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Consulenza previdenziale – La nuova strada dei fondi pensione, tra governance e diversificazione

I dati di una ricerca visti dall’esperto di previdenza.

29/02/2016 Giacomo Nero
Il mondo della previdenza ha vissuto negli ultimi venti anni (a partire dalla riforma Dini del 1995) un processo di evoluzione che ha portato il secondo pilastro necessariamente al centro delle attenzioni del lavoratore (anche se non quanto sperato). Parallelamente a questa presa di coscienza, le case di gestione si sono necessariamente dovute adoperare per sviluppare un’offerta adeguata alle esigenze rinnovate della clientela. Prendendo in analisi quest’ultimo elemento State Street ha realizzato un sondaggio, condotto su 400 professionisti del settore in 20 paesi, per capire lo status quo delle aspettative dei professionisti dei fondi pensione . Il campione riguarda sia i sistemi a contribuzione definita sia quelli a prestazione definita in 20 paesi; più di due terzi (68%) degli intervistati provengono da sistemi pensionistici del settore privato, il 25% da fondi pensione del settore pubblico e il 7% da fondi superannuation. Vediamo quanto emerso all’interno del comunicato relativo:

A fronte del crescente numero di sfide che i fondi pensione si trovano ad affrontare, un sondaggio realizzato da State Street, condotto su 400 professionisti del settore in 20 paesi, rivela che il 92% degli intervistati sostiene che i fondi per i quali lavorano hanno in programma di fare una o più modifiche sostanziali ai loro modelli di governance. Oltre due terzi dei partecipanti (68%) stanno pianificando almeno tre cambiamenti.
I principali miglioramenti riguardano la trasparenza e la frequenza del reporting e la trasmissione dati. Oltre il 40% prevede di incrementare nel 2016 il dettaglio o la frequenza del reporting verso il proprio board, mentre una percentuale analoga di intervistati sostiene che aumenterà la trasparenza sulla governance e sulle performance d’investimento del fondo verso i propri membri. Queste azioni sono frutto di un generale incremento dei controlli e derivano dalla crescente complessità del contesto operativo nel settore dei fondi pensione.
Questi cambiamenti avvengono in quanto, come rivela la ricerca, solo il 38% degli intervistati considera molto solida la preparazione in materia di investimenti dei propri organi amministrativi e decisionali. La ricerca “Pensions with Purpose: Meeting the Retirement Challenge” rivela in modo analogo che quando si parla di comprensione dei rischi legati ai fondi pensione, solo il 36% degli intervistati ritiene che le loro competenze siano molto solide. Solo un terzo (32%) ripone un alto livello di fiducia nelle abilità dei loro organi amministrativi e decisionali di guardare oltre le problematiche di breve termine per affrontare i fattori strategici e di lungo periodo che riguardano il portafoglio.
Coloro che adottano un approccio più avanzato in materia di governance si aspettano di eliminare le loro carenze in modo più rapido rispetto al resto del settore e di aumentare anche la loro esposizione agli alternativi. Sei su dieci rivelano che nel corso del prossimo anno investiranno sempre di più nelle strategie degli hedge fund, rispetto al 34% di tutti gli intervistati.  
I cambiamenti nella governance andranno di pari passo con i piani di riduzione dei costi e di diversificazione del portafoglio. Ad esempio, l'80% pianifica di consolidare attività e passività provenienti da piani pensionistici multipli. I due principali vantaggi citati dagli intervistati in termini di consolidamento sono la riduzione dei costi (24%) e il miglioramento dell'efficacia operativa (22%).
"Alla luce del difficile contesto economico e demografico odierno, i fondi pensione più innovativi stanno procedendo con fiducia nell'affrontare la sfida dei pensionamenti", ha detto Federico Viola, Responsabile Asset Owner Solutions per il Sud Europa di State Street. "Anche se non esiste una strategia unica che dia una risposta alle sfide dell'intero settore, i fondi pensione stanno cercando di avere il giusto mix di talento, strategia, rischio ed efficienza”.
"Per quanto riguarda le sfide demografiche, abbiamo meno lavoratori in grado di sostenere un numero crescente di persone che vanno in pensione ed è il momento per il settore di trovare nuove soluzioni. La nostra ricerca sottolinea la necessità per i fondi pensione di sviluppare una mission chiara e strategie sostenibili per garantire il successo al crescente numero di coloro che investono i loro risparmi nei fondi pensione ".
 
Alla luce di quanto emerso qui sopra abbiamo chiesto al vincitore dei PFAwards’16 nella categoria Consulenza previdenziale, ovvero Carlo Galbiati, una valutazione dei dati evidenziati dalla ricerca. Ecco cosa ci ha risposta:
 
"La ricerca sulle intenzione degli asset owners pensionistici ha un aspetto discutibile ed uno molto apprezzabile.

1) NEL PANEL MONDIALE DEGLI INTERVISTATI il 25% dei responsabili lavora all’interno del sistema previdenziale pubblico, questo a mio modestissimo parere corre il rischio di inficiare la bontà delle considerazioni espresse in quanto mi chiedo che tipo di libertà abbia un gestore di questo tipo che deve rispettare leggi e regolamenti senza avere voce in capitolo rispetto ad un gestore privato che potrebbe contribuire a cambiare le proprie procedure di investimento e proporre nuove modalità di approccio con un grado di libertà certamente maggiore
2) Il dato più interessante di tutti è INVECE CHE BEN IL 76% DEGLI ASSET OWNER INTERVISTATI prevede un aumento degli investimenti ESG (Environmental, Socially responsible e Governance) cioè di quelli che tengono conto di fattori etici o socialmente responsabili nella scelta dei titoli investibili. Il dato italiano è ancora più clamoroso perché ben il 91% dei 25 responsabili dei fondi pensione italiani intervistati si dice desideroso di aumentare la componente ESG degli investimenti futuri".
 
 
 
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