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Fed, TERZO rialzo dei tassi dal 2016

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La Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto, portandoli dalla fascia 0,5-0,75% in una forchetta fra lo 0,75% e l’1%. Si tratta del primo aumento del 2017 e del terzo dal 2006. La decisione, che non è stata presa all’unanimità (il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha votato contro, preferendo il mantenimento dei tassi fermi) in realtà era attesa dai mercati e rientra all’interno di una posizione che vedrà una stretta graduale e programmata da parte della Fed. La conferma è arrivata proprio dalla Federal Reserve che prevede altri due rialzi entro l’anno, per poi proseguire con ulteriori tre nel 2018. Con queste mosse, il tasso dovrebbe attestarsi quindi sul massimo dell’1,5% alla fine del 2017 e con la prospettiva di arrivare al 3% nel 2019. 

 
”Le informazioni ricevute dall’ultima riunione di febbraio indicano che il mercato del lavoro ha continuato a rafforzarsi e l’attività economica a espandersi a una velocità moderata. L’inflazione è aumentata negli ultimi trimestri, muovendosi verso l’obiettivo del 2% – si legge nel comunicato della Fed –  Ci attendiamo che, con graduali aggiustamenti nella politica monetaria, l’attività economica continuerà a espandersi a una velocità moderata, le condizioni del mercato del lavoro continueranno a rafforzarsi ulteriormente e l’inflazione si stabilizzerà al 2% nel medio termine”.  
 
Nello stesso tempo, la Fed ha lasciato sostanzialmente invariate le proprie stime sull’economia americana, con il Pil quest’anno che è atteso salire del 2,1%, un’inflazione all’1,9% e un tasso di disoccupazione al 4,5%.  
L’aumento dei tassi riflette i progressi dell’economia: ”Ci stiamo avvicinando agli obiettivi del nostro duplice mandato”, ovvero la massima occupazione e un’inflazione al 2%. ”L’aumento dei tassi è appropriato alla luce dei progressi dell’economia. La politica monetaria resta accomodante” ha affermato Janet Yellen, che ha ribadito che attendere troppo a lungo per alzare il costo del denaro potrebbe costringere ad aumentare successivamente i tassi in modo più veloce,  con rischi per i mercati finanziari e per l’economia che potrebbe scivolare in recessione”
 

  

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15/03/2017 | Categorie: Portafoglio Firma: Redazione