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Mercati a un punto di SVOLTA

I rendimenti americani a 10 anni hanno toccato il massimo del recente range di fluttuazione, mentre il crollo del prezzo del petrolio, dovuto a un eccesso d’offerta, potrebbe segnalare la fine del rally del mercato creditizio

14/03/2017 Pierre Olivier Beffy
La scorsa settimana, la Bce ha aperto le danze anticipando la Fed, la BoE e la BoJ i cui meeting si terranno in settimana. Molto spesso i mercati reagiscono più velocemente del consensus. Nonostante il consensus si aspettasse un dibattito su un calo dell’acquisto di asset da parte della Bce il prossimo anno, una indicazione (anche minima) su una posizione hawkish potrebbe essere un’occasione per anticipare una stretta monetaria della Bce. Rendendo noto che ci sono state discussioni sulla possibilità di far decadere la forward guidance della Bce per mantenere i tassi “al livello attuale o più bassi”, Draghi ha spinto al rialzo i rendimenti europei.
 
Anche il rendimento americano a 10 anni ha registrato un rialzo attestandosi al di sopra del 2,6%, il massimo del range di fluttuazione degli ultimi mesi (2,3 – 2,6).Tale range è in linea con il nostro scenario secondo cui i mercati obbligazionari dovrebbero metabolizzare il tema della reflazione in questa prima parte del 2017. Un aumento dei tassi da parte della Fed la prossima settimana sembra essere completamente prezzato dai mercati obbligazionari. Secondo noi, è, dunque, troppo presto per un aumento dei rendimenti delle obbligazioni americane al di sopra dei livelli toccati negli ultimi mesi. Inoltre, dato che i leading indicators sono circa sui massimi e che l’inflazione dovrebbe registrare un calo nel secondo trimestre, i mercati obbligazionari saranno sensibili agli hard data, che sono stati meno positivi rispetto ai leading indicators negli ultimi 4 mesi.
 
I mercati finanziari hanno beneficiato di un certo livello di ottimismo, che ha permesso che, nonostante l’aumento nei rendimenti lo scorso, le condizioni finanziarie non registrassero un peggioramento negli ultimi trimestri. Tuttavia, la scorsa settimana, il mercato americano high yield ha subito una correzione e per questo continuiamo a monitorare i mercati obbligazionari americani che sono un leading indicator dell’economia quando si è nella fase di maturità del ciclo economico. Gli spread dell’high yield US sono tuttora molto bassi, ma il loro recente rialzo potrebbe essere un segnale della fine del rally dei mercati obbligazionari Usa.
 
Allo stadio attuale, l’aumento degli spread dell’high yield americano è principalmente riconducibile al crollo del prezzo del petrolio. L’oro nero ha recentemente sofferto parecchio a causa di timori su un eccesso di offerta. Secondo l’US Department of Energy, le scorte di petrolio sono aumentate molto più del previsto (8,2 milioni di barili la scorsa settimana) fino a toccare un nuovo livello record. Il nostro analista che segue l’andamento del petrolio, Theepan Jothilingam, non nutre attualmente timori poiché la domanda (di petrolio) è ancora robusta. Il rischio, comunque, è che se i produttori americani dovessero aumentare in modo aggressivo la produzione e se il prezzo dovesse registrare un significato calo, alcuni paesi dell’Opec potrebbero non rispettare gli accordi presi: potrebbe così crearsi una spirala viziosa che spingerebbe ulteriormente al ribasso il prezzo del petrolio.
 
Alla luce di ciò, sarà necessario monitorare il mercato del petrolio nelle prossime settimane. In genere, i punti di svolta del mercato del petrolio hanno portato a cambiamenti nei leading indicators, nell’economia a livello globale e, dalla crisi finanziaria, anche nei mercati finanziari (si veda grafico sottostante). Nell’attuale contesto che si caratterizza per un’elevata correlazione tra le varie asset class e una solida fiducia da parte degli investitori, il recente calo del prezzo del petrolio non può passare inosservato. Tale evento potrebbe derivare dal fatto che gli investitori sono sempre più nervosi sul vero status dell’economia reale che potrebbe non essere in forma come invece ci mostrano i leading indicators.
 
 
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