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Gestione del credito, il GRATTACAPO delle imprese

Pur con fondamentali economici saldi e un buon business, l’azienda può rischiare di chiudere per una cattiva gestione finanziaria. Il ruolo del Cfo

21/03/2017 Stefania Pescarmona
La crisi economica che ha colpito il mondo ha profondamente modificato gli scenari nei quali le aziende italiane si trovano ad operare. Da una situazione di abbondanza di liquidità garantita dalle banche che non avevano problemi, anzi incentivavano, a sostenere progetti anche a lungo termine si è arrivati al cosiddetto credit crunch, con pochissima liquidità per le aziende.
A questo si deve aggiungere una tendenza, tutta nostrana, che basava la quotidianità aziendale sul finanziamento delle banche a discapito di altre forme quali i fondi, private equity, mercato, ecc. 
Nell’attuale scenario quindi, il controllo della liquidità diventa fondamentale per la sopravvivenza delle nostre aziende. Un buon business non può quindi prescindere da un responsabile finanziario che controlli e gestisca la finanza, evitando crisi e peggio ancora i fallimenti. 
 
Abbiamo affrontato queste tematiche con Andrea Pietrini, managing partner di yourCFO Consulting Group, la prima società italiana focalizzata sui Cfo service e sulle tematiche di finanza operativa d’impresa che annovera, tra i propri partner, professionisti con significative esperienze come manager in aziende del calibro di Telecom, BT, General Electric, IBM, Bayer, Merk, Mercedes e molti altri. 



 
Di cosa si occupa, in particolare, un chief financial officer (Cfo)? 
Il Cfo si attiva su tutto ciò che riguarda la parte finanziaria di un’azienda, per cui la gestione della tesoreria e pianificazione finanziaria, la gestione del capitale circolante; il support operativo alle operazioni di Corporate Finance, M&A e quotazione, il supporto operativo ai piani di ristrutturazione aziendale e rilancio. Tutte funzioni direi fondamentali per la sopravvivenza di una Pmi. 
 
Quindi un’azienda, pur con fondamentali economici saldi e un buon business, può rischiare di chiudere per una cattiva gestione finanziaria?    
Purtroppo è così. L’eccesso di capitali, gettato a pioggia sulle imprese negli anni della crisi pre-Lehman, ha addirittura acuito questo problema, perché l’imprenditore, “drogato” di liquidità ha spesso rimandato interventi strutturali anche sulla organizzazione aziendale. La figura del direttore finanziario o Cfo in particolare è stata spesso trascurata a causa di questa situazione di falsa prosperità. La crisi bancaria mondiale ha di colpo messo a nudo questa debolezza e l’imprenditore si è trovato improvvisamente di fronte a uno scenario profondamente mutato, non solo di mercato, ma anche finanziario, privo all’interno dell’organizzazione di quelle figure che avrebbero potuto preparare a prevenire la crisi aziendale oppure a relazionarsi in un modo nuovo con un mondo finanziario improvvisamente mutato.
 
E le banche, in tutto questo, come si sono comportate? 
Col protrarsi della congiuntura negativa, i problemi sono venuti presto allo scoperto e le banche hanno dovuto rincorrere una serie di crisi d’impresa, molte purtroppo gravi, non trovando in azienda interlocutori adatti e preparati a uno scenario talmente critico. Le banche tuttavia a causa del timore di essere coinvolte anche formalmente in procedure concorsuali non si sono mai impegnate in maniera esplicita nella ricerca o nell’indicazione di manager che potessero aiutare l’azienda e loro stesse a gestire al meglio la situazione, perdendo tempo prezioso che in alcuni casi avrebbe potuto fare la differenza tra un recupero o un fallimento. Per superare questo problema, le banche stanno spingendo per l’intervento di esperti del mondo finanziario, come noi Cfo, così da non dover ricorrere in misure più drastiche e avere un interlocutore affidabile nella gestione.
 
Potrebbe fare qualche esempio di azienda con problemi di gestione finanziaria e come è stato risolto il problema?
Potrei portare molti esempi, ma naturalmente vista la delicatezza dell’argomento preferisco non fare i nomi. È questo il caso di un’azienda alimentare molto nota che, acquistando la materia prima all’estero, non aveva effettuato le giuste coperture sui cambi e con il brusco rialzo del dollaro aveva visto i suoi margini annullarsi improvvisamente, con un effetto reddituale che si è presto trasformato in crisi finanziaria. Il nostro intervento ha prima di tutto sistemato rapidamente il problema di coperture; poi abbiamo negoziato con le banche una serie di fidi per garantire la continuità aziendale fino alla completa ripresa. 
Un altro caso è quello di una nota azienda del mondo entertainment, che  aveva un grosso problema nella comprensione della marginalità per linea produttiva, dovendo decidere se tenere aperte o chiudere alcune strutture. Anche in questo caso le errate dinamiche reddituali avevano portato a un forte stato di crisi finanziaria. In questo caso il nostro intervento ha impostato il controllo di gestione per unità produttiva, fatto che ha portato alla decisione di individuare e cedere le strutture in perdita, con un sensibile recupero della profittabilità. 
C’è poi stato un altro cliente che ci ha chiamato urgentemente perché essendo stato oggetto di uno spin-off da un grande gruppo quotato, si è trovato improvvisamente non più affidato dal sistema bancario che vedeva nel precedente gruppo la garanzia di affidabilità e necessitava di ricostruire ex novo tutti i rapporti bancari.
I casi sono davvero tanti e non riguardano solo medie imprese, ma a volte anche grandi e insospettabili.
 
Sulla base della sua  lunga esperienza, cosa si sente di consigliare a un imprenditore?
Una sola cosa, che sembra semplice, ma è difficilissima: alle prime avvisaglie della crisi finanziaria, agire in tempo, non indugiare e chiedere subito l’aiuto a un manager esperto, se non si dispone in azienda delle figure adeguate. Come per la salute, la prevenzione è molto più facile della cura e l’imprenditore deve affrontare la situazione con realismo e lucidità.
Troppe volte siamo chiamati quando la situazione non è più gestibile con gli strumenti ordinari, ma si deve pensare a procedure concorsuali sotto varie forme e ogni volta ci rendiamo conto che segnali della crisi erano presenti da mesi, se non da anni e nessuno aveva fatto nulla, se non tentare di celarla, alle banche, ai finanziatori, ai clienti, ai fornitori e anche agli stessi dipendenti. 
 
 
 
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