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RAPPORTI più distesi tra Cina e Stati Uniti

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“Gli investitori internazionali hanno maggiori opportunità di beneficiare della continua ascesa della Cina. Fino a che l’apparente atteggiamento di compromesso assunto da Trump e Xi persiste, è probabile che gli investitori si sentano più inclini ad aumentare le proprie allocazioni in titoli cinesi e ad accrescere l’esposizione ai settori della nuova economia del paese.”
 
I risultati dell’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, tenutosi lo scorso aprile a Pechino, hanno placato i peggiori timori provocati dai proclami protezionistici e dalle prese di posizione aggressive che hanno caratterizzato la campagna elettorale del neopresidente statunitense. Appena un mese dopo, è stato annunciato un pacchetto di 10 punti promosso come il "raccolto precoce" dal piano di 100 giorni stilato per far ripartire i rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti.
 
Alcune concessioni della Cina, come l’apertura del suo mercato alle società di elaborazione dei pagamenti e alle agenzie di rating statunitensi, sono state liquidate dai critici come punti sostanzialmente già concordati in precedenza. Tuttavia, l’impegno della Cina a far ripartire le importazioni di manzo americano e accelerare le approvazioni per i raccolti geneticamente modificati ha mandato un segnale incoraggiante, come pure la risoluzione reciproca degli Stati Uniti a promuovere le esportazioni di gas naturale liquefatto in Cina, consentire le importazioni di pollame cotto dal paese e prorogare di sei mesi la "no action letter" inviata alla Shanghai Clearing House per la mancata registrazione presso le autorità statunitensi delle operazioni in derivati
 Questi segnali di cooperazione piuttosto che di scontro dovrebbero incoraggiare gli investitori e contribuire a stimolare i flussi transfrontalieri sia diretti sia di portafoglio tra le due maggiori economie del mondo, benché le dichiarazioni del summit non consentano di distinguere facilmente tra vincitori e vinti. Il Presidente Trump è parso persino favorevole al progetto della "Nuova Via della Seta" lanciato dal Presidente Xi, fino ad ora visto per lo più come una minaccia per gli interessi strategici degli Stati Uniti, inviando una delegazione a uno dei principali vertici sul tema tenutosi il 13 maggio a Pechino.
 
Prospettive di crescita stabilizzate
Ciò accade in un momento in cui gli investitori cominciano a nutrire minori preoccupazioni per l’economia cinese. La retrocessione del rating creditizio della Cina da Aa3 ad A1 decisa da Moody’s ha avuto effetti pressoché nulli sui corsi azionari cinesi, giacché i timori sul sistema bancario ombra del paese e sulla crescita esponenziale dell’indebitamento erano già stati ampiamente segnalati in questi ultimi anni.
 
L’economia cinese presenta indubbiamente delle criticità e gli investitori internazionali che entrano in questo mercato affrontano non pochi ostacoli, tra cui le questioni attinenti alla governance e alla trasparenza. Vi è inoltre incertezza intorno alle azioni degli organi di regolamentazione, i cui maldestri tentativi di bloccare il tracollo azionario nell’estate 2015 restano ancora un ricordo inquietante.
 
D’altra parte, la Cina vanta una classe media in piena espansione che crescerà ancora nel prossimo decennio. L’economia continua a presentare elevati tassi di risparmio e investimento e il Pil dovrebbe espandersi in misura superiore alle attese, pari a circa il 6,5% annuo, per il secondo anno consecutivo. Gli ultimi dati economici seguitano a tratteggiare un’economia saldamente incamminata verso un solido atterraggio morbido, in base al quale gli utili societari potrebbero essere ancora oggetto di revisioni al rialzo con l’avvicinarsi dei prossimi 12 mesi.
 
A cura di Soo Nam NG, responsabile azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments
 

  

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16/07/2017 | Categorie: Portafoglio Firma: Redazione