https://www.salonedelrisparmio.com/area-riservata/
 :: E-MAIL :: PASSWORD ::
 Non sei registrato: iscriviti! Hai perso la password: recuperala!

 
Sei Qui: > Home Page > PF News > PF Mondo Consulenti > PFAwards'17: ecco Palazzo Clerici, cornice da GALA
 
 Condividi: 

video porno italiano una porno site nuovi sesso film italiano.

PFAwards'17: ecco Palazzo Clerici, cornice da GALA

Vi presentiamo la meravigliosa location della cena di gala

23/11/2016 Giacomo Nero
Manca poco alla premiazione dei vincitori dei PFAwards'17 che avverrà, come di consueto, all'interno della Cena di Gala della manifestazione. 
 
La cornice della serata sarà Palazzo Clerici, una location d'eccezione che racchiude al suo interno un enorme patrimonio in termini di arte (celeberrimi gli affreschi del Tiepolo, sarà offerta agli ospiti della cena una visita guidata) e cultura (antico palazzo padronale, è una delle dimore più sfarzose della Milano del settecento). Ma vediamo un po' di storia, grazie a una ricerca incrociata tra il sito LombardiaBeniCulturali, Wikipedia, e il portale StoriadiMilano (ricerca di Mauro Colombo).
 
LE ORIGINI

Palazzo Clerici sorge in quella parte più antica di Milano da dove partiva la strada per Como, nella via (oggi Clerici) che un tempo era detta “Contrada del prestino dei Bossi”, nella parrocchia di San Protaso ad Monachos.
 
I Clerici erano una famiglia di mercanti serici originari di Cavenago, in quel di Como. Si trasferirono a Milano quando, accumulate notevoli ricchezze anche con l’attività di prestito ad interessi, vollero dare maggior visibilità alla propria condizione economica e sociale. Il capostipite di una delle famiglie divenute nell’arco di un secolo tra le più potenti, ricche ed influenti dell’intero Ducato fu Giorgio I, che nell’ottica di investire i denari fino ad allora guadagnati con le proprie attività, iniziò ad acquistare terreni ed immobili in varie località comprese tra Milano e Como. Ancora oggi si possono ammirare imponenti ville e palazzi di campagna che testimoniano il potere raggiunto da tale famiglia: a Niguarda, a Tremezzo sul lago di Como, a Castelletto di Cuggiono. Quest’ultima, imponente e scenograficamente affacciata sul Naviglio Grande, era la più amata dalla famiglia, tanto da riuscire a farsi infeudare parte del territorio circostante con una offerta economica irrisoria che tuttavia l’Erario accettò senza batter ciglio, palesando così la spregiudicatezza e le interessate amicizie che la famiglia poteva vantare negli organi politici dell’epoca.
 
Il palazzo milanese, vero punto di partenza per dare lustro alla famiglia all’interno del Ducato, ebbe origine nel 1653, con l’acquisto di una non vasta ma prestigiosa “casa da nobile” messa in vendita dai Visconti di Somma. I successivi acquisti dei lotti adiacenti al primo nucleo permisero di ingrandire sempre più il palazzo, fino alla sua attuale estensione, raggiunta nel 1695, quando con l’annessione dell’ultimo caseggiato prospiciente la contrada ebbero inizio i lavori di ammodernamento e configurazione unitaria. Nel frattempo, il figlio Pietro Antonio aveva acquistato il feudo di Cavenago, ottenendo contestualmente il titolo nobiliare, poi affiancato a quello di marchese.
 
Benchè entrati nella nobiltà cittadina da poco tempo (nobiltà familiare comunque rafforzata da opportuni matrimoni, che permisero di imparentarsi coi Pallavicino), Giorgio riuscì a diventare membro del Senato milanese, per poi ricoprire cariche anche nel Consiglio d’Italia (organo spagnolo preposto al controllo dei possedimenti nella Penisola).
 
