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Covip, i fondi pensione battono il tfr e guadagnano iscritti

A livello di costi, esistono notevoli differenze fra le varie forme pensionistiche. Pur se pi onerosi, i Pip hanno raccolto di pi

14/06/2016 Redazione
Il 2015 è stato un anno magro, ma positivo per i fondi pensione, che  battono il tfr e guadagnano iscritti. Dalla relazione della Covip è emerso, infatti, che mentre il tfr si è rivalutato al netto delle tasse solo dell'1,2% (valore che rappresenta il rendimento più basso dal '99 a oggi), i rendimenti medi dei fondi negoziali  sono al 2,7% e al 3% per i fondi aperti. Meglio ancora è andata ai pip (piani individuali pensionistici, in pratica contratti di assicurazione sulla vita) di ramo III, che hanno reso il 3,2%, mentre le gestioni separate di ramo I hanno reso il 2,5%. “In particolare, le linee di investimento a maggiore contenuto azionario hanno realizzato rendimenti annui superiori: 5% nei fondi negoziali, 4,3% nei fondi aperti e 4,4 % nei pip di ramo III”, si legge nella relazione. 

In crescita anche le iscrizioni, che nel 2015 sono arrivate a 7,2 milioni, in aumento del 12,1%, anche se la crisi si è fatta sentire: se dal totale si scomputano infatti i circa 1,8 milioni di lavoratori che hanno smesso di versare i contributi, il dato scende sotto i 5,5 milioni.
Complessivamente, però, su una platea potenziale di 25,5 milioni di soggetti (il dato comprende non solo gli occupati ma anche le persone in cerca di occupazione), il tasso di adesione è cresciuto lo scorso anno al 28,3% dal 25,3% del 2014. E si tratta di un valore incoraggiante, segno che a distanza di oltre vent’anni dall’avvio in Italia della previdenza integrativa qualcosa si sta muovendo.  
 
A livello di costi, esistono notevoli differenze fra le varie forme pensionistiche: su un orizzonte temporale di dieci anni, nei fondi pensione negoziali l’Isc (l’indicatore sintetico di costo) è in media dello 0,4%, mentre nei fondi pensione aperti sale all’1,3% e nei pip  arriva al 2.2. Eppure, pur continuando in media a essere più onerosi, i pip “hanno raccolto la  quota maggiore di nuove adesioni dall’avvio della riforma, grazie anche alle reti di vendita diffuse in modo capillare sul territorio e ai relativi meccanismi di remunerazione”. 
 
Stabile, infine,  l’allocazione degli investimenti, le cui attività ammontano complessivamente a circa 107 miliardi di euro, di cui la quota più rilevante   (62,6 %) è investita in titoli di debito (di cui il 78% è costituito da titoli di Stato), mentre il 16,7% degli  attivi è costituito da titoli di capitale e il 12,8%  da Oicr. 
 
 
 
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