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Il nodo IVA, stangata in arrivo?

Secondo Pucci (Unimpresa), l'innalzamento delle aliquote Iva, quella ordinaria dal 22 al 24% e quella agevolata dal 10 al 13, sarebbe un'altra stangata di tasse che rischierebbe di massacrare la ripresa economica

06/03/2017 Redazione
"L'Unione europea vuole imporre subito all'Italia l'innalzamento delle aliquote Iva, quella ordinaria dal 22% al 24% e quella agevolata dal 10% al 13%. La richiesta è arrivata al governo italiano e si inquadra in una manovra, studiata nei dettagli dai tecnici di Bruxelles, volta allo spostamento del carico fiscale dal lavoro ai consumi. Il caldeggiato inasprimento dell'imposta sul valore aggiunto, pertanto, è slegato dall'eventuale azionamento delle clausole di salvaguardia previste dalle leggi di stabilità e di bilancio approvare negli scorsi anni. Ma a nostro giudizio, l'Italia non deve dar seguito a questa pretesa e respingerla fortemente: si tratterebbe di un'altra stangata di tasse che rischierebbe di massacrare la ripresa economica".

La denuncia arriva dal vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, che - dopo aver visionato la documentazione predisposta dagli uffici della Commissione Ue e allegata alla comunicazione sugli squilibri macroeconomici inviata al governo italiano lo scorso 22 febbraio - ha aggiunto: "Il progetto prevede di utilizzare il maggior gettito derivante dall'incremento delle aliquote Iva come risorse per crediti di imposta sui redditi più bassi. Le stesse simulazioni della Commissione, però, mostrano come gli stipendi avrebbero benefici assai contenuti a fronte di sicuri aumenti dei prezzi che finirebbero col fiaccare i consumi e dunque di mettere una zavorra alla crescita del Paese. Riteniamo pertanto fondamentale che l'esecutivo guidato da Paolo Gentiloni non dia seguito a questa ennesima, assurda imposizione dell'Unione europea". 
 
Il riferimento va appunto a uno studio della Commissione Ue, contenuto nei documenti di Bruxelles allegati alla comunicazione sugli squilibri macroeconomici inviato al governo italiano il 22 febbraio, secondo il quale portare l'Iva dal 10 al 13% avrebbe effetti "progressivi" e comporterebbe aumenti del reddito disponibile fino al 3% per le fasce più basse se le risorse fossero destinate a un credito d'imposta per il lavoro dipendente.
 
Nel documento di lavoro si sottolinea anche che "uno spostamento ottimale del carico fiscale verso i consumi potrebbe ridurre ulteriormente l'onere fiscale sul lavoro e favorire la lotta contro la povertà e la disuguaglianza".
 
 
 
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