Il palazzo raggiunse il culmine dello splendore con Antonio Giorgio (vedi la pagina sulla famiglia Clerici) tra gli anni ’30 e ’60 del Settecento, quando ad abbellire la sfarzosa dimora vennero chiamati numerosi artisti. La struttura definitiva si sviluppò così attorno al cortile d’onore e al retrostante giardino rivolto verso la via Broletto. Altri ambienti aperti costituivano i cortili di servizio, il più interessante dei quali era senz’altro quello delle scuderie e dei depositi per le carrozze, vero vanto e status symbol da sfoggiare tra le vie cittadine, spesso tanto anguste da creare seri problemi di manovrabilità ad equipaggi da sei cavalli.
 
Per l’accesso al piano nobile venne progettata una sontuosa scalinata a tre rampe, caratterizzata dalla presenza di figure antropomorfe, molto simile come stile a quella della villa Clerici di Niguarda, attribuibile a Francesco Bolla. Dalla scala d’onore si accede al prestigioso salone da ballo, con balconate per i musicisti. Da questo salone, vero punto centrale delle serate mondane e dei ricevimenti che i Clerici organizzavano con frequenza, gli invitati passavano attraverso gallerie pensate per sfoggiare le ricchezze del casato, adorne com’erano di vere e proprie opere d’arte.
 
 
GLI AFFRESCHI DEL TIEPOLO

Al Tiepolo venne affidata in Palazzo Clerici la decorazione della volta della galleria al piano nobile, un ambiente dalle proporzioni malagevoli, estremamente dilatato in lunghezza, probabilmente per condizionamenti imposti da preesistenze architettoniche. Intorno al Carro del Sole preceduto da Mercurio, sullo sfondo immenso del cielo striato da nubi bianche e rosate, sono dislocati diversi gruppi figurali di divinità mitologiche (fra cui quello bellissimo di Venere e Saturno), mentre lungo i bordi si susseguono le allegorie delle quattro parti del mondo allora conosciute, delle Arti (entro l'allegoria della Pittura il Tiepolo ha lasciato il suo autoritratto) e altre divinità marine e fluviali. Gli stucchi dorati fortemente aggettanti delle cornici si fondono con le boiseries pure dorate sulle pareti, collegando lo spazio architettonico reale (peraltro già suggestivamente dilatato e moltiplicato dal reciproco riflettersi delle specchiere contrapposte e sfavillanti di luci) con quello immaginario della volta. In questo capolavoro di fantastico illusionismo il Tiepolo anticipa direttamente, nei contenuti iconografici e nelle scelte formali, l'impresa pittorica assai più imponente dello scalone e della Sala Imperiale del Vescovado di Würzburg (1750-52), uno dei massimi vertici del rococò europeo. 
 
Nella corsa della quadriga di Apollo attraverso il cielo vede il sole dell'Austria che si solleva ad illuminare il mondo (nel 1740 Maria Teresa era salita al trono), oppure una celebrazione del mecenatismo di Antonio Giorgio (e più generalmente del casato Clerici), suggerita dalla giustapposizione di Apollo e Mercurio, protettori delle Arti e delle Scienze. Negli inventari settecenteschi la galleria è menzionata come "galleria grande " o "galleria degli intagli", denominazione che prende spunto dai sontuosi rilievi intagliati e dorati di Giuseppe Cavanna, raffiguranti episodi della Gerusalemme liberata, la cui fonte iconografica è stata identificata nelle illustrazioni predisposte dal Piazzetta per l'edizione veneziana dell'Albrizzi del poema tassesco, data alle stampe nel 1745: una ulteriore indicazione della gravitazione di gusto di Antonio Giorgio Clerici verso il rococò veneziano. Forse più tardo è l'inserimento nella galleria della serie di arazzi seicenteschi fiamminghi con Storie di Mosè, le cui incorniciature si avvicinano già al primo neoclassicismo. Giuseppe Cavanna con la sua bottega intervenne nel palazzo anche nella decorazione a stucco e intaglio della cosiddetta "Stanza del Maresciallo", in cui il tema iconografico è costituito dalle Fatiche di Ercole e altre Storie mitologiche, e del piccolo ambiente noto come "Boudoir di Maria Teresa", che documenta il gusto per le cineserie tipico del Settecento. 
 
