
Dipendenza dai fossili e shock geopolitici: quanto ci costa davvero non investire nelle rinnovabili?
Dalla crisi del 2022 a oggi: perché continuare a dipendere dalle fonti fossili è un rischio economico e strategico
Negli ultimi anni il tema dell’energia è tornato al centro del dibattito economico e geopolitico globale. Le tensioni internazionali, i conflitti e le fragilità delle catene di approvvigionamento hanno evidenziato con chiarezza un punto: la dipendenza dalle fonti fossili espone i Paesi a rischi sistemici che non sono più sostenibili nel lungo periodo.
Eppure, nonostante le evidenze, il percorso verso una maggiore autonomia energetica sembra procedere con lentezza, soprattutto in Italia. Questo ritardo non è solo una questione ambientale, ma rappresenta un nodo economico e strategico che incide direttamente su competitività, crescita e stabilità.
La lezione della crisi energetica del 2022
La crisi energetica innescata nel 2022 aveva rappresentato un punto di svolta. L’interruzione dei flussi energetici tradizionali aveva mostrato quanto fosse fragile un sistema basato prevalentemente su fonti fossili e su forniture concentrate in poche aree geopolitiche.
In quel contesto, la risposta era stata duplice. Da un lato, la necessità di diversificare rapidamente le fonti di approvvigionamento; dall’altro, l’avvio di un percorso strutturale di investimento nelle energie rinnovabili, sostenuto anche dalle risorse europee e dai piani di rilancio economico.
Tuttavia, quella spinta iniziale non si è tradotta in un’accelerazione stabile nel tempo. La transizione energetica, che avrebbe dovuto rappresentare una priorità strategica, ha progressivamente perso centralità nel dibattito politico ed economico.
Il ritardo italiano rispetto agli altri Paesi europei
I dati evidenziano con chiarezza questo rallentamento. Negli ultimi anni, la crescita della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili in Italia è stata marginale, soprattutto se confrontata con altri Paesi europei.
Mentre realtà come la Spagna hanno registrato incrementi significativi, con un aumento di circa 20 punti percentuali nella produzione elettrica da rinnovabili, l’Italia si è fermata a una crescita molto più contenuta.
Questo divario non è casuale, ma deriva da scelte precise. La mancata semplificazione dei processi autorizzativi, le resistenze a livello territoriale e una governance frammentata hanno rallentato lo sviluppo di nuovi impianti, nonostante una domanda crescente e condizioni tecnologiche sempre più favorevoli.
Rinnovabili: una leva economica oltre che ambientale
Ridurre la dipendenza dalle fonti fossili non è solo una scelta ambientale, ma una decisione economica razionale. Il calo dei costi delle tecnologie rinnovabili rende oggi questa opzione sempre più competitiva rispetto alle fonti tradizionali.
Investire nelle rinnovabili consente contemporaneamente di aumentare l’autonomia energetica, ridurre i costi per imprese e famiglie e migliorare la sostenibilità ambientale. Si tratta di un triplice beneficio che pochi altri interventi economici sono in grado di garantire.
Inoltre, la transizione energetica può avere effetti positivi anche nel breve periodo. Politiche mirate di decarbonizzazione e innovazione possono sostenere la crescita, rafforzare la competitività del sistema produttivo e ridurre la vulnerabilità agli shock esterni.
Un nodo strategico ancora irrisolto
Nonostante queste evidenze, il dibattito sulla direzione da intraprendere resta aperto. La transizione energetica continua a essere oggetto di discussione, come se si trattasse di una scelta opzionale e non di una necessità strutturale.
Il rischio è quello di perdere ulteriore terreno rispetto ad altri Paesi che stanno investendo con decisione in questa direzione, trasformando la sostenibilità in un vantaggio competitivo.
Recuperare il tempo perso richiede un cambio di approccio. Non si tratta solo di aumentare gli investimenti, ma di rimuovere gli ostacoli che rallentano lo sviluppo delle rinnovabili e di riconoscere l’energia come una questione di sicurezza economica nazionale.
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