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ISTITUZIONALI pi intraprendenti alla ricerca del rendimento

Le strategie chiave includono pi investimenti privati, asset illiquidi, strategie alternative e un maggiore ricorso alla diversificazione e alla valutazione del rischio

17/03/2017 Stefania Pescarmona
In uno scenario di mercati volatili e bassi rendimenti obbligazionari, gli istituzionali sono disposti a incrementare la propria esposizione al rischio pur di ottenere migliori ritorni. Poche, sono infatti, le istituzioni che si affidano a strategie di portafoglio tradizionali per raggiungere i propri obiettivi.  Lo si è appreso all’interno della Global Survey of Institutional Investors condotta da Natixis Global Asset Management che ha interpellato 500 referenti all’interno di fondi pensione, fondazioni, fondi assicurativi e fondi sovrani a livello globale, tra Nord e Sud America, Regno Unito, Europa, Asia e Medio Oriente, per un totale di 15.500 miliardi di dollari di patrimonio gestito. 

Dal sondaggio emerge che le strategie chiave includono un incremento nell’utilizzo di investimenti privati, asset illiquidi, un’esposizione crescente alle strategie alternative e un maggiore ricorso alla diversificazione e alla valutazione del rischio.
 
Sono cresciuti, infatti, dal 53% del 2015 al 76% di oggi gli investitori istituzionali che utilizzano strategie alternative per gestire il rischio, mentre  il 56% del campione ha affermato che la propria organizzazione sta investendo in asset illiquidi in misura maggiore rispetto a tre anni fa.
 
“Mentre i fattori di rischio cambiano nel tempo, le sfide per gli investitori istituzionali rimangono le stesse, e cioè ottenere risultati di lungo periodo gestendo le pressioni di breve termine dei mercati - afferma Antonio Bottillo, country head ed executive managing director per l’Italia di Natixis Global Asset Management- Se si considerano i loro mandati, evitare il rischio per gli investitori istituzionali non è certo un’opzione. O sono in grado di battere le probabilità o devono cambiare le regole del gioco e lo stanno facendo bilanciando e aggiungendo le strategie alternative alla tradizionale costruzione di portafoglio 60/40, ma sempre tenendo presenti i loro obiettivi di lungo termine”. 
 
Osservando gli obiettivi, nel complesso il 70% degli investitori istituzionali ritiene che le loro aspettative sui ritorni siano raggiungibili, ma il 50% del campione si aspetta di dover rivedere al ribasso le proprie ipotesi di rendimento nel corso dei prossimi 12 mesi. Dalla ricerca emerge infatti che una delle ragioni di questa revisione è proprio la sfida nell’ottenere ritorni interessati: il 75% degli intervistati afferma che è sempre più difficile generare alpha con mercati sempre più efficienti.
 
Eppure, mentre la maggior parte è ottimista sul fatto di essere in grado di far fronte ai propri impegni nel lungo periodo, il 62% pensa che la maggior parte dei loro colleghi non vi riuscirà. Il 73% degli investitori istituzionali italiani (69% a livello globale) concorda con il fatto che le tradizionali tecniche di diversificazione e di costruzione del portafoglio debbano essere sostituite con nuovi approcci.
 
L’indagine evidenzia come:
il 67% degli investitori istituzionali a livello globale pensa che il private equity offra rendimenti adeguati al rischio maggiori rispetto alle asset class tradizionali e più della metà (55%) ritiene che questa tipologia di investimento fornisca una migliore diversificazione rispetto alle azioni tradizionali;
il 73% ritiene che il private debt offra rendimenti adeguati al rischio maggiori rispetto ai bond tradizionali. Le aree considerate più promettenti sono le infrastrutture, l’healthcare, il settore tecnologico e il settore dei media e delle telecomunicazioni. Molti si dichiarano, inoltre, disponibili a considerare un utilizzo maggiore di strumenti di direct landing (44%) e di collaterized debt (34%);
circa un terzo degli investitori istituzionali a livello globale (34%) dichiara di voler pianificare nel corso dei prossimi 12 mesi una maggiore allocazione sugli asset reali, includendo gli immobili e il finanziamento di infrastrutture e di aeromobili. Sulla base di quanto osservato attraverso le view globali dei mercati, nel 63% dei casi i decision maker istituzionali investono in asset reali con l’obiettivo di ottenere maggiori ritorni;
il 63% degli istituzionali italiani (56% a livello globale) afferma di stare incrementando la propria esposizione agli investimenti alternativi. L’adozione di strategie alternative non è limitata ai portafogli con obiettivo di crescita, il 87% degli intervistati in Italia (77% nel complesso) dichiara che gli investimenti alternativi hanno anche un ruolo di liability-driven investing.
 
 
 
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