Alla committenza di Antonio Giorgio, fra la fine degli anni Trenta e negli anni Quaranta del Settecento, vanno fatti risalire in altri ambienti del piano nobile gli affreschi del cremonese Giovan Angelo Borroni e di Mattia Bortoloni. Quest'ultimo maestro di scuola veneta, vero e proprio alter ego del Tiepolo in Lombardia, dalla vena ironica, spiritosa e brillante, è bene rappresentato nel palazzo: sua è la medaglia sulla volta dello scalone (con l'Apoteosi di Giorgio II Clerici, omaggio del pronipote al maggior artefice della fortuna del casato); suoi gli affreschi sulle volte di due ambienti dell'appartamento privato di Antonio Giorgio. Suo, infine, pur se appesantito da rimaneggiamenti, l'affresco sulla volta della "Galleria dei quadri", che ospitava anticamente l'importante collezione di dipinti, dispersa.
 
 
LO ZOCCOLO LIGNEO
 
A tal fine Antonio Giorgio commissionò ad uno dei più conosciuti ed apprezzati ebanisti operanti a Milano la predisposizione di un alto zoccolo ligneo che cingesse tutta la sala; ottenne come risultato una boiserie giudicata oggi la testimonianza più spettacolare dello sfarzo e della raffinatezza artistica raggiunti nel XVIII secolo in Lombardia per quanto concerne l’arte dell’intaglio. Già il summenzionato Bianconi, nella sua Guida, non riuscì a nascondere l’entusiasmo per questa favolosa testimonianza della Milano barocca.
 
L’artista che realizzò tale capolavoro è da ricercarsi in Giuseppe Cavanna (come del resto scrisse lo stesso Bianconi), molto attivo a Milano presso importanti dimore nobiliari, che aveva già dato un’ottima prova della sua maestria in palazzo Perego, in via Borgonuovo, dimora purtroppo distrutta dai bombardamenti del 1943.
 
Il Cavanna lavorò in palazzo Clerici in una fase già matura ed avanzata della sua carriera, e sicuramente venne scelto grazie alle testimonianza lasciate del suo operare: non solo boiserie naturalmente, ma salottini, specchiere, interi arredi barocchetti che andavano ad impreziosire, come detto, le migliori residenza di Milano. La mano del Cavanna è tra l’altro riconoscibile in altri ambienti del palazzo, come ad esempio nella saletta del maresciallo: sue sicuramente le porte e le sovrapporte rivestite da rilievi dorati.
 
Nel salone del Tiepolo Cavanna realizzò dunque, lungo tutto il perimetro, eccezion fatta per gli spazi in corrispondenza delle porte e delle portefinestre che danno sul cortile, una zoccolatura di circa ottanta centimetri di riquadri dipinti a monocromo, oro su bianco, con scene di vita militare. La visione dell’intera boiserie suggerisce lo svolgersi di una unica narrazione epica.
L’insieme rappresenta la Gerusalemme liberata, e si ispira al ciclo di raffigurazioni realizzate da Giovanni Battista Piazzetta che abbelliva l’edizione veneziane edita nel 1745 per i tipi di Giovanbattista Albrizzi, edizione peraltro finanziata in parte dallo stesso Antonio Giorgio Clerici.
Negli intagli si possono così riconoscere non solo le tavole anteposte ai venti canti del poema tassiano, ma anche le rispettive testate, i finalini e i finali. Tuttavia il Cavanna dovette creare ulteriori scene, dato che gli spazi a disposizione superavano le scene realizzate dal Piazzetta: in tali casi è difficile riscontrare una precisa ispirazione artistica.
 
