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Imprese, crescono le pmi che ricorrono al mercato dei CAPITALI

Tutti i dettagli nello studio realizzato dal Dipartimento Baffi Carefin dell’Università Bocconi, redatto in collaborazione con Equita Sim

30/01/2017 Stefania Pescarmona
Nel corso degli ultimi anni, a causa degli effetti della crisi finanziaria del 2007-2008 e della ridotta capacità del sistema bancario di agire come unica fonte di finanziamento, le imprese italiane hanno intensificato il proprio ricorso ai mercati internazionali dei capitali, sia per rifinanziare il debito bancario esistente sia per sostenere le proprie prospettive di crescita. 

A metterlo in evidenza  è stato lo studio realizzato dal Dipartimento Baffi Carefin dell’Università Bocconi redatto in collaborazione con Equita Sim che è stato illutrato nel convegno intitolato “Does investing in Italian capital markets pay? The past decade perspective”.

Lo studio  -  presentato da Stefano Caselli, Prorettore per l’internazionalizzazione Università Bocconi e BAFFI CAREFIN, e Stefano Gatti, Direttore Full Time MBA, SDA Bocconi e BAFFI CAREFIN – ha confermato che tale fenomeno è ancor più significativo se inquadrato nel contesto economico del nostro Paese, storicamente caratterizzato da un eccessivo peso del credito bancario convenzionale rispetto alle fonti di finanziamento alternative. Le protratte difficoltà del nostro sistema bancario hanno, infatti, ulteriormente rafforzato l'importanza dei mercati dei capitali e, per la prima volta da diversi anni, i mercati hanno guadagnato un ruolo di riguardo anche nella definizione delle politiche economiche dei più recenti governi. 
 
La ricerca ha inoltre sottolineato come l’equity italiano avrebbe garantito agli investitori rendimenti interessanti se essi avessero effettuato un efficace stock picking e, piuttosto, si fossero focalizzati sulle imprese di medie dimensioni, appartenenti ai settori dell’eccellenza industriale italiana (come moda, food & beverage e automotive, insieme ad altri player emergenti nel campo dell’e-commerce) e con fondamentali robusti. Ad esempio, il FTSE STAR, indice che include la maggior parte delle medie imprese più virtuose appartenenti ai settori strategici dell’industria italiana, ha mostrato una performance buy-and-hold del 2% medio annuo a cui si deve sommare un ulteriore 2,7% medio annuo relativo ai dividendi distribuiti.  
       
In linea con i risultati ottenuti nell’ambito dell’equity quotato, anche gli investimenti in private equity italiano avrebbero offerto nel corso del periodo considerato ottime possibilità di rendimento. Secondo i dati riportati, infatti, da Aifi e Kpmg, l'IRR medio lordo nel corso degli ultimi 10 anni è stato dell’8,8% annuale.  

Passando poi al mercato dei debito, la tendenza generale è stata quella di un calo nei rendimento per le obbligazioni corporate italiane. Tale calo indica, in circostanze normali, un miglioramento della qualità del credito degli emittenti. Al contrario, sia gli emittenti finanziari sia quelli industriali sono stati colpiti da un deterioramento del rating, per lo più legato alla crisi economica. Tale incoerenza è spiegata dalle straordinarie misure di politica monetaria messe in campo dalla Bce. In ottica relativa, le obbligazioni corporate italiane hanno garantito rendimenti più elevati rispetto ad altri Paesi europei, per lo più spiegati dalla crisi del debito sovrano e da un più elevato rischio paese, nonostante la solidità dei fondamentali delle imprese (dimostrato dalla bassissima incidenza di fallimenti durante la grave recessione economica).  
 
“Sviluppare in Italia un mercato dei capitali efficace non solo è prioritario per le imprese, ma anche remunerativo e compatibile con i rendimenti richiesti dal lato investitori”, ha commentato  Alessandro Profumo, presidente di Equita Sim, che poi ha aggiunto che in tale contesto Equita Sim - che da oltre 40 anni è un attore forte e innovativo nei mercati finanziari- ha molto contribuito alla loro evoluzione e si impegna a promuoverne lo sviluppo futuro”.   
 
L’ad Francesco Perilli ha poi  commentato positivamente l’operato delle istituzioni: “Siamo molto lieti che nella legge di bilancio 2017 sia stata approvata una serie di incentivi fiscali volti ad aumentare il numero degli investitori domestici in titoli azionari e di debito di imprese italiane e che tali iniziative, per la prima volta, incentiveranno gli investitori di lungo termine sia istituzionali che retail”, ha detto Perilli, mentre Andrea Vismara, Head of Investment Banking di Equita Sim, ha individuato precise iniziative da intraprendere per stimolare la crescita e l’efficienza dei mercati dei capitali, tra cui la necessità di migliorare e semplificare la normativa (inclusa quella fiscale), al fine di incentivare l’utilizzo dei mercati da parte delle imprese, la necessità di promuovere l’industria del risparmio gestito in Italia e la nascita di nuovi investitori domestici, in particolare di quelli di lungo periodo dedicati alle Small Caps e, infine, la necessità di snellire la regolamentazione che grava sui mercati, anche attraverso la modifica o la revisione delle recenti iniziative come la MiFID II e la MAR. 
 
 
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