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HEDGE FUND: THE ART OF INVESTING IN ART

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L’economia dell’arte sta attraversando un momento favorevole e questo è dimostrato dai numerosi investimenti nel settore, tra i quali spiccano proprio quelli portati a termine dai fondi Hedge.
Come sottolinea lo stesso Richard Feigen, veteran Manhattan art dealer, in un’intervista rilasciata a ‘The Economist’, si sta verificando una crescita esponenziale sia delle opere vendute sia dei prezzi  d’asta. Questo momento favorevole del  mercato dell’arte è uno dei più propizi dopo gli anni ’80, epoca in cui i giapponesi erano disposti a pagare follie per i quadri degli Impressionisti.
Le ragioni sono diverse, ma la principale sta nell’incremento del capitale investito in questo mercato. Sempre di più sono infatti  i soggetti che operano come buyers sul mercato, tra  questi spiccano i fondi hedge,  che vedono proprio in questo settore una forma di investimento redditizia, dove incrementare i profitti ottenuti o generarne dei nuovi.
Nelle operazioni finanziarie condotte in questo settore, il problema più difficile è quello di intuire    l’andamento del mercato e determinare  a priori in modo preciso il  “fair value”  delle opere d’arte derivante dal  cash flow generato dalle stesse, che spesso, apparentemente  negativo, genera elevati  profitti.

Queste difficoltà creano incertezza e inefficienze spingendo gli investitori e, negli ultimi periodi, soprattutto gli Hedge Funds, verso investimenti di questo tipo. I fondi Hedge infatti sono in grado per la  loro natura di capitalizzare le incertezze del mercato attraverso  adeguate analisi  in grado di verificare come, l’unicità dell’opera  e il relativo investimento possa diventare profittevole.
In accordo con Philip Hoffman, gestore del fondo hedge “Fine Art Fund”, attualmente il mercato dell’arte e perciò tutti gli investimenti che ne seguono, puntano fortemente sull’arte contemporanea, in particolare sui lavori eseguiti dal 1940 al 1970, catalizzando così  buona parte degli interessi e dei capitali che  confluiscono verso le opere di questo periodo storico, così creando degli scompensi  sull’intero mercato dell’arte,  che a  loro volta, se percepiti e ottimamente sfruttati,  possono generare notevoli profitti.
Un nuovo Hedge fund, “The Art trading fund”  punta proprio a esplorare e scoprire le inefficienze del sistema, sviluppando una  strategia alternativa di rete in accordo con le scelte del suo fondatore  Justin Williams, il quale sostiene che il fondo deve agire sia come acquirente sia come fornitore al mercato di nuove opere, che di opere già presenti.
Lo stesso fondo hedge infatti, ha creato una sua azienda a lui collegata che si occupa di vendere opere derivanti da una rete di artisti attualmente viventi, il cui lavoro sarà a sua volta venduto ad una rete di compratori. Questo network, dove il fondo assume la figura di broker, diventa l’asset in grado di generare un cash flow minimo di 2.5 milioni di sterline, in aggiunta lo stesso fondo sfrutta le sue capacità di acquirente sul mercato delle aste.
Il modello che si è venuto a creare, permette al fondo di suddividere i rischi, tra l’attività di broker e l’attività di investitore, in una situazione di mercato in cui i prezzi,  secondo lo stesso fondatore del fondo, sono comunque lontani da quelli praticati nei lontani anni ’80 e questo permetterebbe prospettive di crescita a lungo termine.

Un altro interessante esempio di unione tra arte e fondi hedge è quello che è stato sviluppato a Londra da  Zelda Chetale. Direttrice e imprenditrice di una delle maggiori galleria d’arte fotografica di Londra, la  “London photography gallery”, la Chetale ha saputo unire l’attività di commercio di opere d’arte con l’attività finanziaria, sviluppando un vero e proprio fondo di investimento nelle opere d’arte direttamente  collegato al fondo hedge WMG, con base a Londra, che ha finanziato acquisti di opere fotografiche  tra le quali annoveriamo quelle di Pablo Picasso e Malcom X. Secondo i gestori del fondo Hedge WMG e la stessa Chetale, grazie alle competenze presenti nel fondo collegato, nell’arco dei prossimi tre anni i rendimenti  del fondo hedge si triplicheranno proprio grazie alla vendita e all’acquisto delle opere. Sempre secondo la Chetale gli investitori stanno cercando nuove forme di investimento e gli Hedge fund, direttamente come nell’esperienza di ‘the Art trading fund’ o indirettamente come nel caso del fondo Hedge WM, stanno espandendo i loro interessi verso nuove strade, i così detti “exotic asset”, tra cui appunto l’arte, riuscendo in questo modo a diversificare i rischi (questi investimenti sono visti proprio come cuscinetti), così riuscendo a generare allo stesso tempo  profitti.
Secondo molti gestori, tra cui Michael Hall,  chief executive of the Stanley Gibbons Group, il lato positivo di questi investimenti è proprio la capacità di diversificare il rischio essendo essi stessi basati su prodotti la cui natura è completamente diversa dagli strumenti  finanziarì tradizionali. D’altra parte però, lo stesso spiega come sia difficile avere sia risorse umane qualificate sia reports storici delle performance dei prezzi generati da tali investimenti, questo per mancanza di strumenti atti a valutare la particolare natura dei prodotti sottostanti gli investimenti stessi, inoltre il mercato è poco liquido e questa poca liquidità se non accuratamente prevista può rilevarsi negativa per i gestori.
A conferma di ciò, lo stesso  Philip Hoffman sottolinea come la differenza tra un’opera e l’altra non permetta una naturale standardizzazione delle valutazioni e renda perciò ancora più complessa la valutazione dell’investimento.
Tutto quanto sopra fa sì che il mercato in questione resti di nicchia e poco liquido , anche se dai dati forniti da  “Art Market Research”, comprendenti un periodo  tra il 1999 e il 2006, si nota come i prezzi di vendita di  molte opere di autori famosi tra cui Picasso ed Andy Warhol, siano cresciuti del 20% solo nell’ultimo anno, portando ad un guadagno complessivo nel tempo pari al 70%.

12/05/2008 | Categorie: Economia e Dintorni Firma: Redazione