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Cina, Stati Uniti ed Europa: perché la nuova sfida globale si giocherà sul lungo periodo

Dalla competizione tra Stati Uniti e Cina alla crisi della classe media occidentale, le grandi trasformazioni in corso nascono da processi iniziati oltre vent'anni fa.



Le crisi geopolitiche vengono spesso raccontate come eventi improvvisi. Guerre, dazi, elezioni e tensioni internazionali sembrano modificare rapidamente gli equilibri mondiali. In realtà, i grandi cambiamenti geopolitici sono quasi sempre il risultato di dinamiche che maturano nel corso di molti anni.


Secondo Enrico Verga, analista geopolitico, è proprio questa la principale differenza tra le grandi potenze mondiali: la capacità di ragionare sul lungo periodo. Ed è questa diversa prospettiva temporale che sta ridisegnando gli equilibri economici, industriali e finanziari del XXI secolo.


La Cina ragiona come una civiltà, non come un governo

Uno degli aspetti che distingue maggiormente la Cina dalle democrazie occidentali è il diverso orizzonte temporale.


Pechino costruisce le proprie strategie su decenni, forte di una continuità storica e territoriale millenaria. Le decisioni economiche, industriali e tecnologiche vengono inserite all'interno di una visione strategica di lungo periodo che va ben oltre le scadenze elettorali.


Gli Stati Uniti, invece, vivono inevitabilmente una maggiore alternanza politica. Ogni amministrazione deve confrontarsi con il consenso interno e con appuntamenti elettorali ravvicinati, fattore che rende più difficile mantenere strategie coerenti per molti anni.

Questa differenza di approccio rappresenta uno dei principali elementi della competizione geopolitica contemporanea.


Il mondo multipolare nasce molto prima delle guerre di oggi

Secondo Verga, il passaggio verso un ordine multipolare non è una conseguenza delle crisi più recenti.

Le sue radici risalgono ai primi anni Duemila, quando lo scoppio della bolla Internet, gli attentati dell'11 settembre, le guerre in Afghanistan e Iraq e successivamente la crisi finanziaria del 2008 hanno progressivamente eroso la credibilità economica e finanziaria dell'Occidente.


In particolare, la crescita del debito pubblico americano e gli enormi costi sostenuti per i conflitti internazionali hanno spinto molte economie emergenti a interrogarsi sulla sostenibilità dell'attuale sistema monetario internazionale.

È proprio in questo contesto che si rafforza il ruolo dei BRICS e prende forma la ricerca di un sistema economico meno dipendente dagli Stati Uniti.


La deindustrializzazione ha cambiato anche la politica

La globalizzazione ha prodotto enormi benefici in termini di efficienza economica, ma ha anche avuto effetti profondi sulle società occidentali.

La delocalizzazione produttiva ha progressivamente ridotto il peso dell'industria manifatturiera in molti Paesi sviluppati, comprimendo salari, occupazione e prospettive della classe media.

Secondo Verga, proprio questo processo rappresenta una delle principali cause della crescita dei movimenti populisti e sovranisti osservata negli ultimi anni negli Stati Uniti e in Europa.


Quando una parte crescente della popolazione percepisce una riduzione del proprio potere d'acquisto e della propria sicurezza economica, aumenta inevitabilmente anche la domanda di modelli politici alternativi rispetto a quelli che hanno guidato la globalizzazione degli ultimi decenni.


L'intelligenza artificiale apre una nuova sfida per l'Europa

Accanto alla competizione geopolitica emerge oggi un'altra grande trasformazione: quella dell'intelligenza artificiale.

Per Verga il rischio principale riguarda l'impatto sul mercato del lavoro. Se l'automazione dovesse sostituire rapidamente una parte significativa delle professioni qualificate, gli effetti potrebbero estendersi anche alla sostenibilità dei sistemi previdenziali e del welfare europeo.


In questo scenario l'Europa parte da una posizione particolarmente delicata.

La dipendenza energetica, la scarsità di materie prime strategiche, la minore competitività tecnologica rispetto a Stati Uniti e Cina e una crescita economica modesta rendono il continente particolarmente esposto ai grandi cambiamenti in corso.


Per questo motivo diventa fondamentale sviluppare una visione strategica di lungo periodo, capace di rafforzare innovazione, produttività e autonomia industriale.

Perché, nella geopolitica contemporanea, il vero vantaggio competitivo non appartiene necessariamente a chi reagisce più velocemente agli eventi, ma a chi riesce a comprenderne la direzione molti anni prima che diventino evidenti.


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