 
GLI ARAZZI
 
Ad Antonio Giorgio ormai non restava, per completare sontuosamente la galleria, che trovare un adeguato rivestimento per le pareti, che idealmente unisse in un unico insieme di bellezza, la boiserie dello zoccolo al soffitto del Tiepolo. Decise così di coprire gli scialbi affreschi che fino ad allora avevano ornato le pareti con una serie di raffinati arazzi, gli stessi che ancora oggi, fortunatamente, possiamo ammirare.
 
Non sappiamo se questi vennero comperati appositamente oppure, più probabilmente, già si trovassero nel patrimonio familiare, esposti in altri ambienti o addirittura in altre dimore. Di certo sappiamo che vennero collocati utilizzando cornici recuperate altrove appositamente per tale scopo, anche se appunto in quanto recuperate chissà dove, hanno dimensioni diverse rispetto a quelle degli arazzi stessi, i quali vennero pertanto piegati quale più quale meno per poter essere ricompresi in tali riquadri lignei.
 
Antonio Giorgio scelse sei arazzi che avessero le giuste dimensioni per porter essere collocati nella galleria d’onore: ne prese quattro grandi rappresentati scene della vita di Mosè, e due più piccoli con scene guerresche di tutt’altro tema. Dei quattro arazzi del ciclo di Mosè possiamo a ragione ritenere che essi facessero parte di un ciclo ben più vasto, formato in totale da otto arazzi, e ciò si evince sia dalla lettura degli inventari di palazzo sia dal fatto che tale ciclo fosse stato prodotto in diverse serie per diverse committenze, e in tutti i casi (o quasi) era composto da otto pezzi. Quello di casa Clerici, per abbellire la galleria, venne così per sempre smembrato.
 
Gli arazzi del ciclo di Mosè sono databili intorno alla seconda metà del 1600, e vennero con buona probabilità realizzati a Bruxelles dalla mano di Jan II Leyniers (come si evince dalle firme poste sugli arazzi stessi: I.L. b.b.). Le firme riportano ad un arazziere di grande livello e fama, facente parte di una famiglia di importanti arazzieri e tintori, che ha consegnato alla storia parecchie opere di altissimo livello. I quattro incastonati alle pareti della sala del Tiepolo rappresentano Mosè al pozzo che disseta le greggi delle figlie di Etro (lo stesso arazzo riporta Moyses adaquat oves); Mosè davanti al faraone trasforma le verghe in serpenti (Moyses petit populi libertatum); Mosè passa il mar Rosso (Pharao cum suis submergitur); Battaglia contro gli Amaleciti (Moyses orante vincuntur Amalecitae). 
 
I restanti due più piccoli arazzi che completavano le pareti della galleria non avevano nulla a che vedere con momenti della vita di Mosè, anche se riportavano la sovrascritta Moyses istoria. Appartenevano in realtà ad un ciclo di Clodoveo, come si è evinto dai cartoni preparatori oggi conservati in Francia. Oggi ne rimane solo uno, l’altro essendo stato rubato nel 1919
 
 
 
Seguici anche su:
Cerca:
 
ProfessioneFinanza testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale della Spezia al n. 03/2009 il 12/06/2009 Proprietario: PFHOLDING Srl Editore: PFHOLDING Srl Direttore Responsabile: Francesco Pelosi Copyright © 2009, Tutti i diritti riservati - Ogni contenuto è riproducibile riportando la fonte, www.professionefinanza.com PFHOLDING Srl - P.I. 01096460116 | Cookie Policy
finanza mercati polizze come finanza leggi guida vita finanziari tassi finanza mercati polizze come finanza leggi guida vita finanziari tassi finanza mercati polizze come finanza leggi guida vita finanziari tassi finanza mercati polizze come finanza leggi guida vita finanziari tassi finanza mercati polizze come finanza leggi guida vita finanziari tassi finanza mercati polizze come finanza leggi guida vita finanziari tassi finanza mercati polizze come finanza leggi guida vita finanziari tassi finanza mercati polizze come finanza leggi guida vita finanziari tassi Sun-Times S.r.l.porno