
Inverno demografico: perché investire sui giovani è la sfida più importante per l'Italia
La sfida demografica è già una questione economica e la risposta passa da capitale umano, occupazione e produttività.
Per molti anni il calo delle nascite è stato considerato un problema destinato a manifestarsi nel futuro. Oggi non è più così. L'inverno demografico sta già producendo effetti concreti sulla crescita economica, sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità del welfare italiano.
Secondo Cristina Freguja, Direttrice del Dipartimento per le Statistiche Sociali e Demografiche dell'Istat, la buona notizia è che il Paese sta finalmente acquisendo una maggiore consapevolezza del fenomeno. La sfida, però, non riguarda soltanto il numero delle nascite: riguarda soprattutto la capacità dell'Italia di valorizzare il proprio capitale umano.
La vera risposta all'invecchiamento è investire nelle competenze
L'invecchiamento della popolazione non può essere contrastato esclusivamente con politiche demografiche.
Per Freguja il punto centrale è costruire un modello di sviluppo capace di aumentare produttività, innovazione e competitività attraverso un forte investimento nel capitale umano.
Una forza lavoro più qualificata è infatti indispensabile per sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, dall'intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale dell'economia.
Su questo fronte l'Italia continua però a scontare un ritardo significativo.
Tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni, soltanto il 31,6% possiede un titolo di istruzione terziaria, contro una media dell'Unione Europea superiore al 44%. Un divario che limita il potenziale di crescita del Paese e riduce la capacità di affrontare le sfide dei prossimi decenni.
Giovani, donne e immigrati sono la risorsa decisiva
Secondo le stime dell'Istat, nei prossimi venticinque anni la popolazione in età lavorativa diminuirà di oltre cinque milioni di persone.
Per compensare questa riduzione sarà necessario aumentare il tasso di occupazione, soprattutto nelle categorie che oggi presentano i maggiori margini di crescita: giovani, donne e lavoratori stranieri.
Freguja sottolinea anche un altro aspetto spesso trascurato.
Molti giovani immigrati possiedono lauree e competenze elevate, ma vengono impiegati in occupazioni che non valorizzano il loro capitale umano. Migliorare l'integrazione professionale di queste persone rappresenta quindi una leva importante per sostenere la competitività dell'economia italiana.
Il sistema pensionistico dipenderà dalle carriere dei giovani
La questione demografica riguarda inevitabilmente anche la sostenibilità del sistema previdenziale.
Secondo le stime della Commissione Europea, nel 2036 la spesa pensionistica raggiungerà un picco pari al 17% del PIL, anche per effetto dell'ingresso nella pensione delle generazioni del baby boom.
Il progressivo passaggio al sistema contributivo contribuirà a contenere parte della pressione, ma emergerà un'altra criticità: molti giovani stanno costruendo carriere discontinue, con periodi di precarietà e redditi limitati.
Il rischio è che le future pensioni risultino insufficienti a garantire un adeguato tenore di vita.
Per questo motivo investire oggi in occupazione stabile, istruzione e qualità del lavoro significa rafforzare anche la sostenibilità del welfare di domani.
La demografia non riguarda solo la popolazione, ma il modello di sviluppo
L'invecchiamento della popolazione è spesso descritto come un problema inevitabile.
L'analisi dell'Istat propone invece una prospettiva diversa.
Le dinamiche demografiche non possono essere cambiate rapidamente, ma è possibile modificare il modo in cui un Paese reagisce ai loro effetti.
Investire nell'istruzione, valorizzare il capitale umano, aumentare l'occupazione femminile e giovanile e migliorare la qualità del lavoro rappresentano gli strumenti più efficaci per trasformare una criticità demografica in una sfida di sviluppo.
Perché il futuro dell'Italia non dipenderà soltanto da quanti giovani nasceranno, ma soprattutto da quanto il Paese saprà valorizzare quelli che ha già.
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