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Mentre l'energia atomica costerà sempre di più, il solare continua a scendere e al prezzo di 0,16 dollari a chilowattora è avvenuto il sorpasso.
LO STORICO SORPASSO: Il New York Times ha affermato che oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare, rifacendosi ad uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Facendo un confronto tra i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. Il docente in un suo articolo "Solar and Nuclear Costs: The Hitorical Crossover" afferma che: "Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare". "Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora" (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario ai consumatori di energia e ai cittadini che pagano le tasse.
SOLARE VS. NUCLEARE: Secondo gli studi del professor Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da tre miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti.
EVOLUZIONE FUTURA: I costi dell'energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni. Mentre, al contrario, i nuovi problemi e l'aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari pianificate negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell'Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell'Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati negli ultimi anni e le stime sono costantemente in crescita.
URANIO: Come è ormai noto per l'alimentazione dei reattori delle centrali elettronucleari viene usata come materia prima l'uranio. La richiesta mondiale di uranio è fortemente aumentata dall'inizio del nuovo millennio. Le cause vanno ricercate nella massiccia costruzione di nuovi reattori nucleari (28 cantieri inaugurati tra il 2000 e il 2005, su un totale di 442 reattori esistenti nel 2006; l'AIEA prevede altri 168 nuovi cantieri reattori entro il 2020) e anche nell'accresciuta domanda energetica dei paesi che utilizzano energia nucleare (soprattutto da parte di Cina, India, Corea del Sud, Russia, Giappone e Stati Uniti), che negli ultimi anni è arrivata ad eccedere l'offerta. Per soddisfare la crescente domanda molti paesi consumatori e produttori hanno iniziato ad intaccare le cosiddette fonti secondarie di uranio, ossia le scorte accumulate in deposito nei decenni precedenti. Il risultato di tale accrescimento della domanda ha fatto impennare il prezzo dell'uranio sul mercato mondiale, passando dai 7 dollari a libbra del 2001 al picco di 135 dollari a libbra del 2007. Al 2001 il prezzo dell'uranio incideva per il 5-7% sul totale dei costi riguardanti la produzione di energia nucleare. Secondo dati della WNA, a gennaio 2010, con uranio a 115 dollari al Kg e considerandolo sfruttato da reattori attualmente in funzione, questo incide per circa il 40% sul costo del combustibile, che incide per circa 0,71 centesimi di dollaro sul costo di generazione di ogni chilowattora.
Basteranno questi dati a convincere i Governi ad accantonare i progetti di costruzione di nuove centrali nucleari puntando invece in modo più deciso sulle fonti rinnovabili?
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