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Dollaro, euro e yuan: chi guiderà la finanza mondiale del futuro?

Il predominio del dollaro viene messo in discussione da debito, geopolitica e oro, ma nessuna alternativa appare ancora pronta a sostituirlo



Per oltre ottant'anni il dollaro ha rappresentato il centro del sistema monetario internazionale. Prima grazie agli accordi di Bretton Woods, che lo collegavano direttamente all'oro, e successivamente attraverso il cosiddetto sistema del petrodollaro, che ha legato la valuta americana al commercio energetico globale. Questo meccanismo ha consentito agli Stati Uniti di mantenere una posizione unica nell'economia mondiale, trasformando il dollaro nella principale valuta di riserva, di scambio e di investimento.


Oggi, tuttavia, qualcosa sta cambiando. L'aumento del debito pubblico americano, le tensioni geopolitiche, la crescente assertività della Cina e il ritorno dell'oro come asset strategico stanno alimentando un dibattito che fino a pochi anni fa sembrava prematuro: il mondo sta entrando in una fase di dedollarizzazione?


Secondo Brunello Rosa, economista e fondatore di Rosa & Roubini Associates, la risposta richiede prudenza. La centralità del dollaro non è destinata a scomparire nel breve termine, ma alcuni dei pilastri che ne hanno sostenuto il predominio per decenni mostrano oggi segnali di progressivo indebolimento.


Il dollaro resta dominante, ma le sue fondamenta sono meno solide

La forza del dollaro non dipende soltanto dalle dimensioni dell'economia americana. Dipende soprattutto dalla fiducia che il resto del mondo ripone negli Stati Uniti e nella capacità delle loro istituzioni di garantire stabilità finanziaria.


Per decenni questa fiducia è stata sostenuta da due elementi fondamentali. Il primo è stato il ruolo del debito pubblico americano come asset di riferimento per gli investitori globali. Il secondo è stato il sistema del petrodollaro, che ha reso la valuta statunitense indispensabile per il commercio energetico internazionale.


Entrambi questi pilastri stanno però attraversando una fase di trasformazione.

Il debito pubblico americano ha superato livelli che fino a pochi decenni fa sarebbero stati considerati impensabili e continua a crescere. Allo stesso tempo, le tensioni geopolitiche e le nuove modalità di pagamento internazionali stanno progressivamente riducendo l'automaticità con cui il commercio globale si svolge in dollari.


Non significa che il sistema stia per crollare. Significa però che il dibattito sulla sostenibilità del ruolo del dollaro è diventato più rilevante che in passato.


L'oro torna protagonista nelle riserve delle banche centrali

Uno dei segnali più interessanti di questa evoluzione arriva proprio dalle banche centrali.

Negli ultimi anni gli acquisti di oro da parte delle autorità monetarie hanno raggiunto livelli record. Secondo recenti analisi, il metallo prezioso avrebbe addirittura superato il dollaro come principale asset di riserva detenuto a livello globale.

Si tratta di un dato che non va interpretato come l'imminente fine della valuta americana, ma che evidenzia una crescente ricerca di diversificazione da parte dei Paesi.


L'oro possiede infatti una caratteristica che nessuna valuta può offrire: non dipende dalle decisioni politiche di un singolo governo e non è legato alla sostenibilità finanziaria di uno specifico sistema economico.

In una fase caratterizzata da crescente incertezza geopolitica, questa indipendenza torna a rappresentare un valore particolarmente apprezzato.


Perché lo yuan non può ancora sostituire il dollaro

Quando si parla di dedollarizzazione, il principale candidato alternativo viene spesso identificato nello yuan cinese.

La realtà, però, è più complessa. La Cina sta certamente promuovendo un utilizzo crescente della propria valuta negli scambi commerciali internazionali, soprattutto con Paesi partner e all'interno dei BRICS. Tuttavia esistono limiti strutturali che rendono ancora molto difficile immaginare lo yuan come vera valuta di riserva globale.

Una moneta internazionale richiede infatti due caratteristiche fondamentali: una diffusione ampia all'estero e la piena convertibilità. La Cina oggi non soddisfa pienamente nessuna delle due condizioni.


Pechino continua a basare la propria crescita sulle esportazioni e mantiene controlli significativi sui movimenti di capitale. Una completa liberalizzazione del sistema finanziario potrebbe provocare fughe di capitali che il governo cinese non sembra disposto ad accettare.

Per questo motivo lo yuan può guadagnare spazio negli scambi regionali e bilaterali, ma appare ancora lontano dal rappresentare una vera alternativa sistemica al dollaro.


L'euro continua a sprecare la sua occasione

Se lo yuan non è ancora pronto, l'euro potrebbe teoricamente rappresentare il principale concorrente del dollaro. Eppure, a oltre vent'anni dalla sua introduzione, la moneta unica europea non è riuscita ad aumentare significativamente il proprio peso nelle riserve globali.

La ragione principale è l'assenza di una vera unione fiscale e finanziaria europea.


Gli investitori internazionali cercano non soltanto una valuta, ma anche un mercato finanziario profondo, liquido e supportato da un debito pubblico comune. Gli Stati Uniti offrono i Treasury. L'Europa, invece, continua a presentarsi come un insieme di mercati nazionali distinti.


Secondo Brunello Rosa, la creazione di un mercato unico dei capitali e l'emissione di Eurobond rappresenterebbero il passo decisivo per rafforzare il ruolo internazionale dell'euro. Senza questi strumenti, la moneta unica rischia di continuare a occupare una posizione importante ma non dominante nel sistema monetario globale.


Un mondo più multipolare, ma non ancora post-dollaro

La sensazione è che il mondo stia entrando in una fase di maggiore pluralità monetaria.

L'oro torna centrale, la Cina promuove lo yuan, le valute digitali iniziano a ritagliarsi nuovi spazi e l'Europa continua a interrogarsi sul proprio futuro finanziario. Tutti elementi che contribuiscono a ridurre gradualmente la centralità assoluta del dollaro.

Tuttavia, la dedollarizzazione non coincide necessariamente con la fine del predominio americano.


Più probabilmente assisteremo a un lungo periodo di transizione nel quale il dollaro continuerà a mantenere il ruolo principale, ma all'interno di un sistema sempre più articolato e competitivo. Un sistema nel quale la fiducia, la stabilità istituzionale e la capacità di offrire mercati finanziari profondi continueranno a fare la differenza.

E proprio per questo motivo la vera sfida dei prossimi anni non sarà individuare chi sostituirà il dollaro, ma capire come evolveranno gli equilibri di un mondo che appare sempre meno unipolare.

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