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Consulenza all'impresa - La Bce e quell'assist alle pmi

Mario Draghi potrebbe aver fatto un favore alle imprese. Vediamo perchè.

14/03/2016 Francesco Reggio
Le manovre di Mario Draghi sono al centro di un dibattito a 360 gradi che coinvolge tutti gli attori dello scenario economico europeo (e ovviamente nostrano), compreso il mondo delle imprese. A tal proposito in relazione alle ultime manovre della BCE, vi riportiamo in calce un'analisi da parte del presidente del Gruppo NSA, società specializzata nelle relazioni e nei rapporti con importanti istituti di credito: 
 
In Europa gli indicatori fondamentali si sono indeboliti nelle ultime settimane: questo ha dato il via allo stimolo monetario della Banca Centrale Europea che, unitamente al prezzo basso del petrolio e all’aumento della spesa pubblica, dovrebbero mitigare questi timori.
Inoltre le statistiche economiche segnalano anche un calo della disoccupazione, oggi al 10,4% da un massimo del 12,1%, nell’eurozona. La crescita dei salari e il basso prezzo del greggio sostengono il valore del potere di acquisto, alimentando direttamente i consumi.
Negli ultimi mesi si è assistito anche a un incremento della domanda di credito al ritmo più rapido dalla crisi finanziaria, anche grazie, appunto, al calo dei tassi, ma anche a un leggero allentamento delle condizioni di concessione dei finanziamenti.

È prevedibile che durante il 2016 la Federal Reserve americana operi altri aumenti di tasso, mentre la BCE dovrebbe ulteriormente abbassarli.

Ma quali effetti hanno questi accadimenti sui finanziamenti a medio-lungo termine (Mlt) erogati da NSA ai suoi clienti?
«Ovviamente l’abbassamento dei tassi avrà l’effetto positivo di diminuire il valore delle rate dei finanziamenti - spiega Gaetano Stio, presidente Gruppo NSA - e la liquidità disponibile nelle banche italiane, genererà una maggiore facilità di accesso al credito, soprattutto se i finanziamenti saranno assistiti da garanzie di valore, come quelle utilizzate da NSA, ovvero il fondo centrale di garanzia.
È evidente che un tale scenario favorirà gli investimenti e servirà a stimolare i consumi, con evidenti benefici per le imprese. Ma da questo abbassamento dei tassi ne gioveranno anche le banche. Infatti le nuove operazioni di rifinanziamento vincolate alla concessione di fondi alla clientela (le Tltro) varate dalla BCE ieri, avranno effetti favorevoli a medio lungo termine.
Secondi stime verosimili questo genererà, già nel 2016, oltre 300 mld di maggiori finanziamenti a MLT: quindi i nostri clienti potranno accedere a nuovi finanziamenti, in modo rapido e a costi molto concorrenziali. Il minore costo degli interessi genererà, ovviamente, un incremento dei margini sui prodotti e sui servizi venduti con evidenti benefici per le imprese, ma anche per i consumatori.
Noi consigliamo di optare per un tasso variabile. Il Governatore della BCE Mario Draghi ha infatti annunciato che “i tassi di interesse resteranno ai livelli attuali o inferiori per un prolungato periodo di tempo”». 

Ma cosa genera l’abbassamento dei tassi sui risparmi?
«Chiaramente avrà effetto contrario a quello di chi ha debiti. Paradossalmente, in questo periodo - prosegue Stio -, ci “guadagna” di più chi ha debiti piuttosto che chi ha risparmi da far fruttare. Come sappiamo il fatturato delle banche dipende dalla differenza tra quanto pagano i soldi ai risparmiatori (raccolta) e a quanto li prestano (impieghi). Se i nostri depositi una banca li paga l’1% e li presta al 3%, il suo guadagno è il 2%. Dal quale però vanno decurtati il rischio di credito, ovvero il rischio che l’impresa non renda tutto o parte del finanziamento e degli interessi; e i costi di gestione, ovvero l’organizzazione. Per concludere, ricordiamoci sempre che le banche prestano i nostri risparmi e se sono attente è meglio anche per Noi!».

Saranno queste le manovre che permetteranno all’economia di ripartire?
«Perché l’economia riparta dovrebbe alzarsi l’inflazione - conclude Stio -, almeno di 2 punti, ma non sembra che questo accadrà nei prossimi anni e, per quanto positive le manovre della BCE, non avranno un tale effetto nel breve periodo. Solo se il risparmio diminuisse e aumentassero i consumi crescerebbe l’inflazione e tornerebbero a crescere i tassi. Questi sono i segnali di una economia in ripresa».
 
 
 
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