
Denaro, incertezza e futuro: come i giovani vedono il domani
Salari stagnanti, case inaccessibili e denatalità raccontano una crisi più profonda: quella del rapporto tra le nuove generazioni e il mondo degli adulti
Quando si parla di giovani, il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sulle conseguenze. Si parla di denatalità, di fuga dei cervelli, di difficoltà nel trovare personale qualificato, di calo delle iscrizioni in alcuni percorsi formativi o di crescente disagio psicologico. Molto più raramente ci si interroga sulle cause profonde che alimentano questi fenomeni.
Eppure basta osservare la realtà con gli occhi delle nuove generazioni per comprendere quanto il contesto sia cambiato rispetto al passato. I salari reali crescono poco o nulla da anni, l'accesso alla casa è diventato sempre più difficile, il lavoro appare spesso precario e il quadro geopolitico ed economico internazionale genera un'incertezza costante.
In uno scenario di questo tipo, la vera domanda non è perché i giovani facciano fatica a progettare il futuro. La domanda è perché dovrebbero credere che il futuro possa offrire loro opportunità migliori rispetto al presente.
Secondo Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e docente all'Università Milano-Bicocca, questa è la questione centrale da cui partire per comprendere il rapporto tra giovani, lavoro e società.
Una generazione che non protesta, ma si ritira
Per decenni il disagio giovanile si è manifestato attraverso il conflitto.
Le grandi mobilitazioni studentesche, le proteste sociali e i movimenti generazionali rappresentavano il modo con cui i giovani cercavano di modificare una realtà percepita come ingiusta o limitante. Oggi questo conflitto sembra essersi in gran parte trasformato.
Secondo Lancini, le nuove forme di protesta sono molto più silenziose. Si manifestano attraverso il ritiro sociale, l'isolamento, la difficoltà a investire nei progetti di lungo periodo e una crescente distanza dalle istituzioni tradizionali.
Non è una generazione meno sensibile ai problemi. È una generazione che spesso fatica a vedere la possibilità concreta di incidere sulla realtà.
In questo contesto, anche fenomeni come la denatalità assumono un significato diverso. Non riguardano soltanto questioni economiche, ma riflettono una più ampia difficoltà a immaginare e costruire il futuro.
Il problema non sono i giovani, ma il rapporto con gli adulti
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati da Lancini riguarda il ruolo degli adulti.
Molto spesso il dibattito pubblico si concentra su ciò che manca ai giovani: spirito di sacrificio, capacità di adattamento, disponibilità al lavoro. Raramente ci si chiede invece cosa manchi agli adulti nel rapporto con le nuove generazioni.
Secondo lo psicologo, i giovani di oggi sono estremamente sensibili alla coerenza delle relazioni. Riescono a percepire rapidamente quando qualcuno è realmente interessato a loro e quando invece li considera semplicemente uno strumento per raggiungere un obiettivo.
Questo vale nella famiglia, nella scuola e anche nel mondo del lavoro.
Le nuove generazioni non cercano necessariamente promesse di stabilità assoluta o percorsi garantiti per tutta la vita. Cercano soprattutto relazioni autentiche, contesti nei quali sentirsi ascoltati, riconosciuti e coinvolti in modo sincero.
È una richiesta che molte organizzazioni faticano ancora a comprendere.
Le aziende che capiscono i giovani avranno un vantaggio competitivo
La difficoltà di attrarre e trattenere talenti è ormai uno dei principali temi per molte imprese.
La risposta tradizionale consiste spesso nell'offrire migliori condizioni economiche o percorsi di carriera più strutturati. Elementi certamente importanti, ma che non sempre risultano sufficienti.
Secondo Lancini, le organizzazioni più efficaci sono quelle che riescono a responsabilizzare i giovani, affidando loro ruoli concreti e riconoscendo realmente il loro contributo. Non si tratta semplicemente di delegare attività operative, ma di coinvolgerli nei progetti e nelle decisioni che riguardano il futuro dell'organizzazione.
In altre parole, le nuove generazioni vogliono sentirsi parte di qualcosa che abbia significato.
Le aziende che continueranno a interpretare il rapporto con i giovani come una concessione o un favore rischiano di trovarsi sempre più in difficoltà. Quelle che sapranno costruire relazioni fondate sulla fiducia reciproca potrebbero invece ottenere un importante vantaggio competitivo.
Il bisogno più grande è una relazione autentica
Se esiste un elemento che accomuna gran parte delle nuove generazioni, secondo Lancini, è la ricerca di autenticità.
I giovani crescono in una società nella quale comunicazione, marketing e social network li espongono continuamente a narrazioni costruite e spesso artificiose. Per questo motivo sviluppano una particolare sensibilità verso la sincerità delle relazioni.
Non cercano adulti perfetti. Non cercano nemmeno certezze assolute.
Cercano persone capaci di dichiarare apertamente i propri limiti, le proprie intenzioni e i propri obiettivi. Persone che sappiano instaurare un rapporto basato sulla trasparenza piuttosto che sulla retorica.
È una richiesta che riguarda i genitori, gli insegnanti, i manager, gli imprenditori e, più in generale, l'intera società.
Perché il futuro delle nuove generazioni non dipenderà soltanto dall'andamento dell'economia o dalle politiche pubbliche. Dipenderà anche dalla capacità degli adulti di costruire relazioni credibili e significative.
E forse è proprio da qui che può nascere una nuova speranza per chi oggi fatica a immaginare il proprio domani.
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