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 01/02/2010 18:49 REPORT SETTIMANALE SUI MERCATI FINANZIARI
Di Vincenzo Polimeno
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E tutto si ferma. Nell’ ottava appena trascorsa  le borse mondiali hanno accusato un leggero malessere, e le cause vanno riscontrate in una ripresa economica che stenta a decollare e nella stretta creditizia operata da parte delle istituzioni finanziarie cinesi. Inoltre, non dobbiamo dimenticare il malessere che aleggia sui mercati europei complice il timore legato ad alcuni stati sovrani, in primis il debito dello stato greco seguito a ruota da quello spagnolo, portoghese e irlandese. Nell’arco delle  cinque sedute, hanno chiuso in terreno negativo, Londra con il suo Ftse100 (-2,16%), seguito dall’ indice francese il Cac40 (-2,13%) ed infine Francoforte con il suo Dax30 (-1,52%) . A livello settoriale dobbiamo segnalare in denaro il settore dei beni di consumo (+1,84%), seguito da quello del commercio (+1,48%) ed infine quello alimentare (+0,30%) mentre in lettera dobbiamo segnalare il settore delle risorse di base (-4,58%), seguito da quello auto (-2,91%) ed infine da quello dei servizi finanziari (-2,66%). Fra i principali titoli protagonisti assoluti Nokia (+9,98% per una trimestrale superiore al consensus degli analisti), Philips (+7,70% per il risultato finale, superiore alle attese, che è stato favorito dal taglio dei posti di lavoro e dei costi fissi e dal buon andamento dei prodotti per la salute e la cura della persona) e Carrefour (+5,30% in scia agli ottimi dati trimestrali pubblicati nella scorsa settimana) mentre in lettera segnaliamo Volkswagen (-9,02% sui pessimi dati delle immatricolazioni pubblicati in gennaio che hanno visto l’intero settore in affanno ), Bbva (-8,64% in rosso per il profit warning annunciato dopo la pubblicazione dei dati trimestrali che hanno visto l’istituto iberico in netta perdita per quanto riguarda gli utili) e Deutsche Borse (-6,58%).


Piazza Affari chiude la settimana con il terzo ribasso consecutivo settimanale dell’anno dello Ftse/Mib (-2,98%), terminando le contrattazioni a 21896 punti e toccando il minimo annuale. Ancora una volta è stata una settimana pesante anche per il nostro indice che oramai si avvia a toccare i minimi che non si vedevano dallo scorso novembre (21400 punti). La tendenza è oramai ribassista e la rottura del supporto a 21400 punti decreterebbe il raggiungimento dei 20800 punti e da li potrebbero poi ripartire gli acquisti. Di contro, solo con il ritorno a 22000 prima e poi 22500 punti si potrebbe cominciare a parlare di pericolo scampato e tentare di riconquistare quota 23000 punti, anche se al momento tutto ciò mi sembra davvero improbabile. Fra i titoli maggiori dobbiamo segnalare in denaro Telecom (+4,33% il rialzo è dovuto alle riccorenti voci che vorrebbero come prossimo il matrimonio con Telefonica), Ansaldo STS (+3,30% si è messo in luce per la promozione da parte di Exane ma dall’altra parte tale entusiasmo è stato placato per una trimestrale al di sotto delle attese), e Prysmian (+1,46% rialzo dovuto alla promozione da parte di Nomura) mentre in lettera, invece, troviamo Banco Popolare (-9,70% appena il settore entra in affanno il titolo entra in coma e lo stesso ha raggiunto quotazione che non si vedevano dallo scorso aprile), Fiat (-7,73% titolo che ha risentito dei pessimi dati pubblicati in gennaio tanto che la stessa Fiat ha annunciato una cig per tutti gli stabilimenti italiani e per lo strascico della polemica tra Marchionne e il governo italiano) e Mondaddori (-7,11% il titolo ha intrapreso la strade del ribasso continuo  e sembra pagare la non chiara situazione legata all’intero settore).


