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E sembrava di aver visto la luce, invece era solo un neon! Anche quest’ ottava si è conclusa in rosso per i principali listini mondiali, trainati al ribasso soprattutto dall’Europa che vede aggravarsi la crisi per quanto riguarda il debito di alcuni Stati sovrani in primis la Spagna, che rappresenta la quarta potenza a livello continentale. Ero stato un buon profeta nel pronosticare questa turbolenza che doveva per forza interrompere i super rialzi che ci avevavo accompagnato nel corso del 2009. Infatti, secondo il mio punto di vista c’era troppa discrepanza tra economia reale e finanza; ora qualcuno potrà pure contestarmi il fatto di non sapere che la finanza anticipa di circa sei mesi il ciclo economico, ma è come dire ad un bambino ustionato di rimettersi al sole senza protezione! Eppoi, resta sempre il fatto che negli Stati Uniti la crisi è stata subito avvertita come grave, e di conseguenza oggi c’è molta fiducia che l’economia riprenderà a correre come hanno mostrato i dati relativi al Pil, perché nell’agenda dei problemi si è messo al primo posto l’economia mentre in Europa si è pensato al solito scarica-barile e quindi eccoci qui, che ora ci tocca curare il malato in ospedale quando invece sarebbe stato meglio curarlo a casa? Nell’arco delle cinque sedute, hanno chiuso in terreno negativo, Parigi con il suo Cac40 (-4,70%), seguito dall’ indice tedesco il Dax30 (-3,11%) ed infine Londra con il suo Ftse100 (-2,46%). Voglio aprire una parentesi sull’indice spagnolo, l’ Ibex35 (-7,71%) che dall’inizio dell’anno ha lasciato sul parterre circa 15 punti percentuali, causa i rumors che girano circa l’abbassamento del rating da parte di Moody’s e S&P. A livello settoriale non dobbiamo segnalare in denaro nessun settore mentre in lettera segnaliamo il settore bancario (-6,40% il settore che sembra risentire sempre di più appena si manifesta una piccola turbolenza), seguito da quello dei servizi finanziari (-5,12%) ed infine da quello auto (-4,51%). Fra i principali titoli dobbiamo segnalare solo titoli al ribasso e per di più tutti appartenenti al comparto bancario: Credit Agricole (-13,39%), Bbva (-12,99% in rosso a seguito del profit warning lanciato la scorsa settimana) ed Ing (-11,57%).
Piazza Affari chiude la settimana con il quarto ribasso consecutivo settimanale dell’anno dello Ftse/Mib (-4,93%), terminando le contrattazioni a 20815 punti e riaggiornando il minimo annuale. Ancora una volta il nostro indice è stato zavorrato dalle vendite, in quanto come ben sappiamo è esposto in percentuale elevata nel comparto bancario e lo stesso è stato oggetto di elevate vendite nell’arco dell’ultima settimana. Da un punto di vista operativo sarà importante la tenuta dei 20800, in quanto la rottura di tale supporto comporterebbe un aggravio della situazione e il precipitare dell' indice verso i 20000 punti e di li non ci sarebbe via di scampo per i prossimi mesi. Di contro, importante sarà il recupero dei 21000 punti in quanto nel breve si potrebbe assistere ad un cauto ritorno degli investimenti e sperare nel raggiungimento dei 21300 prima e poi 21500 punti. Resto dell' idea che il quadro di breve periodo resta ribassista e l'unica strategia da prediligere al momento è quella short. Fra i titoli maggiori dobbiamo segnalare in denaro solo due titoli, Saipem (+1,20% il rialzo è dovuto alla promozione ricevuta nella giornata di martedì) ed Ansaldo STS (+0,50% si è messo in luce per l’aggiudicazione dell’ennesima commessa nell’Est Europeo che oramai avvicina il titolo al massimo storico), mentre in lettera, invece, troviamo Fiat (-9,69% titolo che sprofonda al ribasso per la questione di Termini Imprese e la diatriba oramai in atto tra l’azienda e lo Sato Italiano), Cir (-8,96%) e Bulgari (-8,74% che continua a soffrire dopo i dati sulle vendite pubblicati la scorsa settimana e in scia a un report diffuso nel corso della settimana da parte di Goldman Sachs in cui è stato ridotto il prezzo obiettivo sul titolo pur confermando la raccomandazione di acquisto).
