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Social network e nuove fragilità: cosa sta succedendo ai ragazzi

Il punto non sono i social, ma la società che li ha resi il principale luogo di crescita, relazione e costruzione dell'identità delle nuove generazioni.



Quando si parla di giovani e denaro, il dibattito si concentra spesso sui social network. Vengono accusati di alimentare consumismo, confronto sociale e aspettative irrealistiche di successo economico. Ma è davvero questa la causa del cambiamento?


Secondo Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro, il problema è posto nel modo sbagliato. I social network non rappresentano una realtà separata dalla vita: sono diventati l'ambiente nel quale le nuove generazioni crescono, costruiscono relazioni e formano la propria identità.


Per comprendere il rapporto dei giovani con il denaro, quindi, bisogna prima comprendere la società in cui vivono.


I social non sono il problema: sono il contesto

Per Lancini parlare dei social come se fossero un elemento esterno significa non cogliere la trasformazione culturale degli ultimi decenni.

La società è ormai "onlife": la dimensione digitale e quella reale convivono continuamente e non possono più essere separate.


I social network hanno modificato il modo di comunicare, informarsi, fare politica, lavorare e persino costruire relazioni personali. Per un ragazzo di oggi rappresentano semplicemente uno degli ambienti naturali nei quali cresce.


Attribuire ai social la responsabilità di ogni difficoltà educativa rischia quindi di diventare una scorciatoia che evita di affrontare i cambiamenti più profondi della società contemporanea.


Il rapporto con il denaro riflette quello con l'identità

Sui social il successo economico è continuamente esposto.

Auto di lusso, viaggi, investimenti, imprenditori digitali e influencer rendono il denaro estremamente visibile, alimentando inevitabilmente confronti e aspettative.


Ma, secondo Lancini, il punto non è impedire ai giovani di vedere questi contenuti.

La vera sfida consiste nell'aiutarli a sviluppare strumenti critici per interpretarli.

Educazione finanziaria, consapevolezza digitale e capacità di costruire la propria identità diventano quindi elementi molto più importanti del semplice controllo dell'utilizzo dei social network.


Gli adulti devono smettere di attribuire tutte le colpe alla tecnologia

Uno dei messaggi più forti dell'intervento riguarda il ruolo degli adulti.

Per Lancini è troppo semplice attribuire ai social network la responsabilità delle difficoltà educative, del disagio giovanile o dei cambiamenti culturali.


La realtà è che la società è cambiata ben prima dell'arrivo degli smartphone.

Sono cambiati i modelli familiari, gli spazi di socializzazione, il mondo del lavoro, la scuola e le modalità con cui le persone costruiscono le proprie relazioni.


I giovani non hanno creato questa trasformazione: vi sono semplicemente cresciuti dentro.

Per questo motivo educare significa accompagnarli nella comprensione del mondo contemporaneo, non contrapporre continuamente il passato al presente.


La vera sfida è preparare i giovani al futuro

Piuttosto che demonizzare la tecnologia, Lancini invita a utilizzarla come occasione educativa.

Intelligenza artificiale, strumenti digitali e nuove piattaforme fanno ormai parte della vita quotidiana e del futuro professionale delle nuove generazioni.


La scuola, le famiglie e le istituzioni dovrebbero quindi aiutare i ragazzi a sviluppare competenze, spirito critico e capacità di utilizzare consapevolmente questi strumenti.

Perché il rapporto con il denaro, con il lavoro e con il futuro non dipenderà dalla presenza dei social network, ma dalla capacità delle nuove generazioni di costruire un'identità solida all'interno di una società che è ormai, a tutti gli effetti, profondamente digitale.

Guarda l'intervista completa su FinanceTV o ascolta

il Podcast FinanceTV Talks - Le Voci dell'Economia

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