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Private Equity e Venture Capital in Italia: il ruolo chiave degli investitori stranieri e istituzionali

ll private equity e il venture capital stanno vivendo una fase di trasformazione profonda in Italia. Facciamo il punto.



Un settore che, pur restando più piccolo rispetto ad altri mercati europei come Francia o Germania, ha mostrato segnali incoraggianti di crescita e consolidamento.


In un’intervista per Finance TV – Le Voci dell’Economia, Alessia Muzio, responsabile Ufficio Studi e Ricerche di AIFI, ha delineato lo stato dell’arte del mercato, i punti di forza e le criticità, con particolare attenzione al ruolo degli investitori istituzionali e del risparmio italiano.


Private equity e venture capital: numeri in crescita

Negli ultimi cinque anni, il mercato del private equity e del venture capital in Italia ha registrato una crescita significativa.

  • Oltre 70 miliardi investiti dal 2020 ad oggi in più di 3.000 operazioni.

  • 5 miliardi investiti nel primo semestre 2025, con 370 operazioni concluse.

  • Più di 1.600 società in portafoglio, che occupano complessivamente circa 850.000 persone.


Nonostante la raccolta sia in calo, l’attività di investimento resta vivace: il numero delle operazioni aumenta e dimostra come il settore sia ormai una leva importante per l’economia reale.


Peculiarità del mercato italiano

Il mercato del private equity in Italia si caratterizza per alcune dinamiche peculiari:

  • Forte presenza di operatori internazionali, che rappresentano circa il 70% dell’ammontare investito e guidano le operazioni più grandi, spesso nei settori tradizionali del Made in Italy.

  • Crescita del venture capital, trainato da fondi specializzati in ambiti tecnologici come ICT, fintech, biotech e medicale.

  • Espansione ancora limitata, con poche operazioni di minoranza in aumento di capitale, nonostante siano cruciali per la crescita e l’internazionalizzazione delle PMI familiari.

Questi elementi raccontano di un mercato vivace ma ancora in cerca di maturità, con opportunità da cogliere e limiti da superare.


Il nodo della raccolta: un freno alla crescita

Se l’attività di investimento è positiva, lo stesso non si può dire della raccolta di capitali.

Dal 2020 ad oggi, in Italia sono stati raccolti solo 20 miliardi di euro, un ammontare che in Francia viene raggiunto in un solo anno. Nel primo semestre 2025, la raccolta si è fermata a 1,7 miliardi, un dato ancora troppo ridotto per sostenere in modo adeguato lo sviluppo del settore.


La componente più debole riguarda gli investitori istituzionali italiani (fondi pensione, casse di previdenza, assicurazioni), che avrebbero le caratteristiche ideali per sostenere il private equity grazie ai loro orizzonti di lungo periodo, ma che finora hanno mostrato un impegno limitato.


Risparmio italiano e sostegno all’economia reale

Il paradosso del mercato è evidente: l’Italia è un Paese con una forte propensione al risparmio, ma queste risorse non sempre si trasformano in capitale per le imprese.


Come sottolinea Muzio, sarebbe fondamentale che una quota maggiore del risparmio previdenziale e assicurativo venisse canalizzata verso il private equity, così da svolgere una funzione di moltiplicatore sull’economia reale.

Negli ultimi anni si intravede una crescente consapevolezza da parte degli investitori istituzionali, ma il percorso è ancora lungo e richiede incentivi, cultura finanziaria e un rafforzamento delle policy.


Conclusioni: un settore strategico da rafforzare

Il private equity in Italia si trova oggi a un bivio: da un lato, la crescita degli investimenti e l’attenzione internazionale confermano la sua rilevanza; dall’altro, la scarsa raccolta interna e il ruolo ancora limitato del risparmio istituzionale rischiano di rallentarne lo sviluppo.


Per diventare davvero un pilastro della competitività italiana, il settore dovrà:

  • consolidare la fiducia degli investitori istituzionali,

  • ampliare il numero di operazioni di expansion per le PMI,

  • e continuare a valorizzare il Made in Italy anche nei settori ad alto contenuto tecnologico.

Il futuro del private equity in Italia dipenderà dalla capacità di trasformare il risparmio nazionale in energia per l’economia reale.


Guarda l'intervista completa su FinanceTV o ascolta

il Podcast FinanceTV Talks - Le Voci dell'Economia

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