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Mercati azionari, investire in titoli value europei

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Sui mercati azionari, perché il rimbalzo degli utili europei potrebbe dare slancio agli investitori value attivi? Ecco la risposta di Templeton Global Equity Group

Sui mercati azionari, l’investimento value europeo è una strategia che gli investitori hanno tendenzialmente trascurato negli ultimi anni. Ma in realtà, a partire dal 1999, lo stile value europeo ha avuto una performance migliore del growth, dimostrandosi particolarmente resiliente nei momenti in cui le azioni non statunitensi e value globali si sono generalmente mosse con difficoltà.

Dylan Ball, executive vice president di Templeton Global Equity Group, spiega perché ritiene che l’investimento in titoli value europei sia destinato a brillare sui mercati azionari.

 

Negli ultimi trimestri, le azioni europee sono state oggetto di un generale risveglio dell’interesse degli investitori, essenzialmente sotto forma di flussi passivi. Riteniamo tuttavia che l’aumento d’interesse generale degli investitori sui mercati azionari europei sia legittimo, considerando le attuali condizioni positive in Europa. Osserviamo segnali indicanti che le società europee ricominciano a registrare una crescita degli utili e siamo convinti che i fondamentali torneranno a occupare una posizione centrale nelle decisioni d’investimento. È proprio in questo contesto che al momento rileviamo un forte valore nelle strategie azionarie europee attive.

 

Due componenti: valutazioni ed utili

Molti indici dei mercati azionari di tutto il mondo hanno toccato recentemente massimi storici. I rapporti prezzo-valore contabile in Europa rimangono tuttavia inferiori alle loro medie di lungo termine, in alcuni casi fino a una deviazione standard.

Crediamo pertanto nella validità di una tesi di opportunità di valore in Europa.  I gestori attivi possono esaminare attentamente le valutazioni di ogni singola società all’interno di un indice.

 

Una potenziale duplice opportunità

Osserviamo una potenziale duplice opportunità. I livelli prezzo-utile (P/E) in Europa sono bassi in termini storici.   E in tutta la regione, vi sono segnali di ripresa degli utili societari. Dai prezzi delle azioni abbiamo già potuto notare come gli investitori stiano cercando di anticipare le fasi iniziali di un rimbalzo degli utili.

L’attuale rapporto P/E normalizzato, usato per eliminare gli effetti stagionali di breve termine, è 19,2 per l’Europa, mentre negli Stati Uniti il multiplo è quasi 29 volte.

A nostro avviso, la differenza è notevole. Se esaminiamo i rapporti P/E normalizzati in termini storici, il rapporto P/E medio di lungo termine in Europa è 21,5. Di conseguenza, riteniamo che dovrebbe esserci un considerevole potenziale di rialzo per le azioni europee.

Al contempo, è chiaro che gli utili societari europei stanno ancora cercando di riprendersi completamente dalla crisi finanziaria globale del 2007–2009, come è già successo in altre regioni.

 

Motivi di ottimismo

A nostro giudizio, esistono altri motivi di ottimismo. In particolare, vi sono segnali di una ripresa macroeconomica in atto.

Crediamo che la svalutazione dell’euro sia in procinto di cessare e riteniamo che ciò sia generalmente un buon segnale per le azioni europee, in quanto dimostra che è in corso una certa ripresa. Inoltre, le opportunità di beneficiare potenzialmente della svalutazione della valuta rispetto al dollaro sono cambiate rispetto a due o tre anni fa.

Per quanto riguarda il ciclo del credito, la crescita dei prestiti ha un andamento positivo dal 2015. In effetti, stiamo assistendo a una crescita positiva dei prestiti intorno al 2-3%, e non solo nei portafogli di finanziamenti societari, ma anche in quelli delle famiglie.

Inoltre, alla fine di agosto 2017, nell’eurozona la disoccupazione era al minimo degli ultimi otto anni, mentre l’indice dei responsabili degli acquisti (Pmi) del segmento manifatturiero era al massimo degli ultimi sei anni. Nel secondo trimestre del 2017, la crescita del prodotto interno lordo (Pil) europeo ha superato i livelli statunitensi per la prima volta dal 2007.

 

Cosa significa questo per gli investitori?

Riteniamo che, alla luce di questi fattori macroeconomici positivi, sia degno di nota che gli utili societari europei siano ancora inferiori del 48% ai massimi pre-crisi finanziaria. Al confronto, gli utili statunitensi sono superiori di circa il 16% ai massimi pre-crisi del 2008. Ai nostri occhi questo è un segnale di potenziali opportunità.

Ma per esplorare tali opportunità, tuttavia, dobbiamo capire perché gli utili in Europa siano rimasti inferiori a quelli degli Stati Uniti.

Osserviamo una discrepanza notevole. Gli utili europei non si sono ripresi, a differenza dei ricavi e delle vendite top-line in Europa. Ciò solleva alcuni interrogativi. Le società europee sono meno competitive? Il programma di stimoli della Banca Centrale Europea si sta dimostrando meno efficace rispetto a quello della Federal Reserve in termini di effetti sull’economia in generale?

La risposta sembra essere nei margini di profitto delle società europee.

Come abbiamo rilevato in passato, le società europee tendono a muoversi in funzione dei prezzi. Quando l’inflazione scende, le imprese europee tendono a tagliare i prezzi in modo da competere con quelle statunitensi e asiatiche, mentre quando l’inflazione risale, tendono ad aumentarli.

Di conseguenza, una volta che le società europee reagiscano a un aumento dell’inflazione, ci aspettiamo che sparisca il divario degli utili rispetto agli Stati Uniti.

E riteniamo che con il riemergere dei fondamentali dei singoli titoli come elemento di differenziazione delle performance, la gestione attiva possa veramente dimostrare il suo valore.  La nostra analisi suggerisce che ciò stia probabilmente già avvenendo.

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08/11/2017 | Categorie: Portafoglio Firma: Redazione