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BOLLA obbligazionaria, le ricadute sui mercati

La lunga marcia verso tassi d’interesse più elevati. La view di Jim Cielinski di Columbia Threadneedle Investments

20/03/2017 Stefania Pescarmona
La bolla obbligazionaria è scoppiata, ma resta da vedere con quale velocità potrebbero diffondersi le ricadute. Durante la prima fase della correzione i rendimenti di molti titoli di Stato core globali sono aumentati dello 0,50-1,25%. I mercati adesso attendono che si faccia maggiore chiarezza sulle politiche statunitensi e cinesi prima di fare la prossima mossa. Quale che sia l’esito, le regole del gioco sono cambiate ed è probabile che con l’avanzare del ciclo si registrino rendimenti più elevati.
 
Questa  la view di Jim Cielinski, responsabile reddito fisso globale di Columbia Threadneedle Investments, che ha spiegato che, la scorsa estate, la lunga fase rialzista dei mercati obbligazionari, iniziata 35 anni fa, ha spinto i rendimenti verso minimi multisecolari. Con più di 13 mila miliardi di dollari di obbligazioni nominali che rendevano meno di zero, i rendimenti non potevano  che puntare  in alto.  Ora è molto probabile che i mercati obbligazionari delle economie sviluppate abbiano superato un minimo di lungo periodo.  
 
Il 2017 si presenta quindi, per il mercato obbligazionario, come un mercato sfidante.  
“L’ascesa dei rendimenti obbligazionari si è momentaneamente fermata e i successivi movimenti al rialzo potrebbero richiedere un’analoga dinamica della crescita e dell’inflazione globali. È probabile che questo avvenga, spingendo in alto i tassi con l’avanzare dei mesi", ha dichiarato il responsabile reddito fisso globale di Columbia Threadneedle Investments, che poi ha proseguito dicendo: “Aspettiamoci un percorso accidentato, ma ricordiamo che un’enfasi miope su ogni minima oscillazione dei dati macroeconomici sarebbe frustrante. Gran parte del successo delle politiche odierne risiederà effettivamente nelle loro ripercussioni su economia e profitti nel 2018, non nel 2017”. 
 
La bolla obbligazionaria potrebbe essere scoppiata, ma la correzione dagli attuali livelli non dev’essere necessariamente devastante. "Le difficoltà associate alla prima fase si sono in gran parte già manifestate. Gli investitori dovranno impegnarsi maggiormente per ottenere risultati interessanti, perché  l’aumento dei rendimenti graverà sulle performance nella maggior parte dei segmenti del mercato", ha aggiunto Cielinski, che spiega che le obbligazioni societarie e le emissioni dei mercati emergenti appaiono interessanti, ma bisogna prestare attenzione ai rischi estremi, in quanto  il restringimento degli spread ha lasciato pochi margini per remunerare il rischio di recessione. I titoli di Stato, invece, continuano a presentare una scarsa attrattiva.
Come spesso accade, i mercati sembrano reagire esageratamente all’importanza immediata dei cambiamenti, sottovalutando al contempo le loro implicazioni di lungo periodo. "Nel breve periodo si produrrà un po’ di frastuono intorno all’azione legislativa, all’evoluzione delle politiche economiche e agli sviluppi geopolitici. I mercati andranno incontro a successi, fallimenti e dissuasori di velocità, e date  le aspettative elevate incorporate in molti mercati, qualche battuta d’arresto potrebbe essere inevitabile - ha dichiarato Cielinski, che poi ha concluso dicendo: "La vera novità, ovviamente, è che tali sviluppi si stiano effettivamente verificando. Nelle economie emergenti, un lungo periodo di investimenti alimentati da debito sta per terminare.  Nei mercati sviluppati, il populismo ha preso piede quale risposta diretta alle manchevolezze delle economie post-crisi. I mercati obbligazionari si troveranno, quindi, sotto il fuoco incrociato della lotta contro il peggioramento del tenore  di vita, contro la disuguaglianza dei redditi e contro il ristagno della produttività". 
 
 
 
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