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Economia ed Etica, un binomio POSSIBILE, basta non sprecare

Intervista esclusiva agli ideatori del progetto Zero Sprechi

02/11/2016 Redazione
Si parla spesso della fattibilità reale di una economia etica, valutando erroneamente che il concetto di profitto, alla base del modello economico moderno, sia di per se inconciliabile con con un approccio imprenditoriale sostenibile.  
Un errore concettuale dovuto principalmente al rifiuto mentale di cambiare le proprie abitudini, perchè se è vero che un’economia etica può essere benissimo profittevole non è altrettanto scontato che la strada per implementare un modello di questo tipo sia semplice. Spesso bisogna ribaltare la propria
Così come la saggezza popolare ci insegna che per fare le cose per bene occorrono attenzione e dedizione, ugualmente adottare un approccio imprenditoriale etico e redditizio richiede impegno e passione per la causa. Ma è possibile, questo possiamo dirlo senza paura di sbagliare.
 
Ecco perchè un’iniziativa come quella di Zero Sprechi, alla quale vogliamo dare voce oggi, non è l’ennesima utopia filosofeggiante, ma la prova concreta che ragionare in senso etico è un vantaggio per tutta la comunità, anche economico. Ne abbiamo parlato con gli ideatori, Dario Billè e Lorenzo Cirlinci. 

Come è nato il progetto Zero Sprechi?

Zero Sprechi nasce al termine di Expo 2015, dall'incontro di Lorenzo Cirlinci e Dario Billè, due trentenni amici di infanzia che dopo 10 anni di lavoro da professionisti in ambiti diversi, volevano dedicarsi alla creazione di un progetto sociale a tema Riduzione degli sprechi ed efficienza nel conferimento dei rifiuti.

Quali sono state le principali difficoltà che avete incontrato fino ad ora? quali invece le soddisfazioni?

Sono principalmente difficoltà logistiche, in quanto non disponiamo di una sede/magazzino ne di mezzi specifici (furgoncini), oltre alla sempreverde mancanza di risorse economiche.
Per mitigare queste problematiche abbiamo stabilito accordi con le associazioni destinatarie delle derrate, per una redistribuzione in tempo zero, ovvero al termine dei mercati, il tutto grazie ai nostri volontari.

Le nostre soddisfazioni sono l'essere riusciti ad interagire con grosse realtà come Comunità Nuova di Don Gino Rigoldi e Banco Alimentare ma anche con gran parte del tessuto associativo presente sul territorio cittadino ed internazionale. (si vedano le manifestazioni di interesse anche in ambito internazionale come FSE network e Feedback international.) Inoltre l'attiva partecipazione degli esercenti ci fa ben sperare per gli sviluppi futuri del progetto.

Allargando il nostro focus sul tema della sostenibilità, come giudicate l'andamento della "sensibilità" del pubblico in merito a questa tematica?

Sicuramente in modo positivo sia dal punto di vista dei privati cittadini che delle istituzioni, vista anche  la crescente sensibilità alle tematiche ambientali e di welfare (vedi documento Food Policy firmato per l'appunto a Milano, e la legge "Gadda" entrata in vigore a Settembre).

Dato che siamo un quotidiano economico, a vostro avviso quanto il tema del contenimento dello spreco può essere positivo, oltre che per gli aspetti meramente etici, anche per quelli economici?

Innanzitutto Etica ed Economia non sono nemici, sono gli strumenti legislativi e la burocrazia che vanno adeguati. Parte della nostra formazione professionale viene dall'industria, dove ridurre lo spreco di materie prime, equivale ad un aumento dell'efficenza.
Ma è più semplice fare un esempio pratico, la frutta e la verdura che rimangono troppo tempo sul banco perchè non bellissime rubano il posto a prodotti a vendibilità maggiore.

Se qualcuno volesse sostenere la vostra iniziativa, quali sono le modalità di supporto?

Siamo in costante crescita, e possiamo essere supportati su più fronti e con livelli di impegno diversi:

- Formulazione di un accordo economico in cambio di visibilità sui mercati 
- Donazioni economiche o materiali (veicoli)
- Hosting del progetto presso un magazzino con spazi non utilizzati o utilizzati solo parzialmente
- Volontariato Professionale, come un commercialista che per un paio d'anni possa aiutarci a configurare correttamente il progetto.
- Volontariato Operativo, che ci aiuti nelle attività di recupero dell'edibile invenduto sui mercati di Milano.



 
 
 
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