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25/01/2010 21:54 Report sui mercati finanziari
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Di Vincenzo Polimeno
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Obama abbatte le borse….e non solo. Nell’ottava appena conclusa ci sono stati una miriade di fattori che hanno abbattuto i listini mondiali azzerando i guadagni che si erano prodotti da inizio anno. Il fattore principe che ha favorito tale debacle è da ricercare nella proposta del presidente USA Barack Obama di tassare le banche e di vincolare le loro strategie di investimento, ossia il ripristino del Glass-Steagall Act, entrato in vigore dopo la Grande Depressione del 1929 e che proibiva alle banche commerciali, o a società da queste controllate, di sottoscrivere, detenere, vendere o comprare titoli emessi da imprese private; il secondo fattore è da ricercare nella ormai prossima politica restrittiva da parte delle autorità cinesi per evitare il crearsi di una bolla speculativa nel ramo immobiliare ed in ultimo la stagione delle trimestrali in chiaroscuro. Ma il malessere delle borse ha anche altre cause. La prima che mi viene in mente è che la ripresa economica si profila meno forte del previsto, come suggeriscono negli Usa i conosciuti sussidi di disoccupazione, lo stallo del mercato immobiliare e l’arretramento del settore manifatturiero e poi la seconda che gli investitori hanno maturato la consapevolezza di aver forzato troppo i mercati finanziari. Nell’arco delle cinque sedute, hanno chiuso in terreno negativo Parigi con il Cac40 (-3,38%), Francoforte con il suo DAX30 (-3,07%) ed infine Londra con il suo FTSE100 (-2,79%). A livello settoriale dobbiamo segnalare in denaro il settore alimentare (+1,44%), seguito da quello del turismo (+1,38%) ed infine quello della salute (+1,37%) mentre in lettera dobbiamo segnalare il settore bancario (-6,27% per le vicende legate alle dichiarazioni di Obama ma anche per le trimestrali in chiaroscuro provenienti da Oltreoceano), seguito dal settore delle risorse di base (-6,07% che ha subito una brusca frenata appena il quadro è diventato grigio) ed infine da quello automobilistico (-5,65%). Fra i principali titoli in denaro dobbiamo segnalare solo Munchener (+1,01% ) mentre in lettera segnaliamo Societe Generale (-12,50%), Ing (-8,14%) ed Alstom (-8,13%).
Piazza Affari chiude la settimana con il secondo ribasso consecutivo dello Ftse/Mib (-3,87%), terminando le contrattazioni a 22576 punti. La chiusura settimanale al di sotto del supporto dei 22600 punti ha invertito del tutto il trend rialzista che era in atto. La prossima settimana sarà decisiva ma una chiusura al di sotto dei 22300 punti porterà il nostro indice a testare il supporto a 22000 punti e poi giù di li ai 21500 punti. Di contro solo con il ritorno ai 23000 punti potrebbe decretare il ritorno agli acquisti ma ciò al momento mi sembra alquanto improbabile. Fra i titoli maggiori dobbiamo segnalare in denaro Lottomatica (+2,70% il rialzo è dovuto ai rumors che si sono abbattuti sul titolo nella giornata di mercoledi), Telecom (+2,56% rialzo dovuto ai continui rumors circa i movimenti che Telefonica starebbe operano sul titolo per probabili future nozze), e Geox (+2,16% per un buy incassato da una prestigiosa casa d’investimento) mentre in lettera, invece, troviamo Bpm (-12,24% al mercato non è proprio piaciuto il piano industriale che sembra lontano anni luce da quello che l’istituto meneghino potrà raggiungere nel prossimo futuro), Cir (-8,44% titolo interessato dalle prese di beneficio dopo aver toccato i massimi nel corso delle scorse ottave) ed Italcementi (-7,44% bersagliato da un doppio downgrade).
Il mercato azionario americano in settimana, dopo una tenuta laterale sui massimi, ha arretrato muovendosi verso il basso sulla scia delle parole del presidente degli Stati Uniti Obama. L’S&P500, dopo aver rivisto il massimo del trend rialzista nuovamente a 1.150 punti per la terza volta, è ricaduto verso il basso, andando a violare il primo supporto identificato in area 1.114 punti. Obama nel finale d’ottava ha dichiarato che “sebbene il sistema finanziario sia più forte oggi di quanto non lo fosse un anno addietro, esso sta operando sotto le stesse ed identiche regole che lo hanno portato al collasso”. “La mia decisione di riformare il sistema si rafforza quando constato un ritorno alle vecchie pratiche nella maggior parte delle aziende finanziarie; e quando prendo atto del record di profitti presso molte delle imprese che dicono di essere impossibilitate a prestare denaro alle piccole imprese, o di non poter abbassare i costi delle carte di credito, o di non poter finanziare i contribuenti in difficoltà, allora penso che una riforma sia necessaria”, ha aggiunto il presidente degli Stati Uniti. Questo flusso di notizie ha avuto come prima reazione quella di rispedire verso il basso quello che è il settore nevralgico di Wall Street: il comparto finanziario. Nel frattempo le trimestrali relative al quarto trimestre del 2009 hanno continuato ad essere pubblicate, mostrando una sufficente forza.
