanno iniziato a prendere le distanze.
Il ruolo delle istituzioni: Corte Suprema e Congresso
Un altro fattore di indebolimento arriva dalle istituzioni. La Corte Suprema degli Stati Uniti si prepara a intervenire su dossier chiave come i dazi e il rapporto con la Federal Reserve, ponendo possibili limiti all’azione presidenziale. Anche il Congresso potrebbe rivendicare il proprio ruolo costituzionale, in particolare sulle decisioni di politica estera e sull’uso della forza, oggi spesso giustificate come “azioni di polizia”.
Un potere che resiste finché non trova un argine
La strategia di Trump resta coerente: ignorare regole e procedure finché non viene costretto a fermarsi. Storicamente, per limitarne l’azione serve una combinazione di fattori: opposizione popolare, interventi giudiziari e soprattutto un fronte repubblicano disposto a difendere la Costituzione prima della fedeltà di partito. Un passaggio che, dopo l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, non si è mai realmente compiuto.
Finanza e mercati: un sostegno pragmatico
Il mondo della finanza e dei mercati ha fatto una scelta precisa durante la campagna elettorale: accettare e in parte appoggiare Trump. Nonostante una retorica populista, la sua agenda è stata e resta fortemente deregolatoria sul fronte finanziario. Né nel primo mandato né nel secondo sono stati introdotti veri limiti alla finanza speculativa. Questo ha contribuito a sostenere i mercati, che continuano a registrare massimi storici.
Intelligenza artificiale e investimenti reali
Un elemento centrale dell’attuale fase è l’enorme flusso di capitali verso l’intelligenza artificiale. A differenza della crisi del 2007-2008, non si tratta solo di finanza cartolarizzata: gli investimenti sono tangibili, con la costruzione di centinaia di data center e infrastrutture reali. Gli effetti di secondo ordine sull’economia americana sono attesi nei prossimi anni, soprattutto sul fronte produttivo.
Il nuovo conflitto: élite finanziarie e società
L’espansione dell’AI sta però generando un conflitto crescente tra grandi interessi finanziari e popolazione. Anche a livello locale, amministrazioni – incluse quelle repubblicane – iniziano a introdurre regolamentazioni su intelligenza artificiale, social network, lavoro e servizi. È il segnale di una tensione strutturale tra la spinta agli investimenti e le preoccupazioni sociali, destinata a incidere sulla stabilità politica futura.
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