Durante l’ottava, invece a Wall Street si è avuto un rintracciamento indicativo andando a violare livelli tecnici di rilievo e sporcando sulla parte bassa la linea di trend rialzista che lo ha interessato da marzo 2009. L’S&P500 ha violato al ribasso la media -mobile a 100-giorni nel frattempo risalita a 1.092 punti, per chiudere l’ottava a 1.066 punti. Il quadro tecnico implica che sulla parte bassa bisogna valutare ora la tenuta del minimo intra -settimanale a 1.044,5 punti, per poi seguire la media -mobile a 200-giorni, fluttuante al momento in area 1.019 punti. Sulla parte alta, essendo stata rotta la trendline rialzista, il primo livello di riferimento è quello mobile a 1.091 punti, prospettandosi comunque un quadro grafico costituito da maggiore strutturale lateralità piuttosto che da aspettative di rialzo. Gli indici azionari americani però hanno riflesso motivazioni in parte diverse rispetto a quelle riflesse dai mercati azionari europei, riuscendo finora chiaramente ad outperformare e per di più con il dollaro in rafforzamento. La discesa dell’equity-americano in settimana è sembrata piuttosto figlia del veloce rafforzamento del dollaro, che tende a debilitare la forza dei grossi e numerosi exporters statunitensi in borsa. D’altro canto la percezione eventuale di un maggior rischio sistemico potrebbe finire con l’indurre il comparto dei temi finanziari a non regalare più quella over-performance che aveva regalato fino a questo momento nella fase di rally di Wall Street. In tal senso va osservato il comportamento dell’indice finanzia rio dell’S&P500 attorno alla media -mobile a 200-giorni ancora in piedi ed in tenuta a 183,49 punti. I financials americani non sembrano in grado di sostenere il rialzo delle quotazioni, ma una loro tenuta al di sopra di 183,49 punti, potrebbe indurli quantomeno a muoversi più lateralmente e con meno volatilità di quanto non facciano quelli europei.
Questa settimana è stata ancora all’ insegna della lettera per il Nikkei225 (-1,38%) che ha sfiorato ancora una volta la rottura del supporto posto a 10000 punti (10057,09) che sicuramente sarà infranto questa mattina. A trainare al ribasso l’indice nipponico ci ha pensato il rafforzamento della moneta locale e le difficoltà legate al comparto automobilistico (vedi Toyota che tramite la voce del leader Toyoda ha chiesto pubblicamente scusa a tutti i consumatori) e a quello dei trasporti (il fallimento di Japan Airlines).
Durante la settimana il mercato delle materie prime è stato costretto ad allinearsi verso il basso in scia agli assets rischiosi a seguito di un rialzo dell’ avversione al rischio su tutti i comparti dei mercati finanziari. La risalita dei credit-default-swaps dei debiti governativi e l’ascesa delle temperature sul segmento corporate in termini di rischio ha indotto gli investitori a limare le proprie esposizioni anche sulle commodities. I principali protagonisti della settimana in termini di performance sono stati il gas naturale, la soia e i bovini vivi. Le vendite hanno invece interessato lo zucchero, l’argento ed il nickel.
Al Nymex di New York il primo contratto future sul petrolio WTI ha scambiato nell’intervallo di prezzo 69,50 $ - 78,04 $ per poi chiudere gli scambi a quota 72 $ al barile circa.
Settimana negativa, invece, per il mercato dell’oro il cui primo contratto-future quotato al Comex ha registrato un minimo intra-settimanale a 1.044$/oz, primo punto di alert sulla parte bassa, per poi rimbalzare e chiudere l’ottava a 1.070$/oz.
