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La chance FISCALE dei piani individuali di risparmio

Diritto tributario e dintorni, rubrica a cura dell'avv. Antonio Longo, DLA Piper Studio Legale Tributario Associato

19/12/2016 Antonio Longo
La recente crisi di Governo, conclusasi con la formazione del nuovo esecutivo Gentiloni, ha portato in tempi rapidissimi all'approvazione definitiva da parte del Senato della Legge di Bilancio 2017 sulla base di un testo "blindato" rispetto a quello licenziato dalla Camera, facendo passare "quasi" inosservate alcune rilevanti novità tributarie che interessano da vicino il settore degli investimenti finanziari.
 
Tra queste si segnala la previsione secondo cui, dal 2017, i risparmiatori fiscalmente residenti in Italia potranno ridurre il proprio carico fiscale gravante su alcune tipologie di redditi di natura finanziaria, mediante l'adesione al nuovo regime fiscale opzionale applicabile ai cd. piani individuali di risparmio ("PIR").
 
Il regime fiscale in questione prevede, infatti, l’esenzione da imposizione dei redditi diversi e di capitale, conseguiti al di fuori dell’esercizio di impresa commerciale, derivanti dagli strumenti finanziari compresi nei PIR. 
 
L'obiettivo principale è quello di stimolare gli investimenti nel capitale di rischio delle imprese e di rendere la fiscalità italiana più “attraente”, sulla scia di altre misure introdotte dalla stessa Legge di Bilancio (come il regime fiscale dei "nuovi Italiani", già commentato su questa rubrica).
 
Potranno beneficiare del nuovo regime coloro che investiranno somme o valori, per un ammontare non superiore a 30.000 euro per ciascun anno solare, fino ad un importo complessivo massimo di 150.000 euro, attraverso l’apertura di un rapporto di custodia o amministrazione o di gestione di portafogli o altro stabile rapporto, con opzione per l’applicazione del regime del risparmio amministrato, o di un contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione, avvalendosi di intermediari abilitati. 
 
Il nuovo regime si applica al ricorrere di specifiche condizioni, in particolare: 
 
a) almeno il 70% del valore del PIR deve essere investito strumenti finanziari, anche non quotati, emessi o stipulati con imprese (diverse da quelle immobiliari) che siano fiscalmente residenti in Italia oppure in altri Paesi Ue o dello Spazio economico europeo ("SEE") e che abbiano una stabile organizzazione in Italia;
 
b) almeno il 30% della quota del 70% (pari al 21% dell’investimento complessivo) deve essere investita in azioni o quote di società diverse da quelle che compongono l’indice Ftse Mib di Borsa italiana oppure indici equivalenti di altri mercati regolamentati; 
 
c) gli strumenti finanziari inseriti nel PIR devono essere detenuti per almeno cinque anni. 
 
Le agevolazioni si applicano anche nel caso di investimenti in Oicr italiani, residenti in Stati Ue, ovvero nello SEE, che a loro volta investano almeno il 70% dell’attivo nei suddetti strumenti finanziari e rispettino le ulteriori condizioni previste per la composizione del portafoglio. 
 
I redditi di capitale e i redditi diversi (i) derivanti dalla detenzione o negoziazione di partecipazioni qualificate (i.e. rappresentanti una percentuale di diritti di voto esercitabili nell'assemblea ordinaria superiore al 2% o al 20% ovvero una partecipazione al capitale od al patrimonio superiore al 5% o al 25%, a seconda che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni) e (ii) quelli che concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini Irpef del risparmiatore non rientrano nella nuova disciplina. 
 
Non sarà inoltre possibile inserire nel PIR (i) una quota superiore al 10% in depositi e conti correnti oppure in strumenti finanziari di uno stesso emittente o stipulati con la stessa controparte o con società appartenenti al medesimo gruppo dell’emittente o della controparte, così come (ii) strumenti finanziari emessi o stipulati con soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli che consentono un adeguato scambio di informazioni. 
 
Nel caso in cui la cessione degli strumenti finanziari avvenga prima del quinquennio, il contribuente dovrà corrispondere le imposte non versate in forza dell’agevolazione in commento, insieme agli interessi, ma senza l’applicazione di sanzioni amministrative. 
 
Ove si verificasse il rimborso degli strumenti finanziari, per non perdere le agevolazioni, il contribuente dovrà reinvestire l’ammontare conseguito in altri strumenti finanziari nel rispetto delle condizioni di cui sopra entro 30 giorni dal rimborso. 
 
Qualora dovessero venir meno le condizioni per l'agevolazione e quindi si applicasse la tassazione in via ordinaria, le minusvalenze, le perdite e i differenziali negativi realizzati mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso degli strumenti finanziari nei quali è investito il piano potranno essere dedotti dalle plusvalenze, differenziali positivi o proventi realizzati nelle successive operazioni poste in essere nell’ambito del medesimo piano e sottoposti a tassazione nello stesso periodo d’imposta e nei successivi ma non oltre il quarto.
 
Inoltre, alla chiusura del piano le minusvalenze, perdite o differenziali negativi potranno essere portati in deduzione non oltre il quarto periodo d’imposta successivo a quello del realizzo dalle plusvalenze, proventi e differenziali positivi realizzati nell’ambito di altro rapporto con esercizio dell’opzione per il risparmio amministrato, intestato allo stesso titolare del piano.
 
La legge prevede che il trasferimento mortis causa degli strumenti finanziari detenuti nel PIR è esente ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni. 
 
Infine, è opportuno segnalare che ogni risparmiatore può essere titolare di un solo PIR e, a tal fine, l’intermediario o l’impresa di assicurazione presso il quale è costituito il piano, all’atto dell’incarico, deve acquisire dal titolare un’autocertificazione con la quale lo stesso dichiara di non essere titolare di un altro piano di risparmio a lungo termine.
 
 
L'Avv. Antonio Longo è associato nel dipartimento di diritto tributario di DLA Piper Studio Legale Tributario Associato ed ha maturato una consolidata esperienza nell'assistenza a clienti istituzionali e privati, italiani ed esteri, con particolare riferimento agli aspetti di fiscalità nazionale ed internazionale relativi a transazioni commerciali e societarie, all'imposta sul valore aggiunto, alle imposte di successione e donazione, alla fiscalità immobiliare e al sistema sanzionatorio tributario.

Assiste persone fisiche e famiglie con grandi patrimoni (high net worth individuals), intermediari finanziari, trust companies e family officers in relazione ai profili legali e tributari connessi al passaggio generazionale, agli strumenti di protezione patrimoniale, al trasferimento di residenza all’estero e alla riorganizzazione del patrimonio personale e di impresa. Si occupa di procedure di interpello nazionali ed internazionali, assiste i clienti nell’ambito della procedura di voluntary disclosure, nella definizione pre-contenziosa e contenziosa delle controversie tributarie ed ha maturato esperienza in materia di diritto penale-tributario.

E' autore di articoli sul Sole 24 Ore e sulle principali riviste di diritto tributario.
 
 
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