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Le principali regole di condotta degli intermediari nella Mifid

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Secondo la MIFID gli intermediari devono prestare la massima attenzione agli interessi dei clienti, cosa che viene realizzata grazie a precise regole di condotta, di cui le principali sono:
• Classificazione della clientela: in generale vi sono due livelli di classificazione (clienti retail e clienti professionali), cui si affiancano alcuni investitori professionali come controparti qualificate (ad es. istituzioni finanziarie, Banche Centrali, …). Il livello di protezione cambia in funzione della classificazione: è massimo per la clientela retail, mentre è minimo per le controparti qualificate;
• Best execution (migliore esecuzione): gli intermediari devono dotarsi di una procedura in grado di inviare gli ordini dei clienti al luogo di negoziazione che offre, in quello specifico momento, le condizioni migliori. MiFID impone di adottare tutte le misure ragionevoli per realizzare la best execution in termini di prezzo, costi, rapidità, probabilità di esecuzione e di regolamento, dimensioni, natura dell’ordine o di qualsiasi altra indicazione utile ai fini dell’esecuzione. La best execution diviene una vera e propria regola di comportamento organizzativo, con obbligo per l’intermediario di valutare periodicamente la qualità dell’esecuzione;
•Adeguatezza (suitability) e appropriatezza (appropriateness):
– quando l’intermediario fornisce servizi di investimento che contengono un elemento di raccomandazione (nei casi di consulenza in materia di investimenti e gestione individuale) è necessario applicare il test di adeguatezza, e cioè verificare che quanto consigliato sia compatibile con la conoscenza, la situazione finanziaria e gli obiettivi di investimento del cliente;
– nel momento in cui invece l’intermediario presta servizi per i quali il cliente non fa affidamento su raccomandazioni (nei casi di raccolta ordini, negoziazione, …), anche se il cliente richieda informazioni e consigli generici, l’intermediario deve applicare il test di appropriatezza, e cioè verificare che il cliente conosca in modo sufficiente le caratteristiche del prodotto e i relativi rischi;
– se, infine, il cliente utilizza servizi di investimento che consistono esclusivamente nell’esecuzione, ricezione o trasmissione di ordini (execution only, mera esecuzione), l’intermediario non dovrà applicare alcun test;•Incentivi / compensi (inducement): la MiFID introduce limitazioni alla retrocessione di denaro o altre utilità (compensi) in natura ricevuti dall’intermediario da parte di un soggetto terzo (diverso dal cliente) nell’ambito di un servizio di investimento. Dal momento che tali compensi possono essere in contrasto con gli interessi della clientela, questi stessi pagamenti sono ammissibili a condizione che:
– l’esistenza, la natura e l’importo di competenze, commissioni o prestazioni, o, se l’importo non può essere accertato, il metodo di calcolo di tale importo, siano comunicati chiaramente al cliente in modo completo, accurato e comprensibile, prima della prestazione del servizio di investimento;
– il pagamento di competenze o commissioni o la concessione di prestazioni non monetarie sia volto ad accrescere la qualità del servizio fornito al cliente e non ostacoli l’adempimento da parte dell’intermediario dell’obbligo di servire al meglio gli interessi del cliente.
• Consulenza in materia di investimenti: Con l’introduzione di MiFID la consulenza passa da servizio accessorio a servizio di investimento, definendo i seguenti elementi caratterizzanti:
– la specificità in relazione ad uno o più strumenti finanziari puntualmente identificati;
– la personalizzazione della raccomandazione, ulteriormente rafforzata dalla necessità che questa sia presentata come adatta all’investitore, o comunque basata sulla considerazione delle caratteristiche del soggetto cui è indirizzata.

22/01/2008 | Categorie: Finanza personale Firma: Redazione