Il mercato dei cambi, dopo un inizio di ottava all’insegna di rintracciamenti tecnici, che avevano portato molti cross principali sulle resistenze, ha continuato a muoversi nella direzione che caratterizza il price-action dei rapporti valutari ormai da diverse ottave: il movimento di mercato si caratterizza da un lato per la sua consistenza dollarista e dall’altro per la sua repulsione nei confronti della divisa europea, con i fund-managers che su scala internazionale stanno coprendo i rischi di denominazione in euro dei propri portafogli, mediante vendita di divisa europea. Il dollaro d’altro canto ha continuato a tirare dritto per la sua strada, da un lato approfittando del momento difficile della divisa europea e dall’altro forse, ma senza sicurezza alcuna, celando la possibilità che a qualche punto la politica monetaria a stelle e strisce possa produrre una “bias” di natura restrittiva. Infatti, l’eurodollaro, in modo molto tecnico, ha prima scandagliato l’area di resistenza che resta tale in modo statico, a 1,4000- 1,4028, per poi ricadere discendendo fino a 1,3595. Analizzando il price-action dell’euro-sterlina si osserva che durante l’ottava, suddetto cross, pur risultando alquanto fragile con i supporti passanti a 0,8602, ha retto meglio, cercando peraltro più volte di violare la resistenza a 0,8770.
In materia di euro-yen si è assistito al prosieguo del trend discendente, con i supporti a 124,44 violati, per una discesa fino a 121,23. Le resistenze si attestano nella fascia grafica di 123,00-123,30.
Il mercato obbligazionario europeo è stato caratterizzato durante l’ottava dalle fluttuazioni dei sovereign-risks dei paesi periferici e dall’operato della Banca Centrale Europea che ha deciso di lasciare invariato il costo del denaro al livello di 1,00%, dato questo in linea con le stime dei macroeconomisti. I credit-default-swaps relativi ai debiti degli stati hanno accelerato al rialzo in settimana, vivendo un momento difficile. La BCE nel contempo ha dichiarato che il livello attuale dei tassi resta “appropriato”, con le dinamiche dei prezzi che dovrebbero rimanere dimesse. Secondo il parere del governatore il consolidamento fiscale non implica bassa crescita e contribuisce ad alimentare la fiducia. Riforme strutturali in tal senso possono sostenere la crescita. In materia di sistema bancario Trichet ha affermato che le banche hanno attraversato un periodo difficile e che dovrebbero da un lato usare i profitti per rafforzare i bilanci e dall’altro dovrebbero limitare i bonus. In settimana a soffrire oltre ai bonds governativi greci sono stati quelli portoghesi e spagnoli, con qualche piccola ripercussione anche sul fixed-income italiano.
I BTP italiani hanno chiuso l’ottava con i biennali a 1,8 1%, i decennali a 4,07% ed i trentennali a 4,82%. Rialzista il price-action dei bonds tedeschi in flight-to-quality. I tassi a 2 -anni sono caduti all’1,00%, quelli a 10-anni a 3,13% e quelli a 30-anni a 3,82%.
Oltreoceano, invece, il mercato dei titoli di stato ha vissuto una settimana di transizione, passando in secondo piano per via delle turbolenze che hanno interessato i titoli di stato europei periferici. I treasuries stanno producendo movimenti di assestamento, dopo aver conseguito un piccolo recupero nel corso 2010, come reazione al sell-flow di fine 2009. Strategicamente non è cambiato molto però considerato il fatto che i tassi d’interesse a 2-anni viaggiano al di sotto della soglia psicologica di 1,00%, esattamente a 0,80%, in stazionamento laterale ormai da diverso tempo. D’altro canto i tassi a 10-30 anni USA , che in settimana si sono rafforzati in flight-to-quality, hanno in un certo senso subito un deprezzamento nel corso del periodo di credit-crunch, essendo rispettivamente a 3,60% e a 4,55%. La curva dei rendimenti continua a risultare molto inclinata positivamente, sebbene il rischio di un ritorno alla crescita del labor-market induca gli operatori a riflettere. Suddetto rischio è assente in Europa, nell’ambito della quale Trichet ha dichiarato che il tasso di disoccupazione continuerà a salire. La fluttuazione dei bonds americani per ora resta nel complesso poco variata, con i titoli di stato che vengono tutt’ora letti dal mercato come assets per fare flight-to-quality, senza però grossa convinzione in tal senso.
Per suggerimenti e chiarimenti potete scrivere a enzopolimeno@alice.it
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