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BCE, tassi fermi al minimo. Su le stime di Pil e inflazione

Atteggiamento accomodante di Mario Draghi, che ha confermato che i tassi possono essere anche su livelli pi bassi in futuro

10/03/2017 Stefania Pescarmona
Atteggiamento accomodante di Mario Draghi ieri pomeriggio in conferenza stampa. Il numero uno della Bce ha ricalcato il tono delle riunioni precedenti, confermando che i tassi possono essere anche su livelli più bassi in futuro. L'Eurotower prevede, infatti, di mantenere i livelli dei tassi di interesse al livello attuale o più basso per un periodo prolungato e anche oltre l'orizzonte temporale del quantitative easing che al momento è atteso concludersi a dicembre.

L’unica cosa che è stata modificata in termini di forward guidance è stata l’eliminazione al riferimento che la Bce farà ricorso a tutti gli strumenti in suo possesso se la situazione dovesse peggiorare. A giustificazione di ciò, Draghi ha sottolineato che i downside risk (rischi al ribasso) permangono, anche se si sono ridotti considerevolmente rispetto al passato.

Così ieri la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi d'interesse: il tasso principale rimane fermo quindi al minimo storico dello 0,00%, quello sui depositi bancari a -0,40% e quello di rifinanziamento marginale a 0,25%.  
Nessuna modifica del Quantitative easing della Banca centrale europea: contrariamente alle richieste giunte soprattutto da parte tedesca, il Consiglio direttivo ha confermato l'attuale livello di acquisti (80 miliardi) fino alla fine di marzo per poi scendere - come già deciso - a 60 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2017 "o anche oltre se necessario".
 
Sull’economia, la Bce ha rivisto al rialzo le stime sul Pil e sull’inflazione. Per quest’ultima, le proiezioni del 2017 sono state portate all’1,7% (da 1,3% delle stime di dicembre), mentre nel 2018 sono state alzate all’1,6% (da 1,5%) e nel 2019 sono rimaste invariate all’1,7%. Nonostante la sostanziale revisione al rialzo per l’anno in corso, Draghi ha detto che il Comitato esecutivo di Francoforte non è ancora pienamente convinto dei recenti sviluppi dell’inflazione e che le aspettative sono ancora distanti dal target del 2%.
 
“Nel complesso, Draghi è apparso più accomodante del solito, forse più di quanto si aspettava qualche operatore, anche se non ha mancato di sottolineare i segnali di accelerazione mostrati dall’economia in questo inizio d’anno. Questo atteggiamento potrebbe essere stato apprezzato dal mercato, quando mancano pochi giorni al rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve – ha dichiarato Vincenzo Longo, market strategist di IG - Se da un lato, la Fed gioca ormai a carte scoperte, dall’altro, la Bce preferisce rimanere più cauta in attesa dei prossimi appuntamenti elettorali, richiamati da Draghi tra i principali event risk per l’anno in corso”.
 
In proposito, il 15 marzo i cittadini olandesi andranno al voto e i consensi al momento danno un lievissimo vantaggio a Geert Wilders, leader del partito delle Libertà (PVV) ed euroscettico, rispetto all’attuale premier, Mark Rutte.

Ma l’attenzione degli operatori rimane rivolta alla Francia, che andrà al voto a fine aprile. I recenti sondaggi vedono in vantaggio al secondo turno, Emmanuel Macron, che dovrebbe scongiurare il “pericolo” Le Pen.
 
“Il sottopeso sull’area euro è ancora molto alto, dato che molti di questi rischi sono incorporati nei prezzi. Se il timore politico dovesse dissolversi, probabilmente i flussi in acquisto sull’area euro si intensificheranno e le probabilità che la Bce riveda il proprio piano di Qe subito dopo le vacanze estive cresceranno. Prima di settembre, non ci aspettiamo nessuna modifica all’attuale politica monetaria", commenta Longo, che aggiunge che ieri sui mercati, le parole di Draghi sono state accolte positivamente, con gli acquisti dirottati principalmente sui titoli bancari. Tra le valute, l’euro ha tentato un apprezzamento verso le principali valute mondiali, anche se tale movimento è in gran parte rientrato nell’ultima parte della sessione. "Nonostante il petrolio sia scivolato ai minimi da oltre tre mesi, i tassi sui bond rimangono su livelli molto elevati e questo è un campanello di allarme in attesa delle decisioni della Fed della prossima settimana", conclude l'esperto. 
 
 
 
 
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