Dopo il discorso di Obama a questo punto la fluttuazione dei titoli finanziari ritorna sotto i riflettori, almeno fino a quando le autorità americane non avranno definito la propria azione in materia di sistema-bancario. Nel frattempo anche a Wall Street si guarda al divenire della crisi greca e alle possibili mosse restrittive che potrebbero registrarsi in Cina, nazione il cui PIL ha segnato +10,7% y/y nel quarto trimestre del 2009. Si attendono inoltre le parole della FED in materia di politica monetaria.
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In questa settimana la voce della politica restrittiva che prossimamente metterà in atto il governo cinese e il recupero del biglietto verde sul mercato valutario nei confronti della moneta unica europea, messa sotto pressione dalla situazione dei conti pubblici della Grecia, ha messo in affanno il mercato delle materie prime. Chi investe in tale mercato è consapevole di scommettere su uno scenario di ripresa dell’attività economica a livello mondiale, magari meno sostenuta dalle misure eccezionali messe in campo dalle banche centrali e dai governi in tempi non sospetti per combattere la crisi, e avente come principale volano la Chindia.
I principali protagonisti della settimana sono stati in ordine di performance il succo d’arancia (+5,24%), lo zucchero (+4,20%), il gas naturale (+2,25%) e il cacao (+0,74%). Le vendite hanno invece interessato i metalli preziosi, il petrolio e i suoi derivati. Nel corso dell’ultima ottava il mercato del petrolio è stato interessato dalla consueta operazione mensile di rollover del primo contratto-future. Il barile si è mosso nell’intervallo di prezzo 74,01 $ (livello minimo dell’ultimo mese) – 79,15 $ per poi attestarsi nel finale a quota 74,54 dollari al barile, in calo
di 3,5 dollari.
Settimana laterale-ribassista per il mercato del rame (-0,49%) dopo il massimo relativo di 7.688 $ per tonnellata metrica registrato lo scorso 12 gennaio. Secondo gli analisti di Credit Suisse le quotazioni potrebbero raggiungere entro il 2011 la soglia dei diecimila dollari per tonnellata metrica in virtù di un sorpasso sul mercato della domanda nei confronti dell’offerta.
La settimana dei metalli preziosi si è rivelata cedente, in particolar modo quella dell’argento (-8,11%). Il platino e il palladio hanno beneficiato per una buona parte della settimana dell’innalzamento dei rispettivi target price per il 2010 da parte di Bank of America-Merrill Lynch e di ING sulle aspettative di un incremento della domanda industriale e di quella da investimento. Il primo contratto-future sull’ oro quotato al Comex ha registrato una chiusura in area 1.089,70 dollari l’oncia troy, in calo di circa quaranta dollari.
Sul mercato obbligazionario europeo, il piano di rientro del deficit ellenico dovrà guadagnarsi la fiducia dei mercati, alquanto scettici dopo che la Commissione UE ha certificato l’esistenza di gravi irregolarità nei rendiconti finanziari del precedente esecutivo greco. Gli operatori parlano di un deficit di credibilità che grava su qualsiasi ipotesi di riforma della Grecia. Di riflesso la moneta unica europea sul mercato valutario contro dollaro è scivolata ai minimi degli ultimi cinque mesi.
Gli economisti hanno azzerato quasi del tutto le probabilità di poter assistere nel 2010 ad un rialzo dei tassi. Mentre prima la maggioranza si attendeva un ritocco verso la metà dell’ anno, ora quasi tutti si aspettano un nulla di fatto in termini di politica monetaria.
La settimana è scivolata via nel segno di un ripiegamento del prezzo del petrolio WTI a 74,54 dollari al barile, di una reiterata discesa sul mercato interbancario del tasso EURIBOR a 3-mesi (0,6700%), dell’arretramento dell’euro nei confronti del dollaro fino a un minimo di 1,4029 e della risalita degli spreads sul mercato dei CDS.