Durante la settimana il mercato azionario americano si è mosso violando al ribasso il supporto nevralgico identificato con la media-mobile a 100-giorni, nel frattempo innalzatasi a 1.089 punti, in un frangente in cui la forza del dollaro impatta ed in cui a scandire la debolezza sui mercati azionari globali ha continuato ad essere la crisi-greca, e più in generale il quadro istituzionale confuso della Euro - Zone in materia di gestione delle situazioni critiche. A-latere degli avvenimenti europei si pongono peraltro le manovre monetarie restrittive della Cina e dell’India. D’altro canto non vanno messi da parte i newsflow relativi alle esigenze di mutamenti strutturali operativi relativi ai sistemi-bancari occidentali, alla luce anche di quanto accaduto a riguardo in UK in settimana. Di fatto materialmente l’idea di profit -taking deciso a Wall Street era partita con la dichiarazione di Obama di intervento legislativo in materia di sistema-bancario, a cui il mercato ha risposto innescando le vendite sul settore dei consumer-financials , con il settore dei titoli finanziari forse non più favorito rispetto agli altri come un tempo, in attesa di capire come gli eventi politici si susseguiranno su questo fronte. A prescindere dal fatto che gli EPS dell’S&P500 dopo 222 trimestrali abbiano messo a segno un balzo di +203% y/y, si dovrebbe essere dell’idea che questo balzo di redditività frutto anche dell’effetto raffronto, serva a stabilizzare relativamente ai fondamentali i titoli in borsa, giustificandone ex-post almeno parte del recupero ottenuto. Le sorti di Wall Street, dopo la duratura corsa rialzista, dipendono però da considerazioni di carattere tecnico-grafico e da considerazioni di carattere macro-politico, fino al dato dei non-farm-payrolls che potrebbe mostrarsi propositivo in chiave ciclica e supportivo dell’equity-market USA. In chiave tecnica i punti salienti sulla parte bassa sono posti a 1.020-1.030 punti, per poi valutare la media-mobile a 200-giorni a 1.013 punti. Sulla parte alta bisogna valutare il livello psicologico di 1.100 punti ed il top disegnato a 1.150 punti.


Questa settimana è stata ancora all’ insegna della lettera per il Nikkei225 (-3,71%) che ha sfiorato la rottura del supporto posto a 10000 punti (10198,04) complice il rafforzamento della moneta che ha procurato l’emorragia dei settori legati all’export e della stretta creditizia messa in atto dalle autorità cinesi. Fra i titoli, in particolare, dobbiamo segnalare il tonfo di Toyota (-13,93% per il difetto legato alla costruzione delle autovetture e per lo stop alle vendite negli States).

Le prime misure adottate dalle autorità cinesi per rallentare la crescita economica del Paese con le banche che hanno avviato una stretta sui nuovi crediti hanno finito per lasciare il segno. I timori circa un conseguente rallentamento della domanda di materie prime da parte del gigante asiatico hanno spinto verso il basso il mercato delle materie prime. Il mercato è preoccupato del fatto che la politica monetaria più restrittiva nel secondo maggiore Paese consumatore di petrolio e non solo possa ostacolare non poco la ripresa economica mondiale. La prospettiva di rallentamento della crescita in Cina ha aumentato l’avversione al rischio e spinto gli investitori a comprare il dollaro, visto come un rifugio sicuro. Le vendite hanno invece interessato maggiormente i mercati del caffè, del cacao, dell’alluminio, del rame e del gas naturale. Nel corso dell’ultima ottava il petrolio si è mosso nell’intervallo di prezzo 72,43 $ (livello minimo delle ultime cinque settimane) – 75,42 $ per poi attestarsi nel finale a quota 72,89 dollari al barile, in calo di oltre 1,5 dollari.

Settimana laterale ribassista per il mercato dell’oro il cui primo contratto -future quotato al Comex ha registrato una chiusura in area 1.083,00 $/oz, in calo di sette dollari.




