top of page

Capitali europei e accordi oltre Washington: l’Europa alla ricerca di autonomia strategica

Mercato dei capitali, debito comune e nuove alleanze commerciali: la vera sfida strategica dell’Unione



Il vero limite dell’euro: non è una questione di valuta, ma di mercato dei capitali

Nel dibattito globale sulla possibile perdita di centralità del dollaro, la domanda è sempre la stessa: quale sarebbe l’alternativa?


L’euro potrebbe esserlo. Ma solo a una condizione: che esista un vero mercato dei capitali europeo.

Oggi non c’è. E questo è il punto.


Per diventare valuta di riferimento globale, non basta avere un’economia grande o una moneta stabile. Serve un mercato profondo, liquido, integrato. Serve un debito comune significativo, capace di offrire al mondo un asset sicuro alternativo ai Treasury americani. Servirebbe replicare operazioni simili a quelle viste con il Next Generation EU: emissioni europee ampie, coordinate, credibili.


Il problema è politico prima ancora che finanziario. Un debito europeo implica una condivisione del rischio. E questo significa che alcuni Paesi – Germania in primis – temono di dover sostenere il peso maggiore per garantire la solidità complessiva del sistema. È una resistenza comprensibile, ma che rallenta la costruzione di un’alternativa strategica al privilegio esorbitante americano.

Senza un mercato unico dei capitali, l’euro resta una grande valuta regionale. Non diventa moneta egemone.


Perché un mercato dei capitali europeo sarebbe decisivo

La creazione di un vero mercato dei capitali europeo non servirebbe solo a competere con il dollaro. Sarebbe una leva fondamentale per la crescita interna.

Oggi le imprese europee – soprattutto le medie e innovative – soffrono di una frammentazione finanziaria evidente. Dipendono ancora in larga parte dal credito bancario.


Negli Stati Uniti, invece, il finanziamento via mercato è molto più sviluppato, permettendo alle aziende di scalare più rapidamente e attrarre capitali globali.

Un mercato integrato europeo:

  • aumenterebbe la capacità di investimento delle imprese

  • renderebbe più efficiente l’allocazione del capitale

  • rafforzerebbe l’autonomia strategica dell’Unione


In altre parole, non è solo una questione monetaria. È una questione di sovranità economica.


L’Europa tra Stati Uniti e Cina: serve una strategia commerciale più ampia

Nel frattempo, il contesto globale evolve rapidamente.

Se gli Stati Uniti rendono più complesso esportare verso il loro mercato attraverso dazi e politiche protezionistiche, l’Europa è quasi obbligata a diversificare.

L’accordo con il Mercosur, i negoziati con l’India, il dialogo crescente con la Cina: sono tutti segnali di una necessità strategica. Non si tratta di abbandonare l’alleanza con Washington, ma di ridurre la dipendenza unilaterale.


Il punto è semplice: un mercato europeo da mezzo miliardo di persone, se coeso, ha un potere negoziale enorme. Ma deve agire come blocco unitario.

Il rischio, altrimenti, è quello di restare schiacciati tra:

  • un’America forte, pragmatica e orientata ai “deal”

  • una Cina sempre più strutturata, con visione di lungo periodo


Trump e la politica dei deal: l’Europa può reggere?

L’approccio americano attuale è fortemente negoziale. Dazi, concessioni, eccezioni settoriali: un sistema flessibile, adattabile, costruito su equilibri interni e pressioni politiche specifiche.

Finora questa strategia ha funzionato. I dazi vengono alzati o abbassati a seconda delle esigenze domestiche, delle pressioni dei consumatori o dei congressmen. È una politica commerciale molto dinamica, quasi chirurgica.


L’Europa, invece, procede con tempi istituzionali più lunghi e con 27 interessi nazionali da mediare.

Questo crea un divario di velocità decisionale. Ma non significa automaticamente debolezza. Significa che serve una maggiore integrazione per aumentare il peso specifico.


Un bivio strategico per l’Unione

Il tema non è se il dollaro cadrà domani. Non accadrà nel breve periodo. La mancanza di alternative strutturate protegge ancora l’egemonia americana.

La vera domanda è un’altra: l’Europa vuole restare spettatrice o vuole diventare protagonista?


Per farlo deve:

  • completare l’unione dei mercati dei capitali

  • rendere strutturali le emissioni comuni di debito

  • rafforzare le alleanze commerciali extra-USA

  • parlare con una sola voce nei dossier strategici


Le sfide sono evidenti. Ma nei momenti di trasformazione globale si creano anche opportunità. La capacità di coglierle dipenderà dalla volontà politica di superare le divisioni interne.

Guarda l'intervista completa su FinanceTV o ascolta

il Podcast FinanceTV Talks - Le Voci dell'Economia

logo_PF_vettoriale_white-01.png

fa parte del gruppo

Logo PFEconomy.png

Il più importante hub per la divulgazione

della cultura economica e finanziaria

  • Linkedin
  • Facebook
  • Instagram
  • Youtube

© PFHolding Srl

bottom of page