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Le nuove sfide del Governo che verrà

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Sessantasette governi in meno di settantacinque anni di cui l’ultimo, quello di Mario Draghi insediatosi il 13 febbraio 2021, è rimasto in carica 516 giorni, fino al 14 luglio 2022, giorno in cui è scoppiata la crisi di
Governo
. L’uscita di scena di Mario Draghi riflette, e conferma, una tradizione ormai consolidata nella
politica italiana. Dopo un matrimonio durato circa 17 mesi, quali scenari si apriranno a livello politico ed
economico? Quanto costerà all’Italia, e all’Europa, l’uscita di scena di Draghi?

La sfida del PNRR

Se al momento è possibile abbozzare solo ipotesi, considerate le dinamiche in atto che vanno dalla
campagna elettorale in vista del voto di settembre – periodo solitamente riservato all’approvazione del
bilancio -, sino al contesto internazionale colpito dal conflitto Russo-Ucraino, una cosa è certa: chi vincerà le elezioni di settembre dovrà mettersi subito a fare i conti con i 200 miliardi di euro del Recovery Fund, il fondo da 800 miliardi di euro stanziato dall’Unione Europea, di cui l’Italia è il principale destinatario con
68,8 miliardi di sussidi e 122,6 miliardi di prestiti.

Se si guarda al calendario delle scadenze infatti, le riforme e gli investimenti che l’Italia intende realizzare
per accedere ai finanziamenti del Recovery fund, dettagliati nel PNRR, non c’è da perder tempo. Il nuovo
esecutivo dovrà mettersi al lavoro e svolgere i “compiti a casa”. La prima sfida sarà quella di mantenere gli
impegni già assunti per poter avanzare la prossima richiesta di finanziamento entro la fine dell’anno, ed
ottenere quindi la tranche da 19 miliardi di euro, pari a circa l’1% del PIL. L’Italia riuscirà a rispettare i tempi e a raggiungere le tappe della riforma fissate per il 31 dicembre, senza rischiare di perdere per strada qualche provvedimento già previsto dal PNRR?

Burocrazia e concorrenza il focus delle politiche

Il Financial Times in un recente articolo ha osservato che l’Italia si è impegnata sul fronte “del taglio della
burocrazia, del sostegno della concorrenza
in settori chiave come energia e trasporti e nel rafforzamento
della pubblica amministrazione”. L’autorevole quotidiano londinese ha proseguito affermando che, “ci sono timori che l’implementazione possa complicarsi senza Mario Draghi, compromettendo la spinta riformatrice e al disciplina fiscale”. Gli effetti di un eventuale rallentamento sulla tabella di marcia
rischierebbero di ripercuotersi sul Paese ed estendersi anche alla zona euro, mettendo seriamente in
discussione l’intero impianto varato per tamponare i danni economici provocati della pandemia.

Il 26 luglio 2012, in una conferenza a Londra, l’allora presidente della Banca Centrale Europea, Mario
Draghi, pronunciò tre parole “Whatever it takes”. Quell’espressione avrebbe segnato un cambiamento del
corso della politica monetaria, traghettando l’Unione Europea fuori dalla crisi del debito sovrano. Sono
trascorsi 10 anni dalla fine della crisi del debito dell’eurozona, ma l’anniversario non è stato accompagnato da brindisi e festeggiamenti. Al contrario.

La crisi energetica

Il razionamento del gas, previsto anche dal piano d’emergenza UE, rischia di avere duri ripercussioni
sull’Italia e sugli italiani, tanto che già sembra affacciarsi il fantasma di un nuovo lockdown. Al momento,
l’ipotesi di un Italexit, sebbene “suggestiva” appare tuttavia fuori luogo e da escludere. Di quanto verranno ridotti i consumi? Di quale portata sarà il razionamento in vista dell’inverno ora che Gazprom ha
annunciato un nuovo taglio alle forniture del 20% per la riparazione di un’ulteriore turbina? Come
reagiranno le imprese, già strozzate da rincari in bolletta?

Il problema del debito pubblico e l’inflazione

In una zona euro che sembra inciampare in quella che potrebbe rivelarsi una fase di crisi-bis, l’Italia è una
sorta di bomba a orologeria, con un debito che raggiunge il 150% del prodotto interno lordo. “I pericoli per l’eurozona sono fin troppo reali”, ha scritto Nouriel Roubini, il noto economista, famoso per aver previsto la crisi dei mutui subprime. “L’Italia è al centro delle preoccupazioni con la sua bassa crescita potenziale, i grandi disavanzi e l’enorme debito pubblico“.

Mentre l’inflazione si attesta oltre l’8% in tutta l’UE e di oltre il 20% in paesi come l’Estonia, la BCE lancia e
promuove il suo bizzarro “meccanismo anti-frammentazione”, ideato per controllare i mercati
obbligazionari e, in particolare, per impedire ai trader di scommettere contro il debito italiano e greco.
Presentato insieme al primo aumento dei tassi di interesse in 11 anni, la BCE ha affermato che il TPI,
acronimo di Transmission Protection Instrument sarà attivato per contrastare “dinamiche di mercato
ingiustificate e disordinate che rappresentano una seria minaccia alla trasmissione della politica monetaria
nell’area dell’euro”. Tali parametri restano tuttavia ancora poco chiari e con un buon margine di
discrezionalità. Gli osservatori del mercato hanno affermato di essere preoccupati proprio per la mancanza di dettagli su come e quando lo strumento verrebbe implementato e per la volontà della BCE di utilizzarlo. L’attivazione dello scudo anti-spread la cui attivazione è condizionata al rispetto delle regole fiscali europee da parte del paese interessato.

Le preoccupazioni dei mercati

Nei mercati finanziari e tra gli alleati italiani dell’UE, la caduta del governo di Mario Draghi ha suscitato
immediata preoccupazione, soprattutto rispetto a due temi fondamentali, che costituiranno il banco di
prova del prossimo governo eletto: la sostenibilità dello sforzo di riforma, la capacità di dimostrarsi
fiscalmente responsabile e di rimanere impegnato nelle riforme economiche previste dall’UE.

Mutuando le parole di Gentiloni pronunciate in una recente intervista “pacta sunt servanda: gli accordi
devono essere mantenuti
“. “Non si tratta di un dictat di Bruxelles”, ha proseguito Gentiloni. “È una grande opportunità per il Paese e spero che qualunque governo avremo rimarrà sulla buona strada”.
La forbice (il famigerato spread) tra rendimenti del debito italiano e deLl’equivalente debito tedesco si è
ampliata dopo le dimissioni di Draghi, suggerendo una fiducia più debole nelle prospettive economiche
dell’Italia. “Il quadro europeo non può essere ignorato da nessun governo italiano, comprese le regole
fiscali e la necessità di ridurre il debito. Se c’è la tentazione di ignorare questo quadro, questa tentazione
sarebbe molto, molto negativa per qualsiasi Paese”, ha puntualizzato Gentiloni.

La caduta del governo Draghi ha colto tutti (o quasi) di sorpresa, anche perché, va detto, l’Italia non ha mai vissuto una campagna elettorale durante l’estate, periodo delle agognate ferie. E mentre gli italiani sono in spiaggia, o in cerca di fresco e relax e la politica è l’ultima cosa che passa nella loro testa, le elezioni incombono. Forse non si può proprio non pensarci.

29/07/2022 | Categorie: Economia e Dintorni Firma: Redazione