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BANCHE, crollo dei prestiti e boom di btp

Secondo il rapporto di Unimpresa, negli ultimi 8 anni sono crollati di quasi 80 miliardi i finanziamenti bancari alle imprese, mentre gli istituti hanno incrementato gli acquisti di titoli di Stato di 240 miliardi

05/03/2017 Stefania Pescarmona
Sono crollati di quasi 80 miliardi di euro i finanziamenti bancari alle imprese negli ultimi 8 anni con i crediti deteriorati cresciuti di 243 miliardi, mentre gli istituti, che hanno ricevuto 123 miliardi in più di liquidità dalla Bce, hanno incrementato gli acquisti di titoli di Stato di 240 miliardi.

Lo si è appreso dal rapporto del Centro studi di Unimpresa sulle banche italiane in 8 anni di crisi tra prestiti alle aziende e investimenti in debito pubblico. Secondo lo studio, che ha incrociato dati della Banca d'Italia e della Banca centrale europea, lo stock di impieghi alle imprese è sceso dunque da 869,4 miliardi del 2008 a 791,8 miliardi (-9%) nel 2016, mentre le masse finanziare prelevate dagli istituti italiani dalla Banca centrale europea sono salite da 50 miliardi a 173 miliardi (+245%).

La parte più a rischio, ovvero le sofferenze, è passata dai 41,3 miliardi del 2008 ai 125 miliardi del 2012 ai 197,9 miliardi del 2016 con una variazione, in otto anni, di 156,6 miliardi (+379,18%).  Contemporaneamente, nel portafoglio delle banche italiane i bot e i btp sono aumentati da 175 miliardi a 415 miliardi (+137%), con un incremento, in otto anni, di 240,3 miliardi (+137,39%), mentre i crediti deteriorati degli istituti (prestiti non rimborsati regolarmente) sono saliti da 87,1 miliardi del 2008 a 330,3 miliardi (+280%) alla fine dello scorso anno, con un incremento, in otto anni, di 243,4 miliardi (+279,45%)

"Le operazioni di politica monetaria, dunque, non hanno consentito al motore del credito di ripartire regolarmente e il malfunzionamento è segnalato sia dall'ammontare di bot e btp comprati dalle banche sia dall'andamento dei crediti deteriorati e delle sofferenze" ha commentato il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, che poi ha aggiunto: "Lo Stato salva le banche, con un fondo da 20 miliardi che potrebbe non bastare, ma non ci sono certezze sulla riapertura dei rubinetti dei finanziamenti: chi ci assicura che ripartiranno?". 
In questo contesto, il settore bancario si è ristrutturato per ridurre i costi operativi.

Il risultato sono 164 banche in meno e 4.628 sportelli chiusi. Gli istituti erano, infatti, 799 nel 2008, 706 nel 2012 e 635 nel 2016: in otto anni, dunque, tra fusioni e concentrazioni varie, si è registrata una diminuzione superiore al 20% di banche. E anche la rete ha subito un ridimensionamento: gli sportelli erano, infatti, 34.139 nel 2008, 32.881 nel 2012 e 29.511 nel 2016 con un calo del 13,65%.

 
 
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