
Italiani e consumi: come cambiano con età e nuove generazioni
Affordability, esperienza e pianificazione: le nuove parole chiave delle scelte di spesa
L’economia reale si osserva prima di tutto dai comportamenti quotidiani. Dai consumi delle famiglie, dalle scelte di spesa, dalle rinunce e dalle nuove priorità. Oggi gli italiani stanno cambiando profondamente il modo di consumare, spinti da un contesto di incertezza economica, salariale e geopolitica che influenza non solo il portafoglio, ma anche la percezione del futuro.
Spendere meno, scegliere di più
Una delle parole che meglio descrive il nuovo atteggiamento dei consumatori è “affordability”: prima di acquistare, ci si chiede se davvero ci si può permettere quella spesa. Questo vale per i beni di uso quotidiano, per l’abbigliamento, per le vacanze e per tutte le spese non essenziali.
Anche se l’inflazione più recente risulta contenuta, il problema resta strutturale: i salari sono fermi da anni mentre il costo della vita è aumentato. Questo genera una sensazione diffusa di impoverimento, spesso indipendente dai dati macroeconomici. Molti italiani oggi si sentono più poveri rispetto a dieci o vent’anni fa, e spesso più poveri delle generazioni precedenti.
Dal prodotto all’esperienza
Accanto all’attenzione al prezzo, emerge un cambiamento profondo nelle preferenze. Sempre più persone scelgono di investire nelle esperienze piuttosto che nei beni materiali. Una cena fuori, un weekend, un viaggio breve o un evento vengono percepiti come più gratificanti dell’acquisto di un oggetto.
Questo passaggio non riguarda solo i più giovani, ma è trasversale alle generazioni. Cambiano le piattaforme su cui si raccontano le esperienze, ma la logica è condivisa: vivere qualcosa di memorabile, raccontabile e socialmente riconoscibile conta più del possesso.
La pianificazione come forma di difesa
Un’altra parola chiave è pianificazione. Le famiglie tendono a programmare le spese con maggiore cautela per non esporsi troppo. Questo comportamento nasce sia da una reale riduzione del potere d’acquisto, sia da una percezione di instabilità che spinge a proteggersi.
La prudenza non è solo economica, ma psicologica. Pianificare significa ridurre l’ansia legata all’incertezza, soprattutto in un contesto in cui le prospettive di crescita dei redditi appaiono limitate.
Giovani, lavoro e consumi
Il fattore generazionale è centrale. Le generazioni più giovani si sentono più esposte economicamente: stipendi più bassi, maggiore difficoltà a trovare lavoro stabile, assenza di una casa di proprietà e costi abitativi elevati assorbono una parte significativa del reddito.
I giovani risparmiano meno non per mancanza di attenzione, ma per minore capacità di risparmio. Questo incide sulle loro scelte di consumo, che diventano più flessibili, meno orientate al possesso e più legate all’uso temporaneo o condiviso.
Il declino del valore simbolico dei beni
Alcuni beni hanno perso il loro valore simbolico. L’automobile, ad esempio, non rappresenta più per molti giovani il segno dell’indipendenza personale. La patente arriva più tardi, l’auto viene rimandata o evitata, anche grazie allo sviluppo di modelli alternativi come la sharing economy.
Al contrario, nuove esperienze hanno acquisito valore simbolico: viaggi, weekend, ristoranti, momenti da vivere e condividere. Il cellulare stesso, da status symbol, è diventato uno strumento indispensabile, mentre il valore identitario si sposta su ciò che si fa più che su ciò che si possiede.
Un pessimismo razionale
Il senso di precarietà che attraversa le nuove generazioni è in parte un percepito, ma affonda le radici in una realtà oggettiva fatta di instabilità economica e tensioni geopolitiche. Anche se nel complesso il benessere sociale è migliorato rispetto al passato, la difficoltà di progettare il futuro pesa sulle decisioni di spesa.
Non è tanto la rinuncia al sogno, quanto l’adattamento a un mondo profondamente diverso. I consumi diventano lo specchio di una società che cerca sicurezza, significato e controllo in un contesto che appare sempre meno prevedibile.
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