Sul mercato dei cambi, alle dichiarazioni di Strauss-Kahn, hanno fatto seguito in settimana le dichiarazioni dell’influente teorico Nouriel Roubini, il quale si è dichiarato pessimista circa il futuro della Unione Monetaria Europea, alimentando gli scetticismi nei confronti della divisa europea, indebolitasi contro tutte le valute principali. Roubini ha affermato che la Spagna possa rappresentare un pericolo alla stabilità della Euro- Area, dichiarando che se la Grecia possa costituire un problema per la Euro-Zone, la Spagna lo sarebbe ancora di più rappresentando essa la quarta nazione per grandezza economica dell’Europa occidentalizzata.

L’euro-dollaro si è mosso verso il basso andando a testare il primo supporto in area 1,4000-1,4028, prendendo gli stop -loss al di sotto di tale area fino a 1,3853, per poi chiudere sul downside in modo abbastanza pesante. Le prime resistenze potrebbero passare a ridosso del livello statico di 1,4000-1,4028. Sulla parte bassa è difficile invece andare ad individuare punti tecnici limitrofi all’area di fluttuazione. Un punto tecnico che i cambisti potrebbero andare a valutare sulla parte bassa, potrebbe essere il valore di Fibonacci a 1,3484, che rappresenterebbe un ritracciamneto al livello del 38,2% del range recentemente disegnato a 1,2458-1,5145. L’euro è riuscito a tenere relativamente soltanto contro sterlina, deprezzandosi contro yen. L’euro-sterlina si è spinto verso il basso fino a 0,8603, avendo come zona di supporto quella posta a 0,8401-0,8440. Sulla parte alta si dovrebbe guardare alla trendline discendente. L’euro-yen ha disegnato un minimo a 124,4 4, per chiudere a 125,40.




Il newsflow greco ha continuato a tenere sotto pressione il mercato obbligazionario europeo.

La settimana obbligazionaria nel Vecchio Continente è scivolata via nel segno di una reiterata debolezza della moneta unica europea nei confronti del dollaro (minimo intra-week di 1,3 862), del terzo calo di fila su base settimanale delle quotazioni del petrolio WTI questa volta poco sotto la soglia dei 73 dollari al barile, della continua discesa del tasso EURIBOR a 3-mesi (0,6650%) e dell’allargamento degli spreads sul mercato dei CDS (crossover EUROPA 5-anni a 456 basis points, in rialzo di sei).

Il contratto-future sul decennale europeo si è mosso nell’intervallo di prezzo 122,81 – 123,70 per poi archiviare l’ottava a quota 123,38 punti, in rialzo di 23 centesimi. La curva dei rendimenti in Germania ha registrato un movimento di flattening: il 2-anni (1,12%) ha guadagnato 1 bps, il 5-anni (2,28%) ha perso 2 bps, il 10-anni (3,20%) 2 bps e il 30-anni (3,93%) 8 bps. Dal punto di vista grafico il rendimento del decennale tedesco ha continuato a muoversi sotto le tre principali medie mobili (50,100 e 200 giorni). Lo spread di tasso tra il titolo decennale greco e quello tedesco si è ampliato ulteriormente, passando da 304 a 365 punti così come quello ITA-GER da 86

a 92 punti.

Oltreoceano, in settimana la Federal Reserve ha lasciato invariato il livello dei FED-fund-rates a 0,25%, non apportando nessun cambiamento in materia di politica monetaria convenzionale. La Federal Reserve ha annunciato però che entro marzo terminerà l’acquisto di 1,25 trillioni di dollari di mortgage-backed-securities, ovverosia la carta con la cui emissione sono stati finanziati i mutui americani, prevalentemente mediante le agenzie governative di Fannie Mae e Freddie Mac. Già in precedenza a fine 2009 la FED aveva terminato l’acquisto di 300 miliardi di dollari di titoli di stato. I rendimenti si sono mossi poco, con i tassi a 2 -anni a 0,84%, quelli a 10-anni a 3,60% e quelli a 30-anni a 4,50%.




Per suggerimenti e chiarimenti potete scrivere a  enzopolimeno@alice.it




 

 Vincenzo Polimeno
 
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