Il contratto-future sul decennale europeo si è mosso nell’intervallo di prezzo 122,29 – 123,49 per poi archiviare l’ottava a quota 123,15 punti, in rialzo di oltre mezza figura. Graficamente le quotazioni hanno come resistenza una trendline ascendente passante in prossimità dei 125,20 punti e come supporto una trendline orizzontale passante in prossimità dei 122,85 punti. La curva dei rendimenti in Germania ha ripiegato verso il basso: il 2-anni (1,11%) ha perso 2 bps, il 5-anni (2,29%) 7 bps, il 10-anni (3,22%) 5 bps e il 30-anni (4,01%) 2 bps. Dal punto di vista grafico il rendimento del decennale tedesco ha finito per scivolare sotto le tre più importanti medie mobili (50,100 e 200 giorni). Lo spread di tasso tra il Bund e quello delle aree periferiche si è ampliato: ITA/GER da 81 a 86 punti e GRE/GER da 274 a 304 punti.
Il mercato obbligazionario americano ha vissuto la settimana rafforzandosi senza cadere però sotto i riflettori degli addetti ai lavori impegnati a valutare e a reagire alle escursioni veloci delle quotazioni relative al debito governativo greco. I tassi d’interesse a 2-anni si sono contratti a 0,82% così come anche i tassi a 10-anni a 3,61% ed i tassi 30-anni a 4,54%. Ben più volatili sono risultate le oscillazioni dei titoli di stato greci, con i tassi a 2-anni della Grecia volati fino anche a 4,55%, chiudendo l’ottava a +85 basis points rispetto ai tassi trentennali tedeschi. I treasuries hanno tenuto con il mercato che peraltro ha comprato dollari in modo consistente, facendo rafforzare la divisa americana contro euro. Non che la divisa americana abbia le carte in regola in valore assoluto per definirsi solida e sicura, almeno fino a quando i Twin-Deficits USA non saranno risanati anche in parte. La crisi greca per ora sta dimostrando che la Euro -Zone non sia più immune dalle problematiche e dagli strascichi di credit-crunch di quanto non lo siano gli Stati Uniti, riequilibrando l’ago della bilancia dalla parte del dollaro.
La Federal Reserve si riunirà in data 27 gennaio, potendo sulla carta, stando alle stime degli economisti, lasciare il costo del denaro a 0,25%. Per ora la banca centrale americana dovrebbe rimanere ferma in materia di tassi d’interesse: la maggior parte degli economisti ritiene che il Fed Fund Rate principale non sarà variato potenzialmente in tutto il primo quarto. Affinchè si possano ritoccare in alto i tassi bisognerebbe riscontrare una ripresa duratura del labor-market, che finora ha dato qualche segnale di lateralizzazione sui bassifondi, con il tasso di disoccupazione che fluttua al 10,0%.
Sul mercato dei cambi a segnare in settimana il price-action dei cambi principali è stata la crisi greca e nel finale le dichiarazioni di Obama in materia di sistema bancario americano.
L’euro-dollaro dal canto ha violato la media-mobile a 200-giorni, oggi a 1,4313, rottura poi seguita dagli stop-loss, con il cambio che ha disegnato un minimo a 1,4028. In caso di superamento della soglia di 1,4000, un punto tecnico che i cambisti potrebbero andare a valutare sulla parte bassa, in cui ora è difficile identificare supporti, potrebbe essere il valore di Fibonacci a 1,3484, che rappresenterebbe un ritracciamento al livello del 38,2% del range recentemente disegnato a 1,2458-1,5145.Sulla parte alta le resistenze si attestano a 1,4313. La crisi greca se da un punto di vista quantitativo non sembrerebbe difficilmente risolvibile, da un punto di vista qualitativo appare molto problematica per l’euro.
In settimana l‘euro ha sofferto anche contro la sterlina: rotta la media-mobile a 200-giorni a 0,8846, sono scattati gli stop-loss che hanno spinto l’euro-sterlina fino a 0,8 651 . Un punto di riferimento sulla parte bassa si colloca a 0,8401, mentre sulla parte alta si guarda la soglia di 0,8846, con l’RSI a 14-giorni che è al 38%. I traders sull’euro-sterlina stanno provando a innescare la violazione della trendline ascendente di lungo-termine che sarà valutata nei prossimi giorni. L’euro ha sofferto anche contro lo yen, svalutandosi fino a 126,56. Il trend dell’euro-yen da quasi un anno esprime assoluta lateralità. Tuttavia la violazione dei supporti a 126,56- 126,91 farebbe scattare gli stop-loss.
Per suggerimenti e chiarimenti potete scrivere a enzopolimeno@alice.it
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| Vincenzo Polimeno |
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