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Arrivederci Italia, il lavoro è all’ESTERO

Nel 2015, i laureati italiani con più di 25 anni di età che hanno lasciato il nostro Paese sono stati quasi 23 mila, in crescita del 13% sul 2014. Lo rivela l'Istat

07/02/2017 Stefania Pescarmona
Sempre più spesso, il lavoro lo si trova all’estero. O comunque, ancora prima, si esce dai confini nazionali per trovare un’occupazione.  

Dal report “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente” dell’Istat emerge, infatti, che sono aumentati i laureati italiani con più di 25 anni di età che lasciano il Paese: nel 2015 sono stati, infatti, quasi 23 mila, in crescita del 13% sul 2014. 
Ma questo trend non ha riguardato solo i laureati: l’emigrazione è aumentata anche fra chi ha un titolo di studio medio-basso. Nel 2015, infatti, il saldo migratorio con l’estero degli italiani con almeno 25 anni ha registrato una perdita di residenti pari a 51 mila unità, in aumento del 9%, anche tra coloro che sono arrivati a prendere solo il diploma.
Complessivamente, quindi, considerando le due voci,  due anni fa, il numero di emigrati italiani con più di 24 anni  è stato di circa 73 mila unità, 7 mila in più rispetto al 2014.  

Mete preferite
Il Regno Unito continua a essere la meta preferita dei laureati (quasi 4 mila), davanti a Germania (oltre 3 mila) e Svizzera (più di 2 mila). 
La residenza favorita da coloro che posseggono un titolo di studio fino al diploma, invece, è la Germania (9 mila) seguita dal Regno Unito (8 mila).
Infine, tra le mete oltreoceaniche, ci si reca soprattutto negli Stati Uniti (quasi 4 mila) e in Brasile (3 mila), movimenti che interessano, nel 36% dei casi, italiani in possesso di laurea.
Se si passa invece ad analizzare il fronte immigrazione, gli immigrati italiani con più di 24 anni sono stato 22 mila, quasi mille in più rispetto al 2014, di cui oltre 7 mila in possesso della laurea (35%), provengono prevalentemente da Germania, Svizzera e Brasile. 
 
A livello complessivo, su tutta la popolazione, il saldo migratorio è positivo, ma sempre in diminuzione
Anche se si passa poi ad analizzare tutta la popolazione (indipendentemente dall’età), dal report risulta che continua a crescere il numero delle emigrazioni (cancellazioni dall’anagrafe per l’estero): nel 2015, infatti, sono state 147 mila, l’8% in più rispetto al 2014. 
 
“Negli ultimi vent’anni i flussi migratori con l’estero hanno rappresentato il principale fattore di crescita della popolazione residente in Italia, producendo un saldo migratorio positivo e contribuendo a modificare la popolazione residente dal punto di vista quantitativo e strutturale”, si legge nella ricerca, che poi aggiunge che “negli ultimi cinque anni, tuttavia, le immigrazioni si sono ridotte del 27%, passando da 386 mila nel 2011 a 280 mila nel 2015. Le emigrazioni, invece, sono aumentate in modo significativo, passando da 82 mila a 147 mila”. 
Il saldo migratorio netto con l’estero, pari a 133 mila unità nel 2015, ha registrato il valore più basso dal 2000 e non è più in grado di compensare il saldo naturale largamente negativo (-162 mila). Nel 2015 la popolazione residente è diminuita di 130 mila unità. Il calo ha riguardato esclusivamente i cittadini italiani (142 mila residenti in meno), mentre la popolazione straniera è aumentata di circa 12 mila residenti. Anche se in misura ridotta rispetto al passato, l’apporto della componente straniera della popolazione ha garantito comunque un contributo ampiamente positivo sia alla differenza tra nascite e decessi (+66 mila) sia al saldo migratorio con l’estero (+205 mila). I cittadini italiani, invece, hanno accumulato nel corso del 2015 una perdita netta di popolazione di circa 72 mila unità fra iscritti e cancellati per l’estero; tale perdita è salita a oltre 227 mila unità nel saldo naturale.